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Un tempio cristiano che canta un inno alla natura

Sono passati poco più di 15 mesi dalla scomparsa di Giuliano Mauri, l’artista che ha progettato strutture architettoniche utilizzando solo materiali naturali, tronchi di legno, rami, foglie e ricavandone grandiose cattedrali vegetali.

Il 4 settembre a Oltre il Colle nel Parco delle Orobie in provincia di Bergamo, sarà inaugurata la sua ultima espressione di land art, una vera e propria cattedrale, opera postuma voluta e costruita dal figlio Roberto con la collaborazione delle maestranze del posto seguendo gli schemi originali, le misure e i materiali così come Giuliano Mauri la sognò e la realizzò nei suoi disegni. L’opera è monumentale. Costruita su una superficie di 650 metri quadrati, è coinvolgente: una vera cattedrale a 5 campate alta da 8 a 15 metri, lunga 29 e larga 24. Le colonne sono costituite da 8 alberelli collegati fra loro da telai ottagonali che si incontrano in alto per dare vita ad archi a sesto acuto e che ricordano l’eleganza tipica dell’arte gotica. 

 

uno scorcio dell'opera

 

Una suggestiva immagine della cattedrale

La struttura originaria e provvisoria della cattedrale è stata realizzata utilizzando materiali di scarto e di risulta della potatura dei boschi e delle selve, tronchi e rami che nel presente fanno da gabbia di sostegno ai giovani alberelli di carpino e faggio e che con l’opera di disfacimento da parte degli agenti atmosferici, col passare del tempo, saranno concime per la loro crescita e che da essi sarà sostituita. Nel corso degli anni i giovani alberi carpino e faggio cresceranno di circa 50 centimetri l’anno. Poi, con tagli e potature le loro forme saranno adattate per formare una vera e propria “Cattedrale Vegetale”.

L’architetto paesaggista Giuliano Mauri è nato nel lodigiano nel 1938 dove ha vissuto fino alla sua morte il 29 maggio dello scorso anno. La sua passione per la natura è celata nei suoi numerosi interventi ambientali e nelle sue architetture naturali che gli hanno regalato la notorietà e la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1976, alla Triennale di Milano nel 1992 e alla Biennale di Penne nel 1994. Mauri nel corso della sua vita ha firmato opere artistiche reali ed appassionanti. «Le strutture in legno di Giuliano Mauri – diceva P. Restany – hanno la complessità dei cavalli di frisi e delle reti di profondità: sono supporti di bandiere o di pali di mulini a vento che rinviano alla nostra coscienza dell’immaginario».

Indiscusso protagonista nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, Mauri ha lavorato trasmettendo la sua sensibilità attraverso la sua land art intervenendo sul paesaggio ed elaborando i suoi progetti partendo dalle problematiche del luogo prescelto, concependo opere insolite e magiche che qualcuno ha descritto come “trappola, poesia, sortilegio, capace di trasportarci dentro i confini di una natura che diventa rifugio e sogno”.

 

 

lo scheletro dei pilastri della cattedrale

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