Uranio impoverito: lo Stato, condannato a risarcire i militari, non paga. Partono le querele

Domenico Leggiero

Con sentenza definitiva, sul caso di un sottufficiale morto di tumore dopo la missione in Kosovo, la Corte di Appello di Roma ha condannato il ministero della Difesa a risarcire il militare – 1milione di euro ai quali si aggiungono danni morali e danni per il ritardato pagamento – ma, soprattutto, toglie ogni dubbio, per quanto ancora il nostro Paese fosse scettico di fronte al nesso di causalità tra esposizione (per inalazione o ingerimento) alle nanoparticelle di metalli pesanti – non presenti geneticamente nel corpo umano -polverizzati da munizionamento all’uranio impoverito e l’insorgenza di neoplasie anche mortali.

Il caso dei soldati che si sono ammalati al rientro dalle operazioni di peacebuilding e peacekeeping (ottenimento e mantenimento della pace) sotto l’egida dell’ONU all’estero scoppia nel 2001. La cosiddetta “Sindrome dei Balcani” emerge con i primi casi di militari italiani che si sono ammalati o sono deceduti al rientro dalle missioni in Bosnia Erze­go­vinaKosovo. Secondo i dati in possesso dell’Osservatorio Militare coordinato dall’ex delegato del Cocer dell’esercito, Domenico Leggiero, dagli anni novanta a oggi, i soldati morti sono 317 e 3600 quelli ammalati di tumore, in particolare al sistema linfatico.

Nel 1995 e nel 1999 la NATO ha bombardato i due Paesi balcanici con proiettili all’uranio impoverito. Tra il 2001 e il 2003 l’Alleanza atlantica, rese pubbliche le mappe dei siti bombardati e da queste risulta, nello specifico, che nel 1999 in Kosovo cinquanta siti sotto protezione del contingente italiano – l’area più colpita -, fu bombardata con 17.237 proiettili trattati con Depleted Uranium (DU).

Risolutiva nella causa contro il ministero della Difesa, la copiosa documentazione, report che Pentagono e NATO hanno inviato in Italia, compreso i richiami alle mancate norme di tutela suggerite e mai applicate dall’Italia, raccolta dal 1992 a oggi dal maresciallo Leggiero e dallo studio legale dell’avvocato Angelo Fiore Tartaglia.

Un proiettile DU esploso. Al momento dell’esplosione sviluppa una piccola reazione atomica che eleva la temperatura del punto di contatto fino a 3000 gradi centigradi e fonde tutto quello che sta intorno. I proiettili, da 30 millimetri all’uranio impoverito sono in dotazione agli aerei americani A-10

Dottor Leggiero, come commenta questa ennesima sentenza, definitiva, che possiamo definire storica?

«Si commenta in due parole: inequivocabile certezza! Su due aspetti. Sul primo, è così in tutto il mondo, ma in Italia… del nesso diretto tra esposizione all’uranio e patologia, il tumore. Il secondo ed è quello più inquietante, che i vertici della Difesa dell’epoca non potevano non sapere. Cioè lo sapevano. E inequivocabile certezza che loro fossero a conoscenza sia dell’utilizzo, sia dei danni che l’uranio impoverito avrebbe causato».

Un «macigno giuridico» che si abbatte sul ministero della Difesa

«L’Italia non è un Paese normale. In un Paese normale non c’era nemmeno la necessità di arrivare a questa sentenza. I vertici dell’epoca in questo momento occupano cariche dello Stato di altissimo prestigio; a cominciare dal ministro dell’epoca per finire ai responsabili delle missioni nei Balcani».

Il riferimento non può che essere al capo dello Stato Sergio Mattarella, vicepresidente del Consiglio durante il governo D’Alema 1, con delega ai servizi segreti dal 21 ottobre 1998 al 22 dicembre 1999 e ministro della Difesa dal 22 dicembre 1999 al 25 aprile 2000 sotto il governo D’Alema II e dal 25 aprile 2000 all’11 giugno 2001 sotto il governo Amato II.

Secondo la cronaca ufficiale dell’epoca, Il 26 gennaio del 2000 l’attuale nostro Presidente della Repubblica avrebbe chiesto alla NATO chiarimenti sull’utilizzo di munizioni DU sui teatri di intervento dei nostri soldati, illustrando all’Alleanza che il nostro contingente non correva rischi per via di “misure di sicurezza significative”.

In un secondo momento, Mattarella commentò il decesso per leucemia fulminante di un nostro soldato rientrato dalla Bosnia, affermando che la causa non poteva essere l’uranio impoverito perché in Bosnia non era stato utilizzato munizionamento DU. Smentito subito dopo da fonti del Trattato Atlantico.

«l ministero della Difesa è stato sempre scevro da ogni potere politico – prosegue Leggiero -. Per cui, il ministero della Difesa è ingovernabile e ingovernato. Quindi non è una questione di colore politico, è una questione di potere, di lobby. Particolarmente forte».

Sentenza storica va bene: e i risarcimenti?

«Il ministero della Difesa non paga. Sono sentenze definitive, non più impugnabili in Cassazione, sono sentenze esecutive ma il ministero non paga».

Quindi?

«Quindi bisogna costringerli al pagamento, l’avvocato Tartaglia ha deciso di denunciare i dirigenti del ministero, altrimenti non riusciamo a uscirne. Lo Stato che non rispetta le sue sentenze! Inizieremo a querelare i dirigenti che non si attengono alle sentenze. In uno Stato democratico le sentenze si rispettano!».

 

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