Un asilo nido nel palazzo della Regione Puglia

asilo nido
A Bari 8 tra nuovi asili nido e scuole dell'infanzia grazie al PNRR (Foto di Polesie Toys da Pexels)

La Giunta comunale approva progetto da candidare ai fondi del PNRR . Bari esempio positivo, ma il bando non ha avuto grande successo: perché?

 

Un asilo nido per i dipendenti della regione Puglia, ma non solo. Un asilo nido frutto della sinergia di intenti tra Comune di Bari e Regione: il primo ha candidato ai fondi del PNNR (Missione 4 – Istruzione e Ricerca – Componente 1 – Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione) la struttura da allocare nella sede degli uffici regionali di via Gentile, a Japigia; la seconda ha dato la sua disponibilità a concedere l’area di sua proprietà per realizzare un edificio che permetterà ai lavoratori e alle lavoratrici che prestano servizio negli uffici regionali di via Gentile, di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Ma non sarà una struttura riservata esclusivamente ai dipendenti pubblici, perché l’asilo nido di prossima costruzione potrà accogliere anche altri bambini, in un’ottica di apertura al territorio.

Il progetto

Il progetto, redatto dai tecnici della ripartizione IVOP del Comune di Bari e condiviso con gli assessorati regionali alle Infrastrutture, al Welfare e alla Formazione e lavoro, prevede la realizzazione di un edificio che si sviluppa sul solo piano terra e non presenta barriere architettoniche, destinato ad asilo nido e progettato per un massimo di 60 piccoli e piccolissimi utenti fino all’età di 3 anni.

Paola Romano
L’assessore Paola Romano (Fonte: www.comune.bari.it)

Bari ha già candidato ai Fondi del PNRR ben 8 asili nido ed è tra i Comuni che hanno predisposto il maggior numero di candidature di queste strutture ai fondi straordinari nazionali. «Abbiamo voluto cogliere l’occasione offerta dal Pnrr – commenta l’assessora alle Politiche educative e giovanili Paola Romano -, convinti che i nidi siano infrastrutture fondamentali per combattere la povertà educativa e sostenere concretamente le famiglie. Per noi si tratta di un’opportunità irripetibile per colmare un gap storico nel sistema dei servizi dedicati all’infanzia».

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Asili nido, i Comuni dicono “ni”

Certo di asili nido si sente fortemente la mancanza, la loro assenza limita pesantemente la partecipazione soprattutto delle mamme al mondo del lavoro. Alcune aziende illuminate hanno asili nido al loro interno, ma è nel pubblico che mancano queste strutture. Il PNRR ha previsto un apposito bando per la realizzazione di asili nido, servizi  integrativi e sezioni primavera, in modo da raggiungere almeno l’obiettivo minimo previsto dalla Commissione europea del 33% di nidi sull’intero territorio nazionale. Eppure i Comuni hanno disertato il bando, richiedendo solo 1,2 miliardi di euro, la metà di quelli messi a disposizione, al punto che il Ministero dell’Istruzione, cui fa riferimento questa sezione del PNRR, si è visto costretto a prorogare al 31 marzo la scadenza del bando stesso.

Tra le difficoltà da parte dei Comuni – in prima linea quelli piccoli e piccolissimi -, la più forte riguarda la progettazione e i costi di la gestione dei nidi, che è totalmente a carico dell’amministrazione comunale, diversamente dagli istituti scolastici, che sono in carico allo Stato. Ma forse non tutte le amministrazioni sanno che lo Stato sostiene i Comuni nelle spese di gestione dei nidi.

Un altro limite è proprio individuato nei meccanismi dei bandi: molti Comuni si sono trovati, per inesperienza e scarso tempo a disposizione, a doversi districare contemporaneamente tra bandi diversi in settori differenti.

Formare gli educatori

Quello di Bari, dunque, che ha candidato 9 asili nido, è un esempio positivo che non può non essere tenuto in considerazione. Lo step successivo sarà il reperimento e la formazione di educatori specializzati. Non si può perdere tempo. Sarebbe il caso che il Ministero dell’Istruzione avviasse quanto prima un tavolo con le Regioni, Anci, le Università, il sindacato, gli enti gestori e il Terzo settore per iniziare a fare programmazione dei posti e assicurare abbastanza figure qualificate. Il traguardo da raggiungere è comunque quello di lavorare insieme per rendere più attrattivo il lavoro nei servizi educativi 0-6 anni, migliorando le condizioni di lavoro nel settore.

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