Una, dieci, cento monete

conchiglia_Moneta - Shutterstock
Conchiglie usate secoli fa come monete

Monete di bronzo a forma di coltelli, merluzzi, conchiglie, ma anche gettoni del telefono e i famosi miniassegni degli anni ’70: la curiosa storia delle monete, che non sempre hanno avuto la forma che conosciamo

 

Alessandro Giraudo*

La moneta è una favolosa invenzione, ma non è non così vecchia. Per tanti secoli, gli uomini hanno barattato pecore contro grano, pesci contro prodotti tessili, ossidiana contro miele e così via. Poi c’è stata una rivoluzione incredibile: l’invenzione della moneta, cioè di un segno monetario che tutti accettano; rappresenta un valore e facilita gli scambi perché non è detto che il venditore voglia comprare il prodotto che il compratore gli offre per pagare il suo acquisto

La seta della Cina ed il baratto silenzioso

Nella vecchia lingua cinese la parola pu significa abito, ma anche moneta (foto Pixabay)

Durante la dinastia degli Han (206 a.C.- 220 d.C.), la contraffazione delle monete di bronzo a forma di coltelli è così diffusa che l’imperatore Guang Wudi decide di fare accettare come moneta cereali, seta, conchiglie e canapa. Questa pratica è rilanciata dalla dinastia Jin nel 402 e la seta diventa un vero strumento di pagamento molto ricercato durante i periodi di inflazione e di instabilità politica. Si tratta di pezze di tessuto non colorato di dimensioni standard (60 per 110 cm.) arrotolate e facili da trasportare. Nella vecchia lingua cinese la parola pu significa abito, ma anche moneta. La seta è spesso offerta a delegazioni diplomatiche ed ai futuri sposi della dinastia (figli di capi tribù e principesse imperiali) che contrattano il matrimonio con i rampolli delle popolazioni nomadi sui confini del paese. Le pezze di seta sono scambiate lungo la Via della Seta e nei viaggi dei commercianti cinesi che si recano in India per acquistare spezie ed altri prodotti locali, pagati con la seta. Questa, all’esterno del paese, ha un grande valore…per molto tempo, nessun altro paese sa fabbricare la seta! 

I migliori mercanti sulla Via della Seta sono i Sogdiani, un popolo di origine persiana della Transoxiana (gli attuali Uzbekistan e Tagikistan), la cui lingua diventa la “lingua franca” per grand parte del percorso della Strada. Praticano con i mercanti cinesi il “baratto silenzioso”.  Il mercante cinese depone la sua seta ed altri prodotti che desidera vendere in un luogo prestabilito e se ne va; l’acquirente deposita, a sua volta, oro ed altri prodotti che propone ed abbandona il luogo. Il mercante cinese ritorna; se accetta lo scambio, prende i prodotti offerti e lascia la seta, altrimenti riprende la seta. Se vuole veramente vendere la sua seta, riparte ed attende – ma a una dovuta distanza – che l’acquirente aumenti la sua offerta.  Le due controparti non si parlano, si osservano da lontano, con un rispetto reciproco che spesso genera una relazione commerciale di lunga durata.

Ed i gettoni del caffè?

Durante il XIX secolo, nei paesi dell’America Centrale produttori di caffè, si è sviluppata una tradizione relativamente efficiente, ma molto strana. Tutti gli uomini che lavorano nella fattoria ricevono dei gettoni prodotti dal proprietario della tenuta per il lavoro che forniscono. Con questi gettoni possono pagare tutti i beni che comprano presso i dispacci alimentari e bazar che sono messi a loro disposizione. Di fatto, questo sistema finanzia il proprietario della fattoria perché paga il lavoro degli uomini solamente quando questi comprano dei beni che lui stesso fornisce. Sotto un   profilo sociale, questo sistema è una formula per “legare” a lungo gli uomini all’impresa perché sono trattati con un certo rispetto ed i loro salari sono probabilmente corretti e quindi non sono tentati di abbandonare la fattoria per andare a lavorare altrove. 

Questo sistema ricorda un po’ la “monetizzazione” del merluzzo.  Nella regione di Terre-Neuve (Canada estremo-orientale) a partire dall’inizio del XVII secolo, il merluzzo diventa una quasi-moneta. In effetti, gli abitanti di queste terre ottengono del credito per la loro vita quotidiana (alimentazione, strumenti di lavoro e di pesca, alloggio) dai commercianti locali e da fornitori specializzati; questi sono pagati con il pesce che sarà pescato durante la stagione della pesca. Al loro ritorno, i pescatori rimborsano il loro debito con dei barili di merluzzo salato che diventa l’unità di conto (112 libbre, cioè circa 51 chili). Se il valore del pescato è superiore al debito accumulato, il pescatore può scegliere fra un pagamento della differenza in contanti o il credito per l’acquisto di altri beni o eventualmente può cambiare di controparte. Nel caso contrario, il pescatore rimane legato al suo fornitore-creditore e non può scegliere un altro fornitore. Su queste terre il sistema è rimasto in vigore per molto tempo e solo a partire dal 1944, il governo canadese ha interdetto il pagamento in barili di pesce.

Perline di Venezia e conchiglie delle Maldive per il commercio degli schiavi

Inizialmente, le perline di Venezia sono un prodotto della bigiotteria che va a ruba nei porti levantini, del Maghreb e dell’Europa del Nord. Dopo la scoperta dell’America, le perline diventano un importante mezzo di pagamento. Si tratta di piccole sfere di cristallo usate per fabbricare collane e gioielli. Il vetro è un prodotto molto raro e costoso nel bacino indiano, in Africa e nelle Americhe e questo spiega il successo straordinario delle perline. Colombo già nel primo viaggio porta con sé delle perline per scambiarle o offrirle alle popolazioni locali “asiatiche” che prevede di incontrare. 

Le perline diventano la principale moneta di scambio per comprare gli schiavi dai capi-tribù dell’Africa occidentale – in particolare la tribù degli Ashanti – che li vendono ai mercanti, sovente portoghesi; questi li trasportano nei Caraibi e nelle regioni americane conquistate dai coloni europei. In seguito, negrieri di altre nazionalità partecipano a questo triste commercio. Ed è necessario segnalare una curiosità: gli archeologi hanno trovato in Alaska delle perline di Venezia di colore blu che sarebbero arrivate nella regione – all’epoca controllata dalla Russia – via lo stretto di Bering fra il 1440 ed il 1480…cioè prima della scoperta dell’America!  

E non bisogna dimenticare le conchiglie, soprattutto i cauri, divenuti una moneta internazionale accettata per tre millenni da tre continenti: Europa, Africa del Nord ed una parte dell’Asia (Cina e sud-ovest dell’India). Originarie delle Maldive e delle isole Sulu (tra le Filippine ed il Borneo), queste conchiglie hanno tutte le caratteristiche di una moneta: solida, maneggevole, divisibile e facilmente identificabile. Essendo privo di nazionalità e senza banca emittente, il cauri è accettato dalla Birmania a Timbuctu, dalla costa del Benin a quella del Bengala, dalle rive del Gange a quelle del Niger. 

Nel mondo africano il cauri è un segno di ricchezza, una soluzione per proteggersi contro l’inflazione ed uno strumento di pagamento riconosciuto da tutti (foto Pixabay) .

Nel mondo africano il cauri è un segno di ricchezza, una soluzione per proteggersi contro l’inflazione ed uno strumento di pagamento riconosciuto da tutti. Sul cauri si fonda la ricchezza dei grandi regni del Mali, del Dahomey e della Nigeria. I mercanti veneziani acquistano i cauri per inviali verso i mercati del Maghreb, dove sono scambiati contro polvere d’oro proveniente dal Mali e dalla costa occidentale dell’Africa.  Un ducato veneziano vale 400 cauri. 

Il cauri serve anche da zavorra per le navi dei mercanti arabi ed indiani che navigano nell’oceano Indiano, poi per i mercanti portoghesi e, in seguito, per i galeoni spagnoli, olandesi, inglesi e francesi. 

Il cauri diventa una moneta importante per esprimere il prezzo di uno schiavo nero: all’inizio del XVII secolo uno schiavo vale in media 55 libbre di cauri. Ad un certo momento, l’offerta di cauri diventa abbondante sulla costa africana, invece resta debole nell’Oceano Indiano. Questa realtà potrebbe favorire degli arbitraggi; ma i capitani delle navi preferiscono trasportare merci di più alto valore rispetto a quello dei cauri che occupano molto spazio nelle stive. 

Nel XVIII secolo iniziano a circolare falsi cauri; si tratta di molluschi che si trovano sulle coste del golfo di Guinea. Questo fatto è un colpo basso per la stabilità del valore del cauri. Inoltre, fra il 1868 e 1870 circa sette miliardi di cauri sono immessi sul mercato da parte dei mercanti inglesi, basati a Lagos. Questo “colpaccio” fa collassare il valore del cauri che è progressivamente rimpiazzato dalle monete locali emesse dai paesi coloniali. Nel 1909, i contadini del fiume Volta si ribellano contro l’amministrazione francese che non accetta più i cauri nel pagamento delle tasse e delle imposte; altri paesi seguono la decisione francese ed il cauri è progressivamente abbandonato, ma rimane nella simbologia dei culti religiosi e nella moda africana come oggetto che da un risalto particolare all’aspetto estetico di un vestito o anche di una persona. 

Con una conchiglia ti compro Manhattan

Ed un altro tipo di conchiglia, il wampun, è stato utilizzato dagli Olandesi per comprare Manhattan dalla tribù indiana Lenape. Nel 1626, Peter Minuit, il direttore della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, negozia per un montante di 60 fiorini, pagati in wampun (cioè delle perle tubolari fabbricate con delle conchiglie), l’acquisto di Manhattan e ne diventa il governatore. Nel 1641, il wampun è dichiarato moneta ufficiale in alcuni stati americani, come il Massachusetts e la Virginia. Solo 33 anni dopo, New Amsterdam passa sotto il controllo inglese con il trattato di Westminster (1674) che mette fine alla guerra fra gli Inglesi e gli Olandesi per il controllo dell’isola di Run (Indonesia), luogo principale della coltivazione della noce moscata, il cui prezzo è molto caro in Europa.  New Amsterdam diventa New York, in onore del duca di York.  

L’uso di merci diverse dal metallo come mezzo di pagamento ha continuato per molti secoli. Per esempio, alcune tribù della California utilizzano a lungo come moneta le teste rosse dei picchi, altre popolazioni impiegano penne d’uccello, denti di cane o di pescecane, zanne di elefante, le noci di cocco, le uova, l’olio, il tabacco, come nel Maryland.   

Le monete ossidionali

Durante gli assedi delle città, gli abitanti si mettono a tesaurizzare le monete d‘argento e d’oro per poter «salvare le loro vite» offrendo agli assalitori queste monete, nel caso di una invasione e di un saccheggio. Quindi la circolazione delle monete tradizionali si riduce in misura drammatica ed il contante viene a mancare.  Allora, i responsabili delle città fanno produrre delle monete ossidionali (dal latino obsidio, cioè assedio). Sono fabbricate schiacciando oggetti d’argento o anche di rame e di bronzo (vasi, bicchieri, posate) per formare delle lastre che poi sono tagliate in quadratini su cui si imprimono lo stemma della città ed un numero per indicare il valore di questa “brutta” moneta. Oppure si incollano delle pagine delle bibbie e di altri libri per ottenere un foglio di carta più spesso, ancora una volta tagliato, su cui si scrive il valore della nuova moneta. Spesso le palle di piombo dei moschetti sono appiattite e diventano una moneta su cui è stampata una contromarca. Si usano, anche, le carte da gioco firmate dal governatore con l’indicazione del valore del pezzo…o si fabbricano delle monete con della terracotta o del caolino. È interessante segnalare che il termine rublo deriva dal verbo russo rubit (cioè tagliare). 

I Vichinghi, dopo aver invaso il bacino del Volga, occupano le terre nere dell’Ucraina e continuano a fare delle razzie; nei bottini sovente figurano oggetti d’argento. Ancora una volta, questi sono appiattiti per formare delle lastre che sono poi tagliate in pezzi di metallo con cui i mercanti vichinghi possono pagare le spezie che comprano sul mercato di Bagdad…

Le monete ossidionali sono molto ricercate dai collezionisti numismatici perché ne esistono poche in circolazione e sono molto rare e care.  Infatti, alla fine dell’assedio, gli abitanti vogliono liberarsi di queste monete che ricordano loro un momento pericoloso della loro vita, di stenti e di sofferenze. Quindi, appena è possibile, cambiano queste monete con quelle emesse dalla zecca locale o della regione che assorbe le monete ossidionali e le fonde per ottenere dei metalli destinati alla stessa zecca o a fabbricare altri prodotti. 

Sigarette, medicine, gettoni da gioco…denti d’oro

Le sigarette, un tozzo di pane, le patate, un pezzo di lardo e certe medicine (antalgici ed antipiretici) sono da sempre una moneta di scambio nelle prigioni e nei campi di concentramento di qualsiasi regime politico…Gli schiavi cercavano di procurarsi una noce moscata, considerata un prodotto che calma i dolori. Anche i denti d’oro sono da sempre stati una moneta di scambio, come l’offerta di servizi sessuali fra i detenuti e fra i detenuti ed i guardiani.

Alessandro Giraudo
L’economista Alessandro Giraudo

Nell’Indocina francese ed in Cina del Sud spesso mancavano delle monete spicciole che sovente erano rimpiazzate dai gettoni da gioco usati nei casinò (in porcellana o in terracotta)…Ed in Italia, ad una certa epoca, caramelle e gettoni telefonici hanno rimpiazzato gli spiccioli, prima che le banche iniziassero a stampare degli assegni da 50 e 100 lire… (2. fine. La prima parte e’ consultabile a questo link)

 

(*) Alessandro Giraudo insegna a Parigi in una Grande Ecole. E’ l’autore di una ventina di libri fra cui Storie Straordinarie delle Materie Prime (1&2) e Quando il ferro era più caro dell’oro, pubblicati da ADD Editore, Torino.

Articoli correlati