Un grattacielo in città: a chi serve?

Il palazzo di 120 metri che dovrebbe sorgere a ridosso dell'ex Fibronit nel rione Japigia

Continua la rassegna di opinioni sul futuro urbanistico di Bari. Il dibattito sul consumo di suolo investe sia gli edifici di valore storico  da abbattere o già abbattuti sia i complessi edilizi che stanno per sorgere, e le associazioni che fanno parte della Consulta comunale all’Ambiente esprimono il loro parere. Parliamo del grattacielo, il primo del genere, che dovrebbe essere costruito a ridosso del Parco della Rinascita con la riflessione del delegato alla Consulta per l’Ordine dei Geologi di Puglia, Sante Sabatiello

 

Sante Sabatiello (*)

Secondo le definizioni date dal Piano regolatore generale di Bari (PRG), variante adottata con delibera consigliare n° 991 del 13/12/1973 ed approvata con decreto del Presidente della giunta regionale n° 1475 del l’8/7/1976, l’area in cui sorgeva la ex Fibronit è classificata “zona per attività terziarie“. Si tratta di una zona ove sono ammesse attività di commercio, all’ingrosso ed al minuto, alberghi e pubblici servizi, attività ausiliarie al commercio, gestioni finanziarie, servizi per lo spettacolo, pubblica amministrazione e studi professionali, e residenze nella misura massima del 50% del volume ammesso.

Confinante con l’area del futuro Parco della Rinascita in via Caldarola ad angolo con via Oberdan ecco che “spunta” nientemeno che il progetto di costruzione di un grattacielo di 120 metri di altezza con ai “piedi” un edificio destinato ad hotel e uffici. A presentarlo al Comune di Bari ripartizione Urbanistica è la S.r.l. Opera Prima proprietaria dei terreni che si estendono per 2 ettari, destinati per metà ad uso residenziale e per metà a uffici e negozi.

Tale progetto – si legge nell’articolo di Samantha Dell’Edera sul Quotidiano di Puglia del 14 febbraio u.s.- si inserisce in un precedente piano di lottizzazione approvato il 9 maggio del 2013, ma che non ha mai avuto il permesso di costruire perchè nel sottosuolo si rilevarono tracce di inquinamento nella falda.

Negli anni a seguire l’Impresa che aveva presentato il progetto dichiarava fallimento e i terreni finivano all’asta (insieme al piano di lottizzazione e alla bonifica da terminare). La nuova Società pochi giorni addietro ha ripresentato un progetto, differente dal precedente, ma con le stesse volumetrie, chiedendo una variante isometrica al piano di lottizzazione del 2013 – che prevedeva 6 edifici da 45 metri di altezza ciascuno – e un parcheggio multipiano dal  lato Parco ex Fibronit.

Inquinamento del suolo?

Il grattacielo di 120 metri è stato già definito “Japigia Tower”

A partire dal 1995, sui terreni della Fibronit sono stati eseguiti indagini, rilievi, demolizioni, scavi e interventi mirati alla bonifica dei luoghi contaminati con l’intento di creare un grande parco – il Parco della Rinascita – da restituire alla cittadinanza. Ma i rilievi geognostici effettuati, hanno evidenziato un grave ed esteso inquinamento da amianto degli strati superficiali del suolo e gli interventi tecnici adottati si sono rivelati poco efficaci per evitare ripercussioni sulle aree circostanti il sito inquinato.

Considerata l’eterogeneità di questo sito, il tipo di inquinamento (amianto anche in matrice friabile), l’ubicazione dell’area e la carente caratterizzazione del sottosuolo, in maniera particolare della falda idrica sottostante il sito, vi è ancora presenza di amianto nell’ambiente circostante, tant’è che su diverse aree del futuro Parco non potranno essere eseguiti scavi di qualsiasi genere, né potranno essere messi a dimora alberi ad alto fusto.

Da studi, indagini e misurazioni geofisiche attendibili, sia tramite campionamenti del suolo, del sottosuolo e delle acque di falda, eseguiti dal prof. Cotecchia e dal prof. Paglionico, emerse che l’area  presentava per una profondità variabile da 1 a 5.5 metri  zone contaminate da amianto (ora ricoperte da 1 metro di terreno riveniente dalla messa in sicurezza d’emergenza). Le indagini relative allo stato della falda furono condotte dall’ISPESL di Roma e rilevarono  concentrazioni di fibre di amianto nell’acqua variabili da un minimo di 1800 fibre/litro ad un massimo di 9000 fibre/litro, ciò a conferma che la contamina-zione di amianto aveva quindi  raggiunto la falda acquifera.

Sebbene il D.M. 471/99 non abbia  previsto un limite massimo di fibre di amianto nell’acqua di falda, la situazione si presentava estremamente preoccupante, soprattutto perché, dagli atti esaminati, essa non risultava mai essere stata opportunamente considerata. La preoccupazione derivava sia dal fatto che nel tempo la concentrazione di fibre di amianto nell’acqua potesse aumentare, sia dalla possibilità di diffusione di fibre di amianto nell’aria a seguito dell’utilizzo dell’acqua proveniente dalla falda. In merito a quest’ultimo aspetto si considerava  la possibilità che l’acqua potesse essere utilizzata per operazioni di lavaggio (piazzali, pavimenti, etc.) o per l’irrigazione; in entrambi i casi, successivamente all’evaporazione dell’acqua, si avrebbe avuto diffusione di ingenti quantitativi di fibre, con possibile pericolo per l’uomo. Basta considerare che l’utilizzo di un metro cubo di acqua contaminata da 5000 fibre di amianto per litro può comportare il rilascio di ben 5.000.000 di fibre (il limite massimo ammissibile di fibre nell’aria è di 2 fibre per litro di aria).

La bonifica dell’area: si esprime la Regione Puglia

Negli anni a seguire si sono succeduti  interventi di bonifica dell’area e indagini che hanno evidenziato ancora presenza di materiali contaminati sia nei terreni di riporto  superficiali che nei terreni naturali in posto.

Pertanto, la Giunta Regionale, con Presa d’atto  27 marzo 2023, n. 391 ( Sito di interesse Nazionale ex Fibronit. Accordo di Programma per la bonifica e il ripristino ambientale delle aree di proprietà della Finanziaria Fibronit s.p.a. …) delibera:

per una dettagliata ricostruzione della idrologia del sito e delle caratteristiche idrochimiche della falda, si richiede di apprezzare i piezometri per un monitoraggio in  continuo del livello di falda e dello stato qualitativo della medesima falda”;

“(…) nell’ambito delle attività di monitoraggio commissionate dal Comune di Bari ad ARPA Puglia, è stato rilevato un complesso quadro di inquinamento delle acque di falda non circoscritto al solo perimetro del SIN;

“Per ciò che riguarda la contaminazione delle acque sotterranee, è stata condotta un’Analisi di rischio finalizzata alla quantificazione del rischio residuo per i futuri fruitori del SIN, una volta riqualificato a parco, associato alla possibile volatilizzazione di vapori dalla sottostante falda superficiale contaminata.

(…) Le risultanze delle elaborazioni, eseguite a mezzo di software Risknet, hanno evidenziato per tutti i bersagli sito-specifici individuati l’accettabilità del rischio residuo, sia per i contaminanti cancerogeni che per i contaminanti tossici, associato all’esposizione a potenziali vapori provenienti dalla falda superficiale.

Sulla base della contaminazione della falda e dei risultati dell’Analisi di rischio, ISPRA evidenzia la necessità di estendere lo studio piezometrico e idrogeologico, nonché di implementare i monitoraggi, sia per definire l’entità areale della contaminazione e  le  sue eventuali evoluzioni nel tempo, sia  per individuare le potenziali  aree sorgenti di inquinamento in relazione al rischio di interazione con i bersagli sensibili”;

– il piano di monitoraggio della acque di falda,(….) programma ulteriori campionamenti delle acque sotterranee finalizzati a valutare l’evoluzione nel tempo del quadro di inquinamento delle acque di falda rilevato nel SIN “Bari – Fibronit” e a verificare la permanenza della condizione, per i futuri fruitori del sito, di accettabilità del rischio residuo associato all’esposizione a potenziali vapori provenienti dalla falda superficiale”.

Stante tale monitoraggio in atto della falda acquifera, al fine di verificarne l’evoluzione nel tempo del grado di inquinamento e del genere,  é follia pensare di costruire sui terreni adiacenti il futuro  Parco della Rinascita edifici di qualsiasi tipologia le cui fondazioni comporterebbero movimenti di terra e l’attraversamento della sottostante falda acquifera dichiarata contaminata.

Le ragioni del no

Sono assolutamente da evitare potenziali apporti di amianto con la falda sottostante e con le acque meteoriche che possono infiltrarsi lateralmente.

Oltre alle abitazioni il progetto prevede ammesse attività di commercio all’ingrosso ed al minuto, alberghi e pubblici servizi, attività ausiliarie al commercio, gestioni finanziarie, servizi per lo spettacolo, pubblica amministrazione e studi professionali

E’ necessario  effettuare uno studio dettagliato del sottosuolo, con particolare riguardo all’andamento della falda acquifera nel tempo e al suo grado di contaminazione da parte di agenti cancerogeni e tossici.

Ma é follia estrema pensare di costruire su quei terreni addirittura un grattacielo di 120 metri (circa 40 piani) con una tipologia fondale costituita da palificate di 120/190 pali del diametro di 1200/ 1900 millimetri che penetrano il terreno fino a 54 metri di profondità, per un totale di 45.000 metri cubi di calcestruzzo. A ciò si aggiunge la costruzione dell’endoscheletro di acciaio da agganciare alla struttura.

Non solo, ma anche l’impatto visivo sul quartiere sarebbe negativo, stonerebbe una tale altezza a confronto con le altre costruzioni e toglierebbe luce ai palazzi circostanti con la sua lunga ombra. L’inserimento di un edificio alto nel palinsesto della zona comporterebbe una serie di opere di urbanizzazione e di infrastrutturazione diffuse lungo tutta l’area, dove già gli spazi sono limitati.

Va bene costruire un segno nuovo per dare un’identità contemporanea a una città che cambia, ma non su questi terreni e non mentre è in programma un monitoraggio sulla falda acquifera sottostante terreni adiacenti contaminati da amianto.

Continuiamo ad assistere al dissennato consumo di suolo nella nostra città, già assai carente di verde e assetata di spazi aperti.

Quando si finirà di “vedere” la città come un contenitore da riempire, anziché uno spazio da vivere?

 (*) geologo, Presidente del consiglio di disciplina dell’Ordine dei Geologi

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