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Uappy, per un acquisto in condivisione

Più risparmio e meno sprechi. È ciò che si prefigge Uappy, il primo portale sharing e-commerce (vale a dire una sintesi tra economia della condivisione e commercio via internet), lanciato con tre parole chiave: cerca, compra, condividi.

uappy logo

Uappy appartiene di fatto al filone della cosiddetta sharing economy, vale a dire l’economia della condivisione,

Si tratta di una piattaforma web e applicazione smartphone, per la condivisione degli acquisti, ideata da quattro pugliesi, convinti che comprare meglio e insieme sia la soluzione per il presente e per il futuro. Un esempio? Lo fanno loro stessi sul sito di Uappy  : “Ti serve una tenda grande per andare in campeggio con tutta la famiglia, ma sai che le tue ferie sono solo ad agosto e non ti va di spendere un patrimonio per due settimane all’anno? Potrai condividerla con un’altra famiglia in rete, che fa le vacanze in un altro periodo”.

Uappy appartiene di fatto al filone della cosiddetta  sharing economy, vale a dire l’economia della condivisione, di cui utilizza metodi e impostazioni delle regole, già prefissate e le più chiare possibili, per limitare al minimo i rischi (gli esempi più noti e collaudati sono quelli di AirBnb, per chi mette a disposizione case e stanze private, o Blabacar, per chi dà passaggi in auto). A questo si aggiunge il sistema dei profili e delle recensioni messi in rete e a disposizione della comunità iscritta. Alle caratteristiche della sharing economy, si aggiungono quelle tipiche del e-commerce, il commercio via internet, e quelle dei social network, con bacheche, chat e contatti, per il trasferimento rapido delle informazioni, su come, dove, cosa e a che prezzo comprare. Gli oggetti diventano co-acquistati e in multiproprietà. Basta iscriversi, creare un proprio profilo, con foto e informazioni essenziali, quindi pubblicare sulla bacheca di Uappy l’annuncio, attraverso un link, dell’oggetto che si vuole acquistare. Le persone interessate al co-acquisto faranno la medesima cosa, rispondendo poi all’annuncio. Chi crea il gruppo di condivisione sceglie le persone con cui fare l’operazione.

 Iscrivendosi si accettano le regole della compravendita e della multiproprietà. Agli organizzatori della portale va una percentuale sulle transazioni. Il meccanismo funziona allo stesso modo per la creazione di gruppi di acquisto, capaci di comprare qualsiasi genere di merce, dagli alimentari a delle attrezzature sportive, al miglior prezzo e con la migliore qualità. In questa parte del portale c’è spazio per i commercianti e i produttori del settore agroalimentare o del tessile, per proporsi e far sì che si creino gruppi di acquisto, che puntino alla qualità e alla quantità. Uappy ha anche una sezione dedicata a chi, come artigiani o designer, propone una propria creazione, un proprio lavoro o progetto. Si crea un annuncio e, una volta raggiunto un gruppo di persone, si chiude l’ordine e si parte con la produzione, secondo tempi e costi concordati.

Cristina Navarra durante il convegno "La Sharing economy, analisi e confronto con idee made in Puglia", all'ex Palazzo delle Poste a Bari, il 3 marzo scorso

Cristina Navarra durante il convegno “La Sharing economy, analisi e confronto con idee made in Puglia”, all’ex Palazzo delle Poste a Bari, il 3 marzo scorso

Il sito è già online, ma entrerà a pieno regime, secondo i programmi, entro il prossimo luglio. Uappy  potrebbe facilmente superare i confini italiani, ma ha bisogno di un supporto per essere realizzato appieno. Per questo, gli ideatori, Adriano Lapedota, avviatore progettuale ed esperto in gestione d’impresa, Vincenzo Recchia, grafico e web designer, impegnato nella realizzazione di prodotti multimediali e per la comunicazione, Cristina Navarra, esperta in fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale, manager del progetto e dedita alle pubbliche relazioni, e Giuseppe Palestra, informatico e sviluppatore attivo nell’ambito della computer vision e dell’intelligenza artificiale, sempre con lo spirito della condivisione, stanno per avviare una campagna di crowdfunding (raccolta fondi via internet). «Abbiamo deciso di lanciare una campagna di crowdfunding  – spiega Cristina Navarra –  perché la vediamo come unica forma di finanziamento partecipato e anche come opportunità, per registrare l’opinione pubblica nei riguardi di un progetto a nostro parere innovativo. Così valuteremo l’effettiva sostenibilità nel tempo. Inoltre, la campagna permetterà di costituire una prima solida community, fondata su un’idea condivisa e quindi vincente in partenza».

 

 

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2 Comments

  • Alessandra Moretti ha detto:

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  • Graziana Lamesta ha detto:

    Grazie per la segnalazione

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