Un’altra discarica abusiva in un parco – LE FOTO

Questa volta la scoperta è stata fatta dalla Guardia di Finanza di Pesaro nel Parco del Furlo

 

Non vogliamo imparare la lezione. Non vogliamo capire come che se continuiamo ad inquinare tra poco non ci sarà più niente da fare neanche per noi. È assurdo continuare ad inquinare persino i posti in cui viviamo, non riusciamo nemmeno a tener puliti i parchi naturali, piccole oasi create dalle istituzioni per salvaguardare quanto più possibile gli ecosistemi che ci permettono di vivere. E noi, invece di tutelarli, li imbrattiamo con ogni tipo di rifiuto, gli diamo fuoco per costruire case, capannoni, fabbriche o strutture ricettive. Viviamo di controsensi che non vogliamo ne ammettere ne vedere. Basterebbe davvero poco cambiare rotta, basterebbe soltanto aprire gli occhi e usare la testa.

Intanto, un altro paradiso è stato aggredito dai rifiuti. A ridosso del Parco Naturalistico del Furlo e delle rive del Candigliano, nelle Marche, i militari della Guardia di Finanza di Pesaro e Urbino hanno sequestrato un’area utilizzata come discarica abusiva di oltre 1.250 metri quadrati.

Tutto è iniziato durante alcuni controlli del territorio nella zona di Cagli, dove tra la vegetazione sono stati notati cumuli sospetti di materiale di varia e sospetta natura. L’area era recintata per cui è stato necessario l’intervento di un elicottero della Sezione Aerea di Rimini. Così è stata accertata la presenza di rifiuti mentre dagli accertamenti è emerso che i proprietari dell’area non avevano alcuna autorizzazione per la gestione di tale materiale. A questo punto è scattata la perquisizione dell’area che ha interessato anche alcuni locali vicini, di si trovava il gestore della zona. Sono stati così scoperti ingenti quantitativi di rifiuti, molti dei quali identificabili come RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), speciali e pericolosi. Scoperti oltre 60 tra frigoriferi e congelatori, cinque metri cubi di copertoni usati, motori e parti meccaniche di diverse autovetture (alcuni dei quali percolanti olio), batterie per automobili, decine di biciclette e ingente materiale di scarto da lavorazione edile. Sono in corso anche approfondimenti sul materiale utilizzato per coprire un capanno presente, perché c’è il sospetto che sia amianto.

Al termine dell’attività, l’uomo che aveva la disponibilità del fondo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Urbino per attività di gestione di rifiuti non autorizzata, mentre l’intera area è stata sequestrata, in attesa della bonifica.

Per evitare che ciò accada di nuovo, il legislatore dovrà prevedere quanto prima un inasprimento delle pene e magari nuove leggi ad hoc per gestire meglio i reati ambientali.

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