Ulivi uccisi dalla Xylella, il futuro? Rigenerazione sostenibile e oggetti di design

Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, tre giovani imprenditori della startup VAIA

Dal Trentino al Tacco d’Italia. Esperti e cittadini tutti insieme per ridare dignità al territorio pugliese ferito, a sostegno di un’economia locale oramai in ginocchio

Il futuro degli ulivi uccisi dalla Xylella fastidiosa è un ritorno al passato. Gli ulivi, oltre a deliziare i palati con i loro frutti succulenti, offrono un legno morbido, delicato e perfetto per essere lavorato. Dagli ulivi uccisi dalla Xylella possono infatti essere modellati oggetti di design di altissimo pregio, da utilizzare in cucina, da indossare o semplicemente da esporre. Questa è la proposta della startup Vaia, che dal Trentino-Alto Adige vuole  ridare vita ad alberi oramai definitivamente compromessi, un mix tra ecologia e stile. Dal Tacco d’Italia parte invece “Rigenerazione sostenibile”, il progetto per ricostruire il territorio del Salento distrutto dalla Xylella. Si tratta di una serie di investimenti fatti da parte di aziende agricole ed agroalimentari, ma è anche un progetto di ricerca, coordinato dal Dajs e supportato da sei prestigiosi enti pubblici di ricerca.

L’appello della startup Vaia: «Chi ama e chi lavora il legno d’ulivo ci contatti»

Il cuore verde del Trentino batte anche in Puglia, partendo da un progetto congiunto di riutilizzo difensivo del territorio. L’idea è quella di ridare vita ai nodosi trochi degli ulivi, attaccati dalla Xylella, per farne oggetti di design. Servono l’impegno e la sensibilità di ognuno di noi: ricercatori e professori universitari, Guardia forestale, botanici, artigiani, agricoltori, studenti e associazioni. Tutti chiamati all’appello, per rimettere al centro l’ambiente e il territorio, con la missione di trasformare in risorsa le materie prime distrutte o sprecate. A partire dal legno, così prezioso, durevole e utilizzabile senza nessun consumo di energia elettrica. Nessuna occasione deve andare perduta, occorre agire per svegliare la coscienza collettiva.

«e se produrre non significasse depauperare, bensì ripristinare le risorse naturali di un ecosistema?»

Tecnologia, sostenibilità, coraggio imprenditoriale sono gli elementi alla base della startup Vaia, nata a Borgo Valsugana (TN) dall’idea di Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, tre giovani imprenditori under 30 che hanno voluto ridare vita agli alberi abbattuti nelle foreste del Triveneto, durante la tempesta del 2018, decidendo di produrre un oggetto iconico: una piccola cassa che amplificasse il messaggio sul tema ambientale. Un prodotto realizzato con una materia prima finora non adoperata: il legno caduto durante la tempesta. Così, dopo l’acero rosso del Trentino, lo stesso con cui Stradivari più o meno quattro secoli fa realizzava i suoi celeberrimi violini, ora potrebbe toccare all’ulivo pugliese rappresentare la sfida ecologica, ma anche imprenditoriale di Vaia.

La lezione del presente

La vision di VAIA è di realizzare oggetti utili sia all’uomo che alla natura, implementando un modello di business attento non solo ai bisogni delle persone, ma che metta al centro la natura e il territorio. La sostenibilità economica per VAIA esiste nella misura in cui la sostenibilità ambientale è il risultato diretto dell’attività d’impresa. L’obiettivo del team è valorizzare le materie prime provenienti da tutti quei luoghi colpiti da calamità naturali. L’intervento di VAIA in queste zone mira a contenere l’impatto sull’ambiente. Inoltre, una parte dei ricavi è sempre destinata a ricostituire l’equilibrio dell’ecosistema esistente prima del disastro ambientale.

La Xylella avanza ancora

La Xylella avanza ancora. Ma adesso c’è un piano

Un totale di 1150 decreti che dispongono l’abbattimento di altrettanti ulivi è stato notificato dal 4 novembre a oggi in territorio di Ostuni, Fasano e Cisternino, nella Piana degli ulivi millenari del Brindisino. Si tratta di piante risultate infette, a causa dell’azione del batterio Xylella, a seguito del monitoraggio dell’osservatorio fitosanitario della regione Puglia.

“Rigenerazione sostenibile” è il progetto che consentirà al Salento di tornare verde attraverso la ricostruzione dell’agricoltura, del paesaggio e dell’economia del territorio distrutto dalla Xylella. Sarà compito del distretto agroalimentare di qualità jonico Salentino (Dajs) realizzare il piano di riforestazione per la costruzione di “corridoi ecologici” che andranno a ricreare il paesaggio verde a cui eravamo abituati e che ora non c’è più, cancellato dalla più grande fitopatologia che si ricordi a memoria d’uomo.

“Rigenerazione sostenibile” è un programma di investimenti fatti da parte di aziende agricole e agroalimentari ma è anche un progetto di ricerca, coordinato dal Dajs e supportato da sei prestigiosi enti pubblici di ricerca: Università del Salento (Unisalento), Istituto Agronomico Mediterraneo (Ciheam), Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), Centro Nazionale Ricerche (Ipsp – Cnr), Università degli Studi di Bari (Uniba), Politecnico di Bari (Poliba). È importante ora sensibilizzare le comunità locali sull’opportunità di investire in un sistema di riforestazione, di connessione di piccole porzioni di territorio che riproducano l’ossigeno che manca dopo la perdita di milioni di ulivi. Il bosco immaginato per il Salento non avrà solo valore estetico, ma anche produttivo: il carrubo e altre essenze potranno creare filiere produttive aggiuntive.

 

 

 

 

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