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Un bollino ci salverà?

Non si muove foglia, che bio non voglia. Un’ Eurofoglia per coprire le cose più naturali dell’Unione Europea. Non le nudità di una biblica Eva, bensì la produzione certificata biologica. Dusan Milenkovic, grafico serbo naturalizzato in Germania, si è aggiudicato con il suo bozzetto della “Euro Leaf” ben 130mila voti, il 63% dei giudizi totali espressi.

<p>il logo di Eurofoglia </p>

il logo di Eurofoglia

Sbaragliando così oltre 3.500 concorrenti e portandosi a casa per mano della commissaria alla politica agricola comune Mariann Fisher Boel proprio in questi primi giorni del febbraio 2010, i 6 mila euro del premio messo a concorso dalla Direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale dell‘Unione Europea. Dal primo luglio, a seguito delle nuove direttive in materia entrate in vigore nel gennaio 2009 e relative a produzione, controllo ed etichettatura, questo marchio verde brillante con le sue dodici stelle bianche (di cui una cometa) renderà riconoscibili i prodotti biologici ai consumatori dei 27 Paesi membri, circa 500 milioni di individui che parlano 23 lingue ufficiali diverse.

L’allargamento del biologico sta così seguendo quello dell’Unione. Croazia, Turchia e Macedonia bussano alle porte e nel frattempo tentano di mettersi al passo con gli Stati più avanzati per quanto riguarda la loro produzione agricola biologica, stando a quanto registrato dai rispettivi report sul recepimento dell’acquis comunitario, ossia dal monitoraggio degli standard comuni che vincolano gli aderenti dell’Unione Europea e coloro che vogliono entrare a farne parte.

<p>mucche al pascolo, sullo sfondo una fattoria</p>

mucche al pascolo, sullo sfondo una fattoria

Intanto proliferano le campagne volute dalla Commissione Europea – dall’Aix-en-Provence francese alla polacca Poznan, passando per la campagna di Berlino e un’italica fattoria biologica in Toscana – con spot su olio d’oliva, carne e latticini, verdura e frutta, rivenditori e distributori, macchine agricole e allevamenti, produzione di cibi pronti e birra. Qui il consumo e la produzione di biologico sono ormai un mercato assodato. Una priorità in Francia, con l’obiettivo di triplicare l’attuale superficie a biologico entro il 2012; segnali di crescita in Spagna, Germania e Danimarca e, solo per l’Italia, riferisce il Ministro Zaia, «consumi aumentati del 7,4% nel primo semestre 2009 (dati Ismea), un fatturato di circa 3 miliardi di euro, ben 45mila aziende agricole biologiche e oltre 1 milione di ettari di superficie coltivata».

<p>Zaia Luca Ministro per le Politiche Agricole e Forestali </p>

Luca Zaia Ministro per le Politiche Agricole e Forestali

Il biologico farebbe così bene alla salute, al paesaggio e anche all’occupazione, se è vero quanto rivelato da uno studio del 2006 per cui si diceva che l’agricoltura biologica aveva generato nel Regno Unito il 32% di lavoro in più per azienda rispetto ad un’azienda tradizionale equivalente, con addetti in media 7 anni più giovani. Ma nel settore certo non mancano voci discordi che incrinano tanto ottimismo.

<p>allevamento di mucche - interno</p>

allevamento di mucche - interno

Tra i fattori di maggior criticità, l’ingente budget del piano di Politica Agricola Comune che assorbirebbe la metà dei finanziamenti complessivi dell’Unione, oltretutto per molti troppo spesso indirizzati a mega-aziende con metodi di coltivazione invasivi. Senza contare la permessività di uno 0,9% di ingredienti Ogm nella definizione di ciò che è biologico, le recenti aperture legislative sull’importazione da Paesi terzi e la flessibilità delle norme previste in ragione delle differenze climatiche locali, culturali o strutturali di un territorio così vasto come quello dell’Unione. Una flessibilità che, secondo le notizie della Radiotelevisione svizzera fa affermare alla portavoce di Bio-Suisse, Jacqueline Forster-Zigerli, che questo nuovo logo europeo non sia affatto sinonimo di trasparenza per i consumatori, essendo in alcuni casi molto meno severo rispetto a quanto prescritto in Svizzera.

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