Input your search keywords and press Enter.

Una speranza per Taranto con una nuova ILVA

Il fumo rosso delle emissioni del centro siderurgico sale minaccioso dall'Ilva nel cielo di Taranto

ILVA sotto sequestro? Alcuni processi produttivi dello stabilimento di Taranto inquinano. Le intercettazioni telefoniche parzialmente diffuse dimostrano che qualcuno potrebbe essersi reso colpevole anche di corruzione in atti giudiziari. Sembra sempre più evidente che i controlli nel passato siano stati pilotati.

Ma come potrebbe un giudice non fermare l’inquinamento? Come si fa a scagliarsi, senza pensare, verso uno dei pochi baluardi di correttezza che in questo Paese ancora resiste? Come si fa a non pensare di intervenire quando lo stesso Ministro dell’Ambiente Clini dichiara che non farebbe vivere un suo nipote lì? Chissà cosa ancora nascondono le intercettazioni condotte. Serve diffonderle con la massima urgenza per far luce su questi anni bui, non per contribuire allo scandalo, ma per individuare i soggetti colpevoli di aver tradito il loro compito. Nel contempo non si può non pensare agli operai, a coloro che devono lavorare, ad una città che vive sull’acciaio e che non può piegarsi.

Occorre ora parlare con serietà della produzione che deve continuare e che va resa compatibile con la prevenzione dall’inquinamento in atto. Occorre monitorare finalmente l’inquinamento nei suoi parametri fondamentali e veritieri, predisponendo un accurato sistema di gestione ambientale, seguendo i principi di ecogestione ed audit ambientale.

Il Gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco

Penso che al GIP occorra allora dire qualcosa in termini differenti: l’impresa, o chi ne deve amministrare le sorti, deve presentare subito un piano industriale serio, in cui la produzione va garantita, ma presentando nel contempo i dati veri sulle emissioni diffuse e concentrate e una strategia di controllo e di riduzione. Quindi un piano serio di applicazione delle BAT (le Best Available Technology cioè le Migliori Tecnologie Disponibili), fornendo i dati sul reale inquinamento, individuando un programma di abbattimento continuo nel tempo. Facciamo sì che il GIP colga il nuovo percorso, che veda non solo la volontà di raggiungere i limiti di emissione ed immissione, ma anche un programma vero di adeguamento industriale. Se c’è bisogno di più tempo non è un problema, ciò che serve è la credibilità di ciò che si propone. L’azienda proponga, il GIP valuti e decida quindi per la facoltà d’uso, perché se è vero che il risanamento può avvenire solo mantenendo la produzione, è pur vero che la produzione può essere mantenuta solo mostrando grande serietà e lungimiranza. I soldi ci sono o si trovano.

I politici finora non c’entrano nulla e, a nostro parere, devono cominciare ad interessarsi della questione per altri motivi. I politici devono chiedersi: quale è il futuro di questa città? Dove deve andare? Quali sono i valori dei parametri compatibili con una strategia di sviluppo? Quale sarà la grande Taranto del futuro? Cosa hanno scritto nel Piano Strategico di Area Vasta quando hanno definito la vision dell’area? Cosa hanno detto dell’ILVA? Perché non si è coerenti?

Quello dei politici deve essere un processo parallelo: definito lo sviluppo ha senso chiedere all’azienda maggiore sforzo e un piano per fare di più di ciò che la norma vuole. Se si deve rispettare un limite di legge non c’entra la politica! Occorre guardare allora a nuovi scenari e, volendo ottenere di più, i politici devono pensare all’aiuto pubblico che sostenga i maggiori costi per anticipare una rinascita e per fornire parametri migliori, non solo il rispetto di quelli di emissione che l’azienda deve comunque rispettare, ma per ottenere i parametri di qualità (ed in tempi minori), quella qualità compatibile con la nuova visione di Taranto.

La protesta degli operai dell'Ilva di Taranto si riversa nel centro cittadino

E la bonifica? Non mischiamo anche qui le cose: la bonifica va fatta e va sostenuta da chi ne ha tratto benefici. Non può dirsi che la bonifica è relativa all’inquinamento prodotto negli anni dell’Azienda Pubblica. Quando fu acquistata da Emilio Riva, l’azienda aveva una quotazione fissata dai grandi istituti in funzione della natura e dello stato degli impianti ed in funzione dei costi che si sarebbero sostenuti per garantire il rispetto di parametri che leggi vigenti avevano già fissato e sui quali l’Azienda pubblica aveva già quantificato i relativi costi. Si sapeva cosa si sarebbe dovuto fare per la bonifica e il risanamento ambientale. Il privato ha acquistato onori ed oneri e non ci si può ricordare dopo sedici anni che occorre bonificare. Lo si sapeva.

Se invece si scoprono nuove criticità ambientali, non note al momento dell’acquisto, ignorate o nascoste, il vecchio acquirente (lo Stato) deve anche ora farsene carico. È questa la quota che ancora può essere caricata sui fondi pubblici e bene fa lo Stato ad intervenire. Ma occorre sapere bene, allora, cosa è stato inserito negli atti ed accordi di acquisto con l’Azienda Pubblica. Il Governo può ben vedere subito quelle carte e la società civile può essere garante del corretto esame delle stesse. Se qualcosa non era previsto nel prezzo, paghi lo Stato. Se qualcosa, dopo l’acquisto, si è scoperto e si è decurtato dal pagamento dovuto allo Stato da parte del privato, si verifichi che sia stata fatta la relativa bonifica.

Questo è compito del pubblico.

Il compito della gente è invece di controllare e dare anche credito al nuovo management ILVA, dare spinta ad un percorso serio, sostenere i magistrati e chiedere al GIP, qualora il programma di adeguamento dell’Azienda sia serio, di consentirne la facoltà d’uso, così garantendo migliaia di posti di lavoro e consentendo un nuovo ciclo, quello della produzione sostenibile, quello compatibile con il Piano Strategico di Area Vasta di cui si è tanto parlato e di cui sembra che ci si sia dimenticati.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *