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Tzunami, effetti collaterali

Se il livello delle radiazioni è un pericolo per la popolazione giapponese vicina a Fukushima, l’onda di detriti risucchiata dallo Tzunami che l’11 marzo scorso ha colpito il Paese del Sol levante, provocando oltre 20.000 vittime, è un pericolo per l’intero Oceano Pacifico. Oltre venti milioni di tonnellate di resti di costruzioni, mobilio, elettrodomestici, pezzi di case, relitti di imbarcazioni ecc. trascinati dalle correnti navigano verso l’arcipelago delle Hawaii.

A lanciare l’allarme, una nave russa che studia le correnti oceaniche; i dati poi forniti dalla Pallada, i dati poi forniti dalla Pallada, in navigazione sul Pacifico, hanno consentito a due scienziati di elaborare il percorso dei detriti, Nikolai Maximenko ricercatore dell’International Pacific Research Center di Hawaii e Jan Hafner programmatore informatico. La massa di macerie si sta dirigendo verso le Isole Midway, per poi raggiungere le Hawaii nei primi mesi del 2013; quindi, sempre spinta dalla corrente oceanica, che ai due scienziati sembra viaggiare più veloce, potrebbe raggiungere la West Coast degli Stati Uniti nel 2014.

L’enorme marea di ostacoli semisommersi, però, non sono un grosso rischio solo per chi naviga sulla stessa rotta ma, in pericolo – dicono gli scienziati – è l’intero ecosistema dell’Oceano Pacifico, invaso da milioni di frammenti di spazzatura.

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