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Turismo risorsa da sfruttare: che si fa ad Otranto?

Possiamo definire Otranto una città “plurale”, perché troviamo natura, cultura, turismo. Riuscite a conciliare la strategia di tutela con quella della valorizzazione, senza rischiare di bloccare indiscriminatamente trasformazione di strutture e paesaggi o, al contrario di rovinare ambienti e paesaggi?

il Sindaco di Otranto (LE), Luciano Cariddi

« Specialmente in estate l’amministrazione comunale è costretta a confrontarsi con un equilibrio da mantenere, perché la valorizzazione contiene un “uso” del territorio. La capacità degli amministratori, dei professionistiche quotidianamente contribuiscono allo sviluppo di una città, è quella di essere attenti a un uso dei territori, evitandone l’abuso. E’ un’attività problematica, soprattutto nei periodi in cui è maggiore la pressione antropica, quando, ad esempio in agosto, ad Otranto le presenze addirittura si decuplicano rispetto alla comunità residente che attualmente non supera le 6mila persone. Durante la stagione estiva ci sono circa 60mila residenti, senza contare i villeggianti ad Alimini e quanti giungono dai paesi vicini ad Otranto per la spiaggia o in serata: in piena estate tocchiamo picchi di 100mila presenze sul territorio; tutto questo manda in emergenza l’Amministrazione comunale, perché per quanto si programmi e pianifichi (abbiamo l’obbligo di farlo ma anche gli strumenti per farlo), le infrastrutture sono immaginate per dimensioni molto minori: e allora si deve anche improvvisare per la difficoltà che si ha di adeguare una città e tutto un territorio in termini di risorse. Certo, ci sarebbero altre più ambiziose soluzioni, ma queste hanno un costo e quel costo che bisognerebbe sopportare per dare risposte 30 giorni dell’anno non è facilmente sostenibile dalle nostre finanze».

gruppo di turisti  nei pressi del castello di Otranto

gruppo di turisti nei pressi del castello di Otranto

 

un bellissimo tratto di costa nel territorio comunale di Otranto

Otranto si trova nel parco Otranto-Santa Maria di Leuca; è al centro degli istituendi Parco degli Alimini e del parco marino che porta il nome della cittadina: è un territorio ingessato o può rappresentare un’opportunità per godere delle bellezze naturalistiche di quei luoghi senza rovinarli?

« Io ho una mia idea sull’uso dei siti naturalistici e dei beni monumentali: quando questi diventano “beni-feticcio” credo non siano di alcuna utilità per nessuna società. E quindi un bene, un sito, per poter essere di valore deve anche poter esser fruito. Anche in questo caso garantire quegli equilibri precari (che nel caso dei siti naturalistici sono ancora più delicati) non è facile; però proprio l’esperienza di Otranto, di una città che è cresciuta negli anni e che tutto sommato meglio di altre realtà ha dimostrato di saper fare, è appunto d’esempio per come si può programmare, cercando di tutelare valorizzando. Ma c’è anche un’altra scommessa in gioco: la valorizzazione sarà mai in grado di render questo patrimonio ambientale in grado di “auto reggersi”? Perché anche mantenere e tutelare l’ambiente ha un costo, in certi casi enorme».

veduta aerea dell'oasi protetta dei laghi Alimini ad Otranto (LE)

Come può l’Amministrazione comunale sopportare i costi per la tutela del territorio?

« La possibilità di coprire con bilanci ordinari non c’è più; la capacità di un pubblico amministratore e di una comunità tutta è oggi quella di capire come far produrre reddito anche a questi beni: di conseguenza la valorizzazione e la fruizione diventano strade necessarie. I modi per farlo sono tanti, naturalmente non tutti sono compatibili; dipende dai casi e dai luoghi. Per esempio, è stata acquisito ormai nella sensibilità collettiva che l’area affidata al parco Otranto-Leuca, quindi l’area costiera a sud del centro abitato, sia un’area da tutelare, conservare, non incidere con interventi di antropizzazione. Però sono del parere che fare questo su tutto un territorio diventi difficile, perché interessi e attività premono e quindi vanno date risposte adeguate anche alla necessità di sviluppo. Parliamo anche degli Alimini: è un SIC (sito di interesse comunitario. Ndr) ma fortemente antropizzato. Lì è concentrata gran parte degli stabilimenti balneari, importanti insediamenti turistici; Frassanito è ormai una zona turistica più che agricola come in passato: quindi lì deve necessariamente diversificarsi il rapporto di convivenza tra tutela ambientale e fruizione. Bisogna continuare, anche se è problematico, sulla strada della valorizzazione rispettosa dell’ ambiente. In estate le pinete si affollano di auto, le spiagge sono bombardate di musica, luci e tanto altro: potremmo evitare alcun degenerazioni se tutti acquisissimo migliori e diverse abitudini. Lasciare l’auto in una zona-parcheggio già individuata e percorrere a piedi i 500 metri nel fresco della pineta, credo sia un valore aggiunto alla fruizione del bene-natura.

(Per leggere la prima parte dell’intervista al sindaco di Otranto Luciano cariddi, clicca qui)

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