Verde pubblico, il Comune ignora la Consulta Ambiente

parco urbano

Ad un incontro organizzato dal Comune sul verde pubblico la Consulta dell’ Ambiente non è stata invitata, malgrado il suo pluriennale impegno per dare a Bari un patrimonio ambientale degno di una città europea

Ci risiamo. Ancora una volta la Consulta all’ Ambiente del Comune di Bari viene ignorata proprio da quegli organi istituzionali di cui fa parte e ancora una volta esclusa dai processi partecipativi che più volte l’hanno vista protagonista attiva. E la cosa che lascia più sconcertati è che questo modo di fare si è concretizzato pochi giorni fa a proposito di una questione – quella del verde urbano – su cui la Consulta da anni sta portando avanti una linea precisa. Tutto parte da un incontro organizzato dall’assessorato ai lavori pubblici dedicato al verde urbano e in programma per il 30 gennaio.  Ma andiamo per ordine e ricostruiamo cosa è successo in questi ultimi mesi.

La Consulta e il problema del verde a Bari

La Pineta di San Francesco a Bari
La Pineta di San Francesco a Bari

Lo scorso 23 gennaio l’assessorato all’Ambiente ha convocato per la prima volta dopo le elezioni comunali del 28 maggio 2019 – cioè dopo ben otto mesi – la Consulta dell’Ambiente per eleggere il nuovo presidente, la prof.ssa Antonella Calderazzi, che ha raccolto il testimone dalla precedente presidente dott.ssa Elda Perlino. Da precisare che la Consulta è un organo istituzionale dell’assessorato di cui sopra, una sua costola, per cui la sua riconvocazione e la elezione del nuovo presidente erano necessarie per riavviare i lavori.

In questi mesi, intanto, la Consulta ha risposto a un avviso del Comune che chiedeva alle associazioni di indicare argomenti di interesse pubblico su cui avviare una discussione tra amministrazione comunale, associazioni e cittadini; e ha proposto tra i vari argomenti proprio quello del verde pubblico, su cui da anni aveva avviato un dibattito tra le varie associazioni (una cinquantina) che riunisce, e il cui frutto è stato la proposta di Regolamento del Verde urbano. In questa proposta di Regolamento (forte anche dei numerosi studi scientifici prodotti e del confronto con altre realtà urbane erano già attivi analoghi regolamenti) la questione del verde è stata affrontata con attenzione in chiave sistemica e non approssimativa e in un’ottica da affrontare le questioni inerenti alla salute della città non in chiave riparativa ma propositiva.

Un Regolamento mai preso minimamente in considerazione dal Comune – e in particolare dall’assessorato ai LL.PP., che ha in carico la cura del verde, e ancor più in particolare dalla ripartizione giardini, afferente all’assessorato in questione -, anzi sostituito da un nuovo Regolamento che ha fatto carta straccia del pluriennale lavoro di esperti, accademici, cittadinanza attiva.  Un regolamento peraltro, non ancora approvato.

L’incontro della discordia

Arriviamo a questi ultimi giorni. Il Comune di Bari annuncia una riunione da tenersi il 30 gennaio presso l‘Urban center, ribattezzato “casa della partecipazione dei cittadini” e dedicato alla questione del verde, il tutto all’interno di un progetto della Regione Puglia dedicato a consolidare i processi partecipativi. Nell’annuncio della riunione  si sottolinea  che “i cittadini e le associazioni, nel corso del confronto pubblico, hanno manifestato un grande e prevalente interesse per la discussione di tematiche inerenti il patrimonio verde e i giardini storici di Bari, l’ecologia urbana, le infrastrutture verdi e i servizi ecosistemici”, per cui “il responsabile dell’Urban Center, l’arch. Anna Vella, perseguendo l’obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare l’opinione pubblica verso il patrimonio ambientale e paesaggistico del territorio e divulgare informazioni inerenti le trasformazioni urbane, ha programmato un ciclo di conferenze con la partecipazione di esperti e professionisti del settore”.

Dunque un incontro con cittadini, associazioni, rappresentanti del Comune (tecnici e amministratori) sul verde. Cui partecipano l’assessore ai LL.PP. Giuseppe Galasso, i responsabili del Settore Giardini Traversa, Medicamento, Lisi Cervone, la storica dell’arte Michela Tocci. Tutti convocati per parlare del ruolo del verde, dei suoi benefici, deli aspetti normativi, dei giardini storici.

Peccato che nessuno si sia ricordato di convocare tra i relatori un rappresentante della Consulta dell’ Ambiente che, ricordiamolo, fa parte dell’Amministrazione comunale (sia pure a titolo consultivo), ha lavorato per la redazione del Regolamento del verde (che probabilmente non sarà piaciuto a qualcuno perché troppo cogente nelle linee da seguire per la tutela e incremento del verde pubblico) e soprattutto aveva ricevuto l’ok per tenere degli incontri proprio sul verde e proprio all’Urban center, la cosiddetta casa della partecipazione. Perché ci si è dimenticati della Consulta?

Una riposta che non convince

La funzionaria responsabile dell’Urban center, dopo che la presidente della Consulta Calderazzi ha chiesto spiegazioni in merito a questa strana dimenticanza, ha risposto che l’incontro del 30 gennaio sarebbe stato solo il primo (come d’altronde precisato), di una serie di incontri sul tema e sarebbe servito solo a informare i cittadini che avevano espressamente chiesto (prima che la Consulta si facesse avanti per parlare ai baresi degli  stessi argomenti)  chiarimenti su questioni come la consistenza del patrimonio “verde” a Bari. La Consulta (quindi le associazioni che ne fanno parte, quindi i cittadini che di quelle associazioni fanno parte) non crede molto a questa risposta. Per cui con un durissimo documento, ha fatto la scelta di non partecipare all’incontro e di marcare con nettezza la distanza da questa prassi che viene da Palazzo di Città.

Il documento della Consulta Ambiente

Noi della Consulta all’Ambiente facciamo gran fatica a tentare di comprendere come, nell’ambito del processo partecipativo tra cittadini, associazioni e Pubblica Amministrazione, presso la Casa della Partecipazione, le istituzioni governative tornino a parlare di “sensibilizzare” e “responsabilizzare” l’opinione pubblica verso il patrimonio ambientale e paesaggistico del territorio. Fatica perché sono anni che la Consulta all’Ambiente è in prima linea nella battaglia della difesa dell’ambiente, della tutela e salvaguardia del territorio metropolitano e attende, sempre da anni, risposte concrete alle continue richieste di interventi sul patrimonio comune, lamentando i continui ritardi e rinvii degli amministratori delegati. Fatica perché una Amministrazione comunale non può – e non deve, soprattutto – pensare di trincerarsi dietro “incontri” (spudoratamente tardivi) e “cicli di conferenze” con i cittadini e le associazioni di categoria per giustificare i mancati interventi, gli atavici ritardi e i reiterati rinvii sulle opere da farsi GIÀ ampiamente condivise e approvate negli innumerevoli incontri voluti e concretizzati dalla Consulta all’ambiente alla presenza dei rappresentanti delle locali istituzioni di governo. Fatica a comprendere perché non si dia attuazione a quanto GIA’ proposto e approvato nei passati incontri pubblici (Regolamento del verde pubblico, consumo di suolo) e si continui invece a proporre incontri “informativi inerenti le trasformazioni urbane”, la “conoscenza del patrimonio verde pubblico” con ostinata chiusura verso chi del verde pubblico, dell’ambiente, del proprio territorio ne ha fatto un proprio, libero emblema”.

A chi da fastidio la Consulta?

E pensare che alla riunione convocata dall’assessore alla qualità della vita Pietro Petruzzelli, lo stesso si era speso in ampie rassicurazioni su due questioni, ossia la discussione delle modifiche allo statuto della Consulta (modifiche che implicherebbero un coinvolgimento a pieno titolo e un lavoro fianco a fianco con gli altri assessorati di volta in volta coinvolti nelle questioni inerenti la progettazione di una vision della città) e il coinvolgimento della Consulta nella strategia del verde pubblico a Bari.

Peccato, la Consulta parte azzoppata, perché qualcuno le ha fatto lo sgambetto.

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