Una pista ciclabile al posto della cortina di ferro

L’Iron Curtain Trail – conosciuto anche come EuroVelo 13 – è un percorso di circa 6.800 Km che, dal Mare di Barents fino al Mar Nero , tocca venti nazioni diverse: qui siamo in Romania

Un percorso per riscoprire la storia dell’Europa. Una pista verde che trasforma quello che fu il confine tra il blocco occidentale e quello sovietico in un trait d’union della cultura europea. Un modello di turismo sostenibile che sfrutta i vantaggi della mobilità dolce per ripercorrere un pezzo di storia e ammirare la bellezza di paesaggi incontaminati. È questo il senso del progetto proposto nel 2005 dall’europarlamentare tedesco Michael Cramer e di recente divenuto realtà grazie alla sponsorizzazione dell’Unione Europea, che attraverso tale iniziativa ha voluto favorire il recupero della memoria storica di un passato prossimo non tanto lontano, anche in vista del 25° Anniversario della caduta del muro di Berlino che ricorrerà il prossimo 9 novembre.

A memoria del periodo della guerra fredda, in alcuni tratti dell’Iron Curtain Trail sono rimasti torrette di avvistamento e filo spinato dell’epoca

L’EuroVelo 13 – questo il nome dell’itinerario ciclo-turistico, conosciuto anche come Iron Curtain Trail – è un percorso di circa 6.800 Km che, dal Mare di Barents a nord fino al Mar Nero a sud, tocca venti nazioni diverse, attraversando ben 150 aree protette, tra cui le importanti riserve naturali di Schaalsee, Elbaue e Rhoen e il Parco Nazionale di Harz Mountains. Un’autentica “cintura verde” (green belt) che, ironia della sorte, i decenni di isolamento prodotti dalla Guerra fredda hanno contribuito a trasformare nell’habitat perfetto per numerose specie animali e vegetali.
Dai boschi fitti e silenziosi della Finlandia e della Norvegia alle sponde bulgare del Mar Nero, passando per la costiera baltica tedesca, gli altipiani della selva boema e le magiche atmosfere balcaniche della piana del Danubio, il percorso dell’Iron Curtain Trail collega paesaggi unici ed estremamente diversi e offre agli amanti delle due ruote l’opportunità di immergersi in una natura rigogliosa e incontaminata e assaporare, nel contempo, tutto il fascino della Mitteleuropa, ripercorrendo lungo un terreno di confine la bellezza ritrovata di un’Europa un tempo divisa e martoriata da tensioni politiche.
Tra natura e storia – Il sentiero ciclabile lungo la cortina di ferro è completamente fruibile e in parte sfrutta piste già esistenti, anche se lungo tutto l’itinerario è facile incontrare deviazioni di percorso e, trovandosi su un territorio di confine, lo sconfinamento è spesso necessario e inevitabile.
I quasi 7.000 Km dell’Iron Curtain Trail vengono solitamente suddivisi in tre parti:

  1. il percorso a Nord, dalla Scandinavia fino al confine tedesco-polacco;
  2. il percorso attraverso la Germania, che combina due piste ciclabili già esistenti, ovvero la pista lungo il mar Baltico “Ostsee-Radweg” e la “Deutsch-Deutscher Radweg”
  3. il percorso a Sud, che si snoda lungo la penisola balcanica fino alla Macedonia, alla Grecia e alla Turchia.
Sin dal 2005 l’europarlamentare tedesco Michael Cramer (nella foto) ha proposto il progetto di una pista verde al posto di quella che fu la “cortina di ferro” e che ora diventa realtà grazie a un finanziamento dell’UE

Un tragitto immerso nel verde, frutto di un progetto ambizioso ma dai costi davvero irrisori (appena 1,8 milioni di euro per installare la segnaletica necessaria lungo il percorso), che si stima rientreranno rapidamente grazie al turismo generato dall’iniziativa.
Ma non è soltanto la natura a fare da cornice alla nuova pista ciclabile. Chi deciderà di percorrere in bicicletta questo confine storico, un tempo segnalato da filo spinato e torrette di avvistamento, lungo il tragitto incontrerà anche monumenti, musei e memoriali, retaggio dei decenni difficili in cui l’Europa era divisa e percorsa da barriere invalicabili, come a nord, dove il confine russo è ancora tra i più militarizzati, o nei tratti che attraversano la Germania, dove sono state poste delle targhe a memoria delle persone uccise mentre cercavano di fuggire ad Ovest del muro e una serie di totem esplicativi che indicano esattamente l’ora e la data in cui è stata rimossa la barriera. Un’opera di straordinaria importanza culturale e ambientale, che presenta anche un indubbio significato simbolico, nell’intento di conservare intatta la memoria dei motivi per cui nacque la cortina di ferro, mantenendo il più possibile originali i confini un tempo esistenti nel cuore dell’Europa.

La bicicletta diventa così uno strumento di libertà per poter viaggiare attraverso l’Europa: un modo per godere di splendidi paesaggi e ripensare l’Europa come soggetto trainante per il progresso civile e pacifico del mondo, superando le divisioni del passato. Il tutto senza inquinare e con i ritmi dolci e lenti che solo una sana pedalata può assicurare.

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