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Varrese: i vasi a figure rosse

Alcuni reperti dell'Ipogeo Varrese a Canosa di Puglia (BAT)

C’è un luogo in Puglia da visitare, per conoscere, capire e apprezzare le origini della Daunia, non attraverso la natura, gastronomia, la musica, l’arte e l’architettura, ma per tramite di una visita ad un piccolo museo archeologico di provincia, raccolto a Palazzo Sinesi, nella città di Canosa di Puglia, per vedere, nel silenzio delle sue piccole sale, una collezione di rarissimi e preziosi reperti dell’Ipogeo Varrese.

L’incontro fisico e visivo con la figura rossa sull’anfora, del pittore Varrese, sintetizzata nella figura femminile nascente dal calice che sorge da un fiore(e in cui si può riconoscere Persefone, la figlia di Demetra, con chiara allusione ad un rituale di fertilità, al mistero del fiorire stagionale dopo periodi di sterilità, rivelandosi, con il suo apparire tra gli uomini, come un rinnovamento), dipinto per tramite di un inno omerico a Demetra della fine del VII secolo a.C. (398-403) è un’emozione unica.

Un vaso con statuette fìttili ritrovato nell'Ipogeo Varrese e conservato a Palazzo Sinesi (Canosa - BAT)

Come unica è l’emozione nel vedere l’anfora a figura rossa maschile che descrive, col suo gesto pittorico il rituale delle “offerte”: il  racconto di quelle storie antichissime di uomini che, consci della propria vita temporale, non vogliono sparire, aspirando a forme di immortalità, ritrovando nel linguaggio del divino l’unica ragione dell’essere sulla terra, ti stacca dal mondo.

Immagini dipinte che popolano vasi a figure rosse in uno spazio architettonico, anch’esso dipinto, definito da un piccolo tempio con colonne ioniche, in cui figure di giovani portano oggetti e recano rami fioriti, ora con passi veloci, ora in atteggiamenti statici, in un’atmosfera gioiosa e densa di vita. Scene di vita che esaltano i valori afrodisiaci e dionisiaci di un mondo indigeno, Dauno, tutto permeato di ellenismo, che si identificano nelle figure sui vasi come eroi di una “nuova vita”. Miti che raccontano, in una catena ininterrotta di azioni che coinvolgono uomini, dei, eroi, in un “esempio” di azione giusta ed esemplare, ammonitrice e educatrice nei confronti di atti di superbia o d’invidia per aver osato o desiderato troppo. Pensieri e azioni dipinte da Varrese che raccontano la storia di Niobe, la ricca figlia del Re di Lidia, Tantalo, su uno dei vasi più importanti della sua produzione artistica.

"Niobe in lutto" (particolare)

Scene illustrate così abilmente, in cui appare la donna afflitta, suo padre, le vicende, i momenti cruenti, i suoi dodici figli, la dea Latona, Apollo e Artemide, il dolore di madre che si trasformò in pietra, come vollero gli dei.

Tutta un’immaginazione che Varrese trasforma in immagini dipinte sui vasi a figure rosse, indicando un modo autentico per raccontare la tradizione Dauna, da orale a visiva, influenzando anche i pittori coevi. Ma soprattutto va sottolineato l’alto valore informativo ispirato alle tragedie greche, nella proposta pittorica di miti e rituali che si ispirano alla pittura parietale e alla produzione statuaria greca, definendo la grande stagione della pittura vascolare Apula in Daunia che si caratterizzo, per tramite di Varrese, con figure rosse arricchite di pennellate di colore giallo, bruno, rosso porpora e rosa. Una tecnica e un modo di raccontare dove il colore diventerà parte integrante di uno stile pittorico più denso che ravviva, sottolinea e invade le superfici intorno alle figure rosse.

Bibliografia e Siti essenziali:

Marisa Corrente/Christoph Reuter, 1912, Un Ipogeo al confine: La Tomba Varrese, SERIMED, Canosa di Puglia (BA) , 2000.

http://www.canosaweb.it/turismo/monumenti/19.html

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www.domenicotangaro.it/biografia

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