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Un’artista per il mare offeso

Great Pacific Garbage Patch è il nome dell’Isola di Plastica situata nell’Oceano Pacifico, l’opera artificiale peggiore che l’umanità abbia involontariamente creato: un super atollo grande più di due volte l’Italia, fatto solo di plastica ed altra immondizia galleggiante trasportata dalle correnti, che fluttua al centro del secondo oceano più grande del mondo. Situato al largo delle coste della Florida, per ogni chilometro quadrato, centinaia di migliaia i frammenti di bottiglie, buste, prodotti di plastica e detriti, galleggiano indisturbati, e col tempo aumenteranno, affonderanno intossicando i fondali, decomponendosi in numerose sostanze tossiche, a loro volta assorbite dai pesci ed altri organismi, a rischio di vita insieme all’intero ecosistema marino. Altre gigantesche isole di plastica si sono formate anche nell’Oceano Atlantico e nel Mar Mediterraneo. E Tuula Närhinen è un’artista finlandese che ha dedicato due suoi particolari lavori a questa terribile tragedia ambientale.

Tuula Närhinen

Frutti di mare è un’installazione composta di 36 immagini e relative 36 sculture galleggianti in un acquario, create assemblando in modo improbabile i rifiuti di plastica raccolti sulle coste di Helsinki.  Le sculture rappresentano nuove specie marine di un mare chiamato appunto Oceano Plastica. Con le loro forme sfumate e coloratissime, viste attraverso l’effetto subacqueo, sembrerebbero quasi di creature affascinanti ma, una volta fotografate in superficie, mostrano all’occhio nudo il loro volto troppo reale: quello di un piccolo ammasso d’immondizia, più o meno organizzata.

Una collana realizzata con le "Lacrime di Sirena"

La dimensione ecologica rappresenta l’essenza del lavoro della Närhinen, che ci restituisce con grande sensibilità, attraverso l’arte, la sua capacità di documentare le questioni ambientali, partendo dalle tracce lasciate dall’uomo e dall’osservazione di fenomeni climatici e atmosferici.Tuula denuncia in modo sottile, a volte con sarcasmo, le insensate derive umane che mettono in pericolo il fragile equilibrio dell’ecosistema e la bellezza della natura, per cui ricerca con meticolosa scientificità una via di fuga, oltre che un tentativo poetico di riscatto. Lo si percepisce ancor più nell’installazione intitolata Mermaid Tears, ossia le Lacrime di Sirena, altra sua testimonianza significativa, ispirata alle tracce lasciate dalla civiltà della plastica nel nostro ambiente marino.  “Lacrime di Sirena” è l’espressione impiegata dagli scienziati per designare le piccolissime biglie di plastica, simili a uova di pesce, che inquinano l’ecosistema attuale. Esse rappresentano un pericolo tossico fatale per gli animali, dai pesci agli uccelli marini e per tutta la catena alimentare.  Dopo aver separato a setaccio questo materiale da tutti gli altri detriti, in parte gettati dalle navi in transito, in parte causati da rifiuti domestici che si sono frammentati nel corso di svariati anni, il risultato è una coloratissima collana fatta di perline di plastica.

Quella di Tuula Närhinen non è però solo la proposta artistica di un riciclaggio possibile di queste microbiglie ormai sparse ovunque, nell’oceano e sulle spiagge. Il suo è un messaggio più profondo e importante, che si rivolge al pubblico per indicare la necessità di un agire individuale e comune: la scelta da fare è diminuire drasticamente la produzione e l’uso della plastica fino a produrre zero rifiuti, oppure prepararsi a vivere condannati su di un’imminente Plastic Land.

Una creatura marina nell'Oceano Plastica

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