Van der Bellen, nuova stagione ecologista in Europa?

La vittoria in Austria del professore socialdemocratico ed ecologista potrebbe spingere i movimenti ambientalisti europei alla riscossa per un nuovo protagonismo politico

È solo l’ultimo nell’elenco dei politici “verdi” eletti, ma, auspicabilmente, ci si augura che non resti per molto tempo l’ultimo ecologista in assoluto. Ci riferiamo, naturalmente, al nuovo presidente dell’Austria, Alexander Van der Bellen, il cui risultato elettorale era alquanto atteso dalle principali “cancellerie” europee e, probabilmente, anche negli States. Il timore, infatti, che dopo la vittoria statunitense di Donald Trump e la Brexit potesse affermarsi il leader del partito dell’estrema destra austriaca, Norbert Hofer, anche nella prospettiva che un simile successo avrebbe potuto influenzare nel 2017 le elezioni presidenziali in Francia e in Germania, ha acceso i riflettori della stampa internazionale non solo sull’Austria e sui suoi aspiranti presidenti, ma anche e soprattutto sui temi che hanno animato la campagna elettorale.

van der bellen presidente ecologista Austria
Il presidente ecologista austriaco , Alexander Van der Bellen

La questione dei migranti in campagna elettorale – Uno dei principali, del resto, in un Paese da 8 milioni e mezzo di abitanti come l’Austria che ha uno dei tassi più alti in Europa di richiedenti asilo, non poteva che essere quello dell’immigrazione. Una problematica, contemporaneamente globale e locale, che, nella sua articolata complessità e dinamicità, richiede non solo capacità di analisi interpretativa, ma anche lucidità di sintesi rigenerativa per favorire, in una proficua e virtuosa interazione socio-culturale, le indispensabili condizioni per un benessere diffuso e largo.

La visione di Van der Bellen

Il neopresidente dell’Austria, sostenuto soprattutto dalle donne e dai giovani, anche mediante uno stile comunicativo diretto e mite più orientato all’efficacia dei contenuti che all’ostentazione della sua immagine, nell’affrontare la questione migratoria e del multiculturalismo ha sempre ricordato di essere figlio di profughi e di come per lui, pertanto, accoglienza e pacifismo, ecologismo e giustizia sociale non siano che sinonimi nello schema di corroborare la visione di una Austria moderna ed europeista.

Le reazioni al trionfo – Il trionfo del socialdemocratico ed ecologista Van der Bellen, primo presidente “verde” in Europa, è stato accolto entusiasticamente nelle istituzioni comunitarie, come hanno anche confermato in una nota i due co-presidenti del partito dei Verdi europei Reinhard Butikofer e Monica Frassoni: “Questa elezione dà speranza per il futuro dell’Europa e dimostra quanti cittadini europei non diano ascolto alla narrativa nazionalista e populista”.

L’affermazione del professore universitario austriaco, tuttavia, ci consente di allargare il nostro sguardo e di analizzare, seppur rapidamente, l’evoluzione dei movimenti ambientalisti e pacifisti presenti negli altri paesi dell’Unione Europea per ottenerne un mosaico, a tinte verdi o arcobaleniche, capace di orientare le politiche nel prossimo futuro.

In Germania – Sono senza dubbio i Grünen ad aggiudicarsi la palma di formazione ecologista di maggior successo. Nati nella Germania Occidentale nel 1980, raccolsero la consistente eredità dell’attivismo contestatario tedesco. Nella fondazione del partito assunsero, quindi, un ruolo di primo piano gli ex rappresentanti del movimento studentesco Rudi Dutschke, Petra Kelly e Joschka Fischer. Il loro miglior risultato lo ottennero nel 2009 quando raggiunsero il 10% circa dei consensi con un programma tanto liberale quanto progressista che aveva nello sviluppo sostenibile dell’economia e dell’edilizia i suoi punti di forza.

In Svezia – Nel paese scandinavo, da oltre vent’anni, i Miljöpartiet de Gröna – che alle ultime elezioni europee hanno preso il 15,4% dei voti – perorano la causa di una conversione ecologica radicale dei settori industriali più energivori, come le infrastrutture, la mobilità e l’edilizia. I risultati raggiunti, assolutamente d’avanguardia ottenuti con l’ausilio delle più innovative e migliori tecnologie digitali ed eco-compatibili, hanno consentito alla capitale Stoccolma di diventare non solo una delle città europee più attrattive degli ultimi anni, ma anche di essere, spesso e volentieri, insignita di prestigiosi riconoscimenti internazionali nell’ambito della sostenibilità e la vivibilità urbana.

leader ecologista Alex Langer
Il leader ecologista Alex Langer, morto nel 1995

In Italia – Nel nostro Paese, soprattutto per la prolungata assenza di una classe dirigente ecologista credibile, e non necessariamente aderente al partito dei Verdi che pure alla fine degli anni ’90 ha conseguito risultati importanti, le politiche ambientaliste, da anni, sono state delegate alle sempre più numerose e virtuose esperienze di cittadinanza attiva diffuse in tutto il Paese. In un Paese nel quale, tuttavia, le emergenze ambientali non sono mai mancate né continuano a mancare, a tutte le latitudini. Il referendum contro la privatizzazione dell’acqua celebrato nel giugno del 2011, per esempio, per la straordinaria mobilitazione e partecipazione che favorì sembrava – almeno questo era l’auspicio di molti – potesse stimolare l’epifania di una nuova “onda verde” che raggiungendo le Istituzioni spazzasse via anni di incrostazioni culturali che avevano impedito nel nostro Paese l’affermarsi di quella desiderata conversione ecologica immaginata agli inizi degli anni ’90 dall’indimenticato Alex Langer.

Questo non avvenne. E, ancora oggi, all’orizzonte non sembra manifestarsi un cambio di paradigma che spinga con decisa fermezza la nostra società verso una stagione nella quale, anche valorizzando il messaggio papale dell’enciclica “Laudato Si”, l’uomo possa vivere in armonia con la natura. Eppure, come rivelano diverse statistiche e indagini sociali, le più giovani generazioni sono sempre più attente ed interessate alle complesse vicende ecologiche, che poi sono anche etiche ed economiche, che stanno sempre più caratterizzando tutto il Paese con un approccio sistemico e sinergico nella volontà di contribuire alla loro risoluzione. E concludendo è, pertanto, incoraggiante pensare che siano proprio le più giovani generazioni a vitalizzare l’appello langeriano di “continuare in ciò che è giusto”.

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