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Un mare d’inquinamento

Migliorare il benessere e la qualità della propria vita ha un prezzo? Per qualcuno sì, ed anche molto alto: l’acqua. Sembra una minaccia apocalittica, invece, mestamente, è un dato sempre più attuale. Dai primi studi compiuti negli anni ’80, fino a quelli più vicini ai nostri giorni, ogni anno migliaia di tonnellate di farmaci e prodotti per il corpo e la pelle, profumi, cosmetici e biofarmaci vengono smaltite nelle acque terrestri, con massicce  conseguenze in fatto di inquinamento delle acque stesse, di chi ci vive dentro e dell’uomo.

<p>corso d'acqua contaminato</p>

corso d'acqua contaminato

Il discorso potrebbe addentrarsi in una aggrovigliata matassa scientifica; pertanto è bene comprendere all’inizio come questa “nuova classe di inquinanti”, definita PPCP’s (Pharmaceuticals and Personal Care Products), seppur benevoli da un punto di vista terapeutico, risulti dannosa per l’ambiente e per le acque, quando si verifica uno smaltimento improprio di farmaci, gli scarichi delle industrie farmaceutiche, ma soprattutto – ed è questa una novità per chi non è un “addetto ai lavori” –  l’escrezione dell’organismo.
Proprio così. Il prodotto, una volta assunto, entra nei processi metabolici attraverso i quali può essere degradato o subire trasformazioni chimiche; detto in modo più semplice, quella percentuale di composto che il corpo espelle va a finire negli scarichi domestici senza che gli impianti di depurazione facciano il proprio dovere, cosicché queste sostanze tossiche raggiungono le acque superficiali;

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campioni di medicinali

tuttavia l’esposizione alla contaminazione ambientale delle acque non è riferibile alla fauna ittica proveniente dai fiumi, il cui consumo è attualmente del tutto occasionale e di scarsa entità, ma all’assunzione dell’acqua potabile o, indirettamente, all’utilizzo di acque potabili nell’industria alimentare. Pur essendo stati oggi inquadrati con una certa precisione i termini quantitativi dell’inquinamento da PPCPs, resta aperta la questione di quali siano le iniziative più appropriate per la soluzione del problema: soluzioni di carattere sociale, ossia una modifica dei comportamenti e delle abitudini di vita, anche personali; nello smaltimento di tutti questi prodotti, favoriti da una maggiore consapevolezza della questione ambientale;

<p>Un impianto di depurazione delle acque reflue</p>

impianto di depurazione di acque reflue

soluzione di carattere tecnico, attraverso una maggiore efficienza degli impianti di depurazione delle acque reflue, per merito anche di una regolamentazione più attenta ad arginare il fenomeno; soluzione di carattere scientifico: Green Pharmacy, una “sfida” lanciata da alcuni ricercatori nell’ottica di una “farmaceutica ecosostenibile“, cioè che tenga anche conto dei risvolti ambientali.
Quello che viene suonato è un bel campanello d’allarme, quindi, e suona ancora più forte se si pensa che da un lato sembra esistere una sorta di negligenza da parte di molte industrie che si mostrano incuranti e indolenti rispetto al problema; dall’altro, la ridotta informazione e un’eco ancora più flebile da parte dei media non contribuisce a far sì che si prenda reale consapevolezza del danno ambientale che va via via accrescendosi col tempo.

23 marzo 2010

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