Uva, mandole e miele, le eccellenze sofferenti in Puglia

Foto di Stephanie Albert da Pixabay

Tra clima impazzito, incendi, siccità, grandinate, gelate e Xylella, i prodotti agroalimentari pugliesi nonostante le difficoltà, sono sempre ricercati e apprezzati in tutto il mondo

 

Tra siccità, grandinate, gelate, Xylella e incendi, i prodotti dell’agroalimentare pugliese vanno avanti. I fenomeni atmosferici estremi hanno condizionato pesantemente le produzioni tipiche stagionali riducendo notevolmente la resa ma in alcuni casi migliorando la qualità.

Foto di Antonio Jose Cespedes da Pixabay

Le mandorle hanno avuto un calo del 25% ma la qualità è ottima, nonostante siano state pesantemente condizionate dal clima impazzito. Secondo Coldiretti, “le mandorle pugliesi soddisfano solo in parte il mercato italiano mentre rispetto all’estero, i cinesi, che già detengono l’80% del mercato americano, sono interessati alle caratteristiche qualitative e organolettiche delle mandorle pugliesi, disposti a pagare prezzi da capogiro per un prodotto che in realtà già in campagne di raccolta normali scarseggia.”.

Con il 35,05% della superficie nazionale coltivata a mandorlo e una produzione totale che corrisponde al 33% del totale nazionale, la Puglia è al secondo posto fra le regioni italiane dopo la Sicilia. Ma, spiega Coldiretti, “l’Italia importa frutta in guscio da Stati Uniti (di solito noci e mandorle dalla California), Iran (per i pistacchi), Turchia (per noci e nocciole) e Cina (pinoli) ma non mancano anche prodotti dal Cile, dall’Argentina, e dall’Australia. I pistacchi provenienti dall’Iran, i pistacchi e nocciole provenienti dalla Turchia, le arachidi dalla Cina e quelle dagli Stati Uniti contaminate da aflatossine cancerogene, sono nella “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, sulla base dell’analisi della Coldiretti dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell’Unione Europea.”. Ecco perché è sempre importante leggere l’etichetta dei prodotti, per capirne la tracciabilità e la qualità.

“Il mandorlo – spiega Coldiretti – è una pianta robusta e rustica, non ha bisogno di concimi chimici o trattamenti fitosanitari e cresce bene anche su terreni poveri, poco profondi e aridi. I suoi preziosi semi sono oleaginosi e ricchi in vitamine e proteine. Le foglie costituiscono un ottimo mangime soprattutto per gli ovini, malli e gusci si prestano alla produzione tradizionale di carbonella, mentre le ceneri dei gusci, ricche di potassio, sono un ottimo fertilizzante naturale.”.

Foto di Free-Photos da Pixabay

La grandine abbattutasi a fine agosto, invece, ha rischiato di distruggere vigneti, pescheti e uliveti, mentre la siccità e il caldo torrido hanno dimezzato le produzioni di frutta e verdura stagionali, con il conseguente aumento di prezzo.

L’uva, invece, ha beneficiato del caldo e della siccità, confermando una vendemmia, seppur in ritardo a causa delle gelate di aprile, di qualità eccellente con un calo appena del 5%. Crescono invece del 14% i vigneti biologici, che in Puglia occupano il 74% del totale nazionale. Il Negroamaro è la prima varietà raccolta. Al termine si procederà con le altre qualità di uve, graziate dalle precise “allerta meteo” delle ultime due settimane della Protezione Civile, che avrebbero potuto distruggere i raccolti, ma che invece si sono rivelate insolitamente prive di fondamento. Intanto il Ministero delle Politiche Agricole ha riconosciuto lo stato di calamità alla Puglia per le gelate di aprile che hanno devastato i raccolti.

Foto di fancycrave1 da Pixabay

Un dato allarmante condizionato dalle calamità naturali e dagli incendi riguarda il miele. La produzione è crollata del 40% secondo Coldiretti. Le fioriture sono state pesantemente condizionate, mentre le api sono state alimentate con le scorte per evitare la morte. Anche la Xylella ha influito sulla produzione di miele uccidendo i micro ecosistemi creati dagli uliveti uccisi dal batterio. Dimezzate le produzioni locali di miele di agrumi, eucalipto e acacia, in discesa anche il millefiori, mentre il mercato interno viene inondato da miele prodotto all’estero, il più delle volte con etichette fuorvianti o false, fermentato, ultrafiltrato, pastorizzato e mischiato a pollini e zuccheri vari. È bene controllare sempre le etichette, oppure acquistare direttamente dai produttori per evitare problemi. Ci sono oltre 60 varietà di miele che varia in base al “pascolo” dell’ape. Secondo Coldiretti, in Italia ci sono 1,6 milioni di alveari seguiti da circa 70mila apicoltori, dei quali oltre 2 su 3 sono hobbisti che producono per l’autoconsumo.

Insomma, l’agroalimentare in Puglia funziona, nonostante i cambiamenti climatici, ma servono maggiori certezze da parte delle istituzioni per le filiere e per i comparti, serve un cambiamento repentino verso la sostenibilità, per poter dare continuità ai prodotti, alle tradizioni e alla storia della Puglia.

Articoli correlati