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Verdi Puglia: airgun e trivellazioni, un crimine non punibile, contro le risorse naturali e l’attivita’ turistica pugliese

Oggi nel mare italiano, sono presenti 105 piattaforme e ai 366 pozzi attivi

Contro la petrolizzazione dell’Adriatico, prende una ferma posizione anche la Federazione dei Verdi della Puglia, di cui riceviamo e pubblichiamo il comunicato seguente.

“Come avviene ormai da anni, il fondale marino delle acque che bagnano la costa pugliese è oggetto d’interesse delle multinazionali del petrolio, ma anche il Tavoliere (delle Puglie n.d.r.) corre il rischio di essere svenduto dalle logiche governative che hanno già dato le autorizzazioni in barba alle osservazioni presentate dai territori.

Nel mese di maggio, in piena campagna elettorale, avevamo portato all’attenzione il problema di ben sette richieste di ricerca idrocarburi solo nel Tavoliere. Nello stesso documento allertavamo sul problema delle trivellazioni in mare e del rischio che possano essere utilizzate tecniche invasive come gli airgun. Si tratta di una tecnologia che utilizza aria compressa per cercare gas e petrolio in mare: spari fortissimi e continui di aria compressa, ogni cinque o dieci minuti, che mandano onde riflesse da cui vengono poi estrapolati i dati sulla composizione del sottosuolo.

Questa tecnica può creare danni immediati per la fauna marina poiché può causare la perdita dell’udito o dell’orientamento nei cetacei. Il gas trovato nei loro vasi sanguigni si può spiegare infatti con una riemersione troppo rapida che causa un’embolia, come già avvenuto sulle coste italiane. Anche nelle tartarughe marine sono stati osservati cambiamenti comportamentali, tendenza ad allontanarsi dal sito oggetto delle indagini geosismiche e danni temporanei o permanenti all’apparato uditivo.

Ricordiamo inoltre che, una volta trovati gli idrocarburi, si passa all’estrazione senza necessità di ulteriori istanze. Quindi si aggiungeranno i danni al settore turistico e balneare oltre ai rischi prevedibili per i siti archeologici costieri e quelli sommersi, in relazione all’attività estrattiva, oltretutto, in un’area a rischio sismico relativamente elevato (INGV, 2006).

Avremmo potuto evitare questo scempio con la nuova legge sugli ecoreati, votata da maggioranza e opposizione in tutta fretta. Le buone intenzioni c’erano, ma si sa che la gatta frettolosa fa i figli ciechi. Se la legge ecoreati considerasse reato l’uso di airgun, nessuna autorizzazione in merito sarebbe stata rilasciata e oggi non dovremmo scendere in piazza, non dovremmo implorare il vecchio e il nuovo governatore di agire tempestivamente, non dovremmo amaramente riconoscere che si tratta di un favore alle compagnie che vogliono estrarre idrocarburi pagando royalties tra le più basse al mondo e creando pochissimi posti di lavoro.

Ma hanno cercato e cercano ancora di convincerci che non si poteva aspettare, che bisognava votare al più presto una legge chiaramente incompleta. Ma non possiamo dimenticare che la concausa di questo disastro annunciato è nel decreto Sblocca Italia del governo Renzi, votato da PD e centro destra, il quale oltre a limitare l’autonomia dei territori mettendo mano all’art. 118 della costituzione, prevede che per “valorizzare i non trascurabili giacimenti di idrocarburi presenti sul territorio nazionale” vengano sbloccati investimenti, ipotizzabili in 15miliardi di euro, e vengono semplificate le procedure di rilascio dei titoli minerari, in linea con la “Strategia energetica nazionale”, a dispetto delle rinnovabili.

Come già denunciato negli scorsi anni e mesi, spuntano continuamente richieste di autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi e alle trivelle in mare e per terra, che si andrebbero ad aggiungere alle 105 piattaforme e ai 366 pozzi attivi oggi nell’offshore italiano. Oggi, dopo l’esito positivo per la procedura di VIA da parte del ministero dell’Ambiente per 11 progetti, di cui 9 in Puglia, il governatore uscente Nichi Vendola comunica che impugnerà il permesso concesso a largo della costa pugliese e il neo eletto presidente della Regione Puglia Michele Emiliano gli dà piena adesione, mentre Francesco Paolo Sisto, il parlamentare di FI presenta un’interpellanza al governo.

Si parla molto del mare a sud di Bari, ma in realtà tutte le acque del nord barese, del Gargano e del Salento saranno interessate dalle ricerche. Allo stesso modo ci aspettiamo che venga impugnato anche il permesso ‘d 79 F.R.-EN’ concesso nell’area ubicata nel Golfo di Taranto ad una distanza minima dalla costa pari a 35 km da Gallipoli, meta turistica di eccellenza per la stagione estiva. Inoltre l’area ha grande importanza per la riproduzione di specie fondamentali per l’economia ittica di una vasta area della costa ionica e di tutto il Salento. Ma è anche nursery di delfini, come documentato dalla Jonian Dolphin Conservation.

Studi scientifici evidenziano una diminuzione delle catture di pescato fino al 50% in un’area ampia fino a 2000 m2 dove è stato utilizzato l’airgun. Inoltre sarebbe irreparabile il danno che subirebbe l’intero golfo se si verificasse un incidente e la fuoriuscita di petrolio, come si è già molte volte purtroppo verificato in varie parti del mondo, essendo un mare semichiuso, all’interno di un altro bacino semichiuso, il mar Mediterraneo, caratterizzato da forte evaporazione e un ridotto apporto di acque dolci fluviali.

Dobbiamo dunque sperare in Emiliano? Vogliamo evidenziare che il ricorso al TAR va fatto entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e al Capo dello Stato entro 120. E il decreto del ministero capita (casualmente) proprio nel periodo in cui la Puglia non ha neanche ancora insediato il nuovo Consiglio Regionale. Vorremmo, ma non riusciamo a sorvolare sul fatto che sia il segretario regionale dello stesso PD che voluto lo Sblocca Italia.

Un quotidiano riportava le sue parole: “prenderemo posizioni autonome rispetto al governo su Tap e trivelle, anche se nel quadro della lealtà istituzionale e con il dovuto garbo”. Preferiremmo posizioni più coraggiose dal nuovo governatore, poiché il danno che ci sarà a carico dell’ecosistema, dei siti archeologici costieri pugliesi, dell’economia legata all’accoglienza turistica, non avverrà con garbo e i cittadini, così come i cetacei che popolano le nostre acque, se ne infischiano della lealtà istituzionale con la quale può dirsi all’occorrenza libero dal PD senza mai liberarsi davvero!.

Simona Internò e Maurizio Parisi – Commissari della Federazione dei Verdi di Puglia

Federazione dei Verdi di Puglia

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