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“Vedette per l’ambiente” sulle nostre coste

Testo raccolto da Lucia Schinzano

Caro Direttore,

la tua sollecitazione a raccontarti come è nata l’avventura della Vedetta sul Mediterraneo mi riporta dolcemente indietro nel tempo, e allo stesso tempo è l’occasione per lanciare sul tuo giornale l’idea di creare una rete di «Vedette per l’ambiente» che volentieri lasceremo navigare nel vasto mare del web!

Quando sono salito per la prima volta sulla terrazza della ex Stazione di Vedetta della Marina sita a Giovinazzo (Bari) sull’antico bastione aragonese, la prima sensazione è stata di stupore. Il panorama marino da lassù toglieva il fiato ed era come se quella bellezza avesse completamente avvolto la torre ormai in stato di degrado da cinquant’anni, come se uno scialle di seta azzurro coprisse le nudità di una aristocratica signora caduta in disgrazia. Almeno così io me la figuravo.

<p>Il panorama che si scorge dalla torre della "Vedetta sul Mediterraneo" a Giovinazzo</p>

Il panorama che si scorge dalla torre della "Vedetta sul Mediterraneo" a Giovinazzo

<p>Il panorama che si scorge dalla torre della "Vedetta sul Mediterraneo"a Giovinazzo</p>

Il panorama che si scorge dalla torre della "Vedetta sul Mediterraneo"a Giovinazzo

copertina-contributo (22/07) Logo Vedetta Sulla terrazza c’erano tonnellate di rifiuti e macerie, per la vegetazione alta più di un metro sembrava di entrare in una specie di giungla domestica, l’ingresso era sbarrato da un vecchio portone divelto, e all’interno tutte le finestre erano state murate o chiuse da travi di legno, un contrafforte teneva un muro pericolante e ciò che materialmente poteva essere rubato, compresi i gradini di pietra e gli stipiti, non c’era più. I ladri avevano spogliato di ogni avere la vecchia signora che, però, non aveva perso la sua dignità, rimaneva in attesa con lo sguardo fisso al mare. Il segreto era cercar di abbattere le barriere spazio-temporali immaginarla come era e come sarebbe potuta essere, guardarla già finita – così come è oggi – e non arrendersi mai così come lei non si era arresa e aveva imparato ad aspettare.

Un luogo ha una destinazione in sé, noi pensiamo di potergliela dare, ma lui sa già come e cosa deve diventare, e così quello che un tempo era stato un luogo di guerra, (la Stazione di vedetta della marina era stata edificata nel 1909 come bastione di avvistamento difensivo alla vigilia della prima guerra mondiale e il bastione sottostante era stato baluardo contro i pirati turchi), ora poteva doveva diventare un posto di contemplazione dove ritrovare le proprie radici e forse anche se stessi, con un debito particolare verso il mare che abbracciandola insieme alla scogliera l’aveva da sempre protetta.

copertina/contributo (22/07) -Foto Vedetta per home page

E così è diventata un luogo deputato alla cultura marittima una «bibliomediateca del mare», punto d’incontro per scrittori, sognatori, artisti, e chiunque abbia voglia di condividere le stesse passioni.

Quella culturale è già una missione importante, ma partendo dall’esperienza della Vedetta – così come da altre torri e fari che oggi sono stati ristrutturati e riqualificati – si potrebbe creare una rete di «Vedette per l’ambiente».

Le torri saracene che prima erano Vedette di avvistamento anti-pirati potrebbero divenire oggi un primo baluardo per monitorare il mare e le sue condizioni che divengono sempre più preoccupanti. Dall’alto della Vedetta si notano spesso le scie di mucillagini, le ondate di rifiuti galleggianti con un senso di rabbia e di impotenza. Costruendo una rete regionale di “Vedette ambientali” si potrebbero raccogliere dati, creare sinergie e progetti comuni per salvaguardare una risorsa preziosa per la nostra comunità.

Mi auguro da questa proposta nasca un dibattito e altri contributi di idee.

Nicolò Carnimeo – presidente Vedetta sul Mediterraneo

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