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Vajont, per non ripetere gli stessi errori

Il paese di Longarone distrutto dalla Frana staccatasi dal monte Toc

Dal 6 al 10 ottobre si svolgeranno manifestazioni culturali, politiche e scientifiche in commemorazione della tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963, che causò la morte di 1910 abitanti dei paesi a valle della diga (ma i corpi di alcune vittime non sono mai stati ritrovati). Saranno oltre 500 i geologi che arriveranno da tutta Italia sulle Dolomiti per partecipare alla Conferenza Nazionale sul Vajont voluta ed organizzata dal Consiglio Nazionale dei Geologi, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Il presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Gianvito Graziano

Ricordare per non ripetere gli stessi errori – Quella del Vajont fu una strage di innocenti, dove la natura è stata l’esecutrice, ma la caparbietà degli uomini e l’arroganza nel non riconoscere i limiti della tecnica e della scienza sono state i mandanti. Un evento tragico, unico nel suo genere: alle ore 22 e 39 del 9 ottobre 1963 una frana di oltre 263 milioni di metri cubi di roccia, di cui si conosceva l’esistenza, staccatasi dal Monte Toc crollando nel lago artificiale sottostante, realizzato per la produzione di energia elettrica, creò un’onda di piena che precipitò rovinosamente sui paesi a valle della diga. L’onda d’acqua distrusse tutto ciò che incontrò lungo il suo percorso, percorso inarrestabile e violento. Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio nazionale dei geologi ha affermato: «Non è mai facile analizzare la successione dei fatti all’indomani delle tante catastrofi che hanno costellato la storia del nostro Paese, troppe volte impudicamente definite “naturali”, quando invece erano da attribuire a errori o ancor peggio a omissioni e a speculazioni. La difficoltà non risiede tanto nel ricostruire gli eventi e nel definire i profili di responsabilità, ma nel farlo con il dovuto distacco rispetto alla pressione morale esercitata da chi ha perso i propri cari o i propri beni e pretende di conoscere la verità e dall’ingerenza di chi questa verità vorrebbe piegarla al proprio interesse. Ma sono passati 50 anni e non deve restare nascosto più nulla, neanche quelle zone grigie che non configurano più responsabilità giudiziarie, a tanti anni ormai dai processi e dalle sentenze che seguirono, ma entro le quali s’individuano errori di valutazione e conseguenti decisioni sbagliate di funzionari dello Stato e di noti uomini di scienza».

Il 30 settembre una frana di 1000 metri cubi si è staccata dal gruppo dell Sorapiss sulle Dolomiti

Cronaca degli ultimi giorni – Intanto le Dolomiti si “sgretolano”. Negli ultimi tempi le cronache registrano fenomeni franosi sulle vette del massiccio delle Dolomiti. La conformazione delle Dolomiti, con le alte pareti rocciose e i ghiaioni di blocchi di rocce ai piedi dei versanti, testimoniano come queste montagne sono continuamente interessate da fenomeni franosi. L’ultimo crollo si è registrato nella notte del 30 settembre a 2.700 metri di quota . Una frana stimata in circa mille metri cubi, con un fronte di 300 metri di larghezza, si è staccata dalle pareti rocciose del Ciadin del Laudo del Gruppo del Sorapiss. Il distacco è visibile dal sentiero del Sorapis, escursione molto frequentata nella Val d’Ansiei nei pressi del Rifugio Vandelli. La frana non ha coinvolto beni e persone e secondo il gestore del Rifugio Vandelli, questo distacco segue un precedente distacco di roccia verificatosi il pomeriggio di mercoledì 25 settembre.

Quello registrato pochi giorni fa sulle Dolomiti rientra tra i normali fenomeni naturali, lenti e inesorabili. Le maggiori tragedie associate ai fenomeni naturali accadono quando l’uomo, con il suo superbo comportamento, induce profonde modifiche e interferenze ai delicati equilibri della natura. Così un fenomeno naturale come una frana, un’alluvione, un terremoto, un maremoto manifesta tutta la sua furia devastante amplificata da un operare non rispettoso degli equilibri naturali. L’evento tragico del 9 ottobre del 1963 al Vajont è un esempio da non dimenticare e commemorare ogni anno.

 

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