Vendute agli ospedali mascherine FFP2 che non fermano il Coronavirus

Sequestrate 3,5 milioni di FFP2 dalla Guardia di Finanza di Ravenna. Hanno un potere filtrante del 73% quando per legge non deve superare il 6%

 

Non si fermano i controlli della Guardia di Finanza sulla vendita di mascherine FFP2 alle strutture sanitarie italiane durante la pandemia da Covid.

I finanzieri di Ravenna hanno sequestrato oltre 3,5 milioni di mascherine FFP2 e beni personali e societari per oltre 11 milioni di euro, in quanto è il valore del profitto che avrebbe generato la vendita dei dispositivi di protezione individuali sequestrati. Denunciato, inoltre il titolare di due aziende che importavano e commercializzavano le mascherine per contrabbando aggravato e truffa aggravata ai danni delle strutture sanitarie dell’Emilia Romagna e falso ideologico e materiale di atto pubblico, ed un componente del consiglio di amministrazione delle società.

Le indagini della Guardia di Finanza iniziano nel primo periodo della pandemia da Covid, quando servivano mascherine, guanti, calzari, visiere e tutte sterili per frenare subito il contagio. Tra aprile e agosto 2020 sono giunti in Italia dalla Cina dispositivi di protezione individuale, tramite la procedura di “svincolo diretto”, che sono poi risultati pericolosi per la salute e privi delle certificazioni previste o accompagnati da false attestazioni.

A novembre del 2020, le Fiamme Gialle hanno eseguito alcuni controlli in una azienda di Faenza che importava dalla Cina le mascherine FFP2, con commissioni milionarie, attraverso l’esenzione dei dazi doganali e dell’IVA, indirizzate verso le strutture sanitarie pubbliche impegnate nella lotta alla pandemia. Dagli accertamenti è emerso che la società falsificava i documenti e le dichiarazioni doganali della merce importata che, prima di inviarla alle strutture sanitarie, veniva commercializzata a prezzi maggiorati tramite un’altra azienda privata dello stesso legale rappresentante della azienda importatrice.

Nella prima fase dell’inchiesta, il titolare delle due aziende è stato denunciato per contrabbando aggravato, mentre sono state sequestrate oltre 2,5 milioni di DPI, per la maggior parte mascherine FFP2, per un valore di mercato di circa 5,2 milioni di euro.

In seguito, è emerso che la documentazione non era conforme e contraffatta, emessa da Enti non autorizzati o rilasciata per prodotti e aziende diverse completamente all’oscuro di tutto. Così si è scoperto che erano state vendute almeno 1,4 milioni di mascherine FFP2 prive di idonea certificazione, per svariati milioni di euro, all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che svolgeva il ruolo di centrale di acquisto per l’intera struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Quando la struttura ha sostenuto che le mascherine non fossero adeguate, l’imprenditore ha sostituito le mascherine non ancora distribuite con altre non idonee. Ad agosto 2020, poi, L’Azienda Ospedaliera ha richiesto ufficialmente all’azienda fornitrice il ritiro immediato di tutte le giacenze nei magazzini delle Aziende sanitarie dell’Emilia Romagna.

Gli accertamenti hanno così portato ad ipotizzare nei confronti dell’amministratore delle società coinvolte e di un consigliere del CdA anche i reati di truffa aggravata ai danni di ente pubblico e di falsità ideologica e materiale commessa dal privato in atto pubblico. Inevitabile da parte della Procura Europea il sequestro di un milione di D.P.I. presenti nei magazzini e il conseguente controllo delle mascherine da parte di un laboratorio specializzato. Così si è scoperto che le mascherine FFP2 vendute alla struttura ospedaliera emiliana, oltre a non essere certificate, avevano una penetrazione filtrante di agenti patogeni del 73% quando il limite massimo è del 6%.

È evidente che queste mascherine, insieme ad altre requisite nei mesi scorsi, possono essere la causa della propagazione del contagio in alcune strutture sanitarie e non solo. Queste mascherine, destinate alle strutture sanitarie emiliane, sono state vendute illecitamente anche a cittadini ignari che forse anche a causa di questa truffa, hanno contratto il coronavirus, con le conseguenze tristemente note. Le indagini sono ancora in atto per comprendere l’estensione della truffa, il giro d’affari e i problemi medico-sanitari provocati. Non si può escludere che possano esserci ulteriori sequestri e la posizione degli indagati possa aggravarsi ulteriormente.

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