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Una legge per l’acqua pugliese

Che l’acqua appartenga a tutti non si discute, così come non si discute sul fatto che da qualche tempo la mancanza d’acqua fa la differenza tra paesi poveri e ricchi. E il fatto che la regione Puglia – da sempre di fronte alla carenza d’acqua e ai giochi che su di essa si stanno facendo –  si sia mossa con un disegno di legge regionale per individuare modelli gestionali che fissino delle regole  per garantire l’accesso alla popolazione di un bene così insostituibile, rappresenta una scelta primariamente etica di attenzione alla qualità della vita. Quando però si analizza il disegno di legge regionale n. 07/2010 del 04/02/2010 “Governo e gestione del servizio idrico integrato – Costituzione dell’Azienda pubblica regionale “Acquedotto Pugliese – AQP””, può sorgere il legittimo dubbio che la volontà di rendere partecipata la gestione delle risorse idriche regionali possa sconfinare nella sovrapposizione di competenze e di centri decisionali.

fontana pubblica2In 15 articoli il disegno di legge persegue due obiettivi: il perseguimento di interessi collettivi e l’ottimizzazione delle risorse finanziarie disponibili. Per far questo viene prevista un’azienda pubblica sottratta alle regole della concorrenza e in grado di garantire la gestione dell’intero ciclo  “con criteri di efficacia, efficienza, trasparenza, equità sociale, solidarietà, senza finalità lucrative” (art. 2): tale azienda, prevede il disegno di legge, sarà l’Acquedotto Pugliese – AQP, che potrà gestire anche attività diverse dal servizio idrico integrato “attraverso la costituzione di società anche miste e consorzi pubblici” (art. 5). E sempre nella logica del perseguimento di interessi collettivi l’art. 6 prevede che l’AQP possa “promuovere forme di consultazione della popolazione sulle modalità e sui livelli quantitativi e qualitativi di erogazione del servizio idrico integrato, mentre l’art. 8 nel Consiglio di Amministrazione prevede tre membri scelti in seno all’assemblea dei sindaci dei comuni pugliesi.  C’è da chiedersi  se il modello della gestione partecipata porti effettivi vantaggi alla collettività.

Il vero nodo da sciogliere è la tenuta del “pubblico” in termini, come recita il disegno di legge, di “efficacia ed efficienza”.  L’AQP dovrebbe prefiggersi gli obiettivi di un’azienda privata, quindi il conseguimento di un bilancio in pareggio anzi in attivo, l’introduzione di una strategia di ammodernamento costante, la previsione di benefit per gli attori sociali del processo di gestione delle risorse idriche. Ma, allo stesso tempo, dovrebbe essere soggetto e oggetto esso stesso di controllo, quel controllo che spetta a  un organismo di diritto pubblico, che proprio in quanto finalizzato ad ottenere “utili” sociali, deve prevedere nella sua strategia anche, per esempio, fasce di tariffe adeguate alle fasce di reddito, per fare in modo che l’acqua venga fruita e “goduta” da tutti e nella giusta misura, evitando disposizioni demagogiche (acqua a prezzi irrisorie non gratis) che inevitabilmente  genererebbero altri scompensi economici ben più dannosi.

CONDOTTA ACQUA

Acquedotto lucano-pugliese

Il pubblico deve governare i processi, gestirli con onestà e trasparenza. Ma la realtà ha dimostrato che non è possibile e che è necessario cedere la gestione operativa ai privati. Ciò che non deve mancare è il controllo e le verifiche pubbliche, eseguite con trasparenza, onestà, lungimiranza ed in modo da far sì che sui cittadini ricadano veri vantaggi e non promesse che non si riescono a mantenere.

logo AQP

<p>Sede dell'Aquedotto Pugliese a Bari</p>

Sede dell'Aquedotto Pugliese a Bari

Di sicuro una cosa è certa: l’acqua è un bene di tutti e deve essere fornita a chiunque ne ha bisogno, indipendentemente dal proprio reddito. Questo è il vero significato del lavoro a favore degli altri.

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