
I dati diffusi recentemente da Openpolis e da Legambiente fotografano nitidamente la situazione del verde pubblico nel capoluogo pugliese: l’Amministrazione Decaro sta investendo nell’urban greening?
A pochi giorni dal 21 novembre, nel quale ormai da alcuni anni si festeggia in tutto il Paese la Giornata Nazionale degli Alberi – con tale ricorrenza che a Bar è stata dedicata alla scomparsa consigliera comunale Maria Maugeri – la pubblicazione di due studi, uno di Openpolis e l’altro di Legambiente, sulla quantità del verde pubblico e, più in generale, sulla vivibilità urbana, ci invitano a una seria riflessione sulla qualità delle nostre città.
Verde pubblico, di cosa si tratta? – Ma di cosa parliamo quando ci riferiamo al verde pubblico? Con questa espressione dobbiamo intendere sia le aiuole, sia i parchi e i giardini. E dobbiamo distinguere da esso le “aree verdi complessive” nelle quali trovano dimora gli arredi urbani (ad esempio le aree giochi attrezzate per i bambini). Per la loro realizzazione, gestione e manutenzione, ogni anno, i Comuni stanziano, o dovrebbero stanziare, delle risorse pubbliche finalizzate ad elevare la qualità della vita nelle nostre comunità.
Lo studio di Openpolis. Dall’ultimo report di Openpolis, redatto sulla base dei dati del 2014 forniti dalle città con oltre 200mila abitanti, emerge, quindi, che nel 2014 Bari ha speso 39,65 €/ab. Il dato positivo è che la città si pone al 4°posto nella classifica generale; quello negativo è che l’importo speso è inferiore di oltre un terzo degli oltre 60 euro pro-capite previsti a Venezia, prima nella classifica di Openpolis, o dei 54,78 per abitante investiti a Catania (seconda). L’ultimo dato barese disponibile, peraltro, è deludente anche rispetto alla performance economica dello stesso capoluogo negli anni precedenti. Se nel 2013 Bari prevedeva una spesa per parchi e giardini pari a 41,51 euro pro-capite, nel 2012, nella Bari governata da Michele Emiliano al secondo posto in classifica, era addirittura di oltre 50 euro. Una cifra consistente, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, che avrebbe dovuto trasformare radicalmente l’estetica, oltre alla visione ecologica, della nostra città. E non ci sembra che questo sia avvenuto. Almeno fino ad oggi. Come sono state impiegate, perciò, tali risorse pubbliche destinate all’urban greening se in città la dotazione di verde, negli anni, non sembra sia aumentata?

Lo studio di Legambiente. Di verde pubblico, tuttavia, parla anche Ecosistema Urbano 2016, il dossier elaborato congiuntamente da Legambiente e da Ambiente Italia – sulla vivibilità delle città capoluogo di provincia – e presentato proprio a Bari pochi giorni fa. Dal suo studio, sulla base dei dati forniti dall’Istat, si evince che per la nostra città emergono più ombre che luci. Già 84esima nella classifica generale – sulla base delle deludenti eco-performance nei settori della mobilità, dei rifiuti, della qualità dell’aria che le hanno fatto perdere 18 posizioni nell’ultimo anno – Bari precipita al 91esimo posto (su 110) per il verde urbano con una dotazione di 7,8 mq/abitante. Se Matera, prima con 988 mq/abitante sembra irraggiungibile, anche città confrontabili con Bari come Parma e Bologna sono assai distanti con superficie pro-capite almeno 4 volte maggiore. Non migliora la situazione, inoltre, neanche per la quantità di alberi: se Brescia è prima con una dotazione di 57 arbusti per ogni 100 residenti e Bologna è quinta con 31, Bari è 54esima con meno di 4,90 alberi per 100 abitanti.
Conclusioni – Dai due report emerge una Bari più “grigia” che “verde”, con una Amministrazione Comunale, stando ai dati, almeno finora poco attenta e poco propensa ad invertire la tendenza. Eppure, cosi come si può desumere dall’indagine conoscitiva condotta da Legambiente che – pur non abdicando al proprio dovere di criticare costruttivamente tutte quelle realtà locali quasi indifferenti al processo in corso di “conversione ecologica” – punta a valorizzare le best practice realizzate dai numerosi e diffusi movimenti di “cittadinanza attiva” in tutto il Paese, le eccellenze ci sono e andrebbero conosciute e monitorate. Per poterne emulare l’esempio e rendere virtuose le nostre città nelle quali, dal basso, si irrobustisce sempre più il desiderio di comunità più coese e caratterizzate da una sostenibile ambientale e relazionale procedenti all’unisono. Per un futuro non solo evocato nella dialettica, ma costruito nella pratica quotidiana. Per un cambiamento non annunciato, ma sperimentato. Per rendere Bari una città migliore.


