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Turismo. Cara Puglia come diventi “sostenibile”?

Esperienze e casi di turismo sostenibile, la copertina

Quante volte si sente parlare di “turismo sostenibile”? Ma cosa si intende esattamente? La solita “bufala” eco-chic per dare smalto verde ad alcune iniziative e renderle, così, più trendy? Senza andare molto lontano partiamo dalla nostra Puglia. L’occasione ce la offre la presentazione del libro “Esperienze e casi di turismo sostenibile” (edizioni Franco Angeli), a cura di Salvatore Messina e Vito Roberto Santamato. Per l’occasione diverse sono le personalità intervenute, rappresentanza di politica, industria, mondo della cultura.

La green economy ci sta abituando, in questi anni, a vedere il mondo in verde: tutto deve essere ecosostenibile ma, non sempre, tutto lo è realmente. Non un pregiudizio ma una constatazione che funge da filtro, uno scetticismo “buono” per vagliare le cose con sguardo critico. E sorprende vedere che spesso l’idea di sostenibilità possa articolarsi in maniera piuttosto articolata e difforme.

Oggi, come segnala Marina Lalli, Presidente Federturismo Bari e Bat – Confindustria, il turismo rappresenta un punto percentuale di crescita sul PIL mondiale. Una fetta importante dell’economia planetaria, potenzialità non da poco nemmeno nel Belpaese. E in Puglia, sottolinea Nuccio Altieri (Pdl), Assessore al turismo Provincia di Bari, il turismo è «l’unica attività produttiva su cui è ancora giusto investire».

«In Puglia abbiamo tutto – dichiara Altieri -: bellezze naturali, cultura, tre siti UNESCO (Castel del Monte, i trulli di Alberobello, il Santuario di San Michele Arcangelo, ndr) legati ad altri siti, a loro volta con potenzialità ancora da sviluppare». Per questi motivi, secondo l’assessore, si avrebbero solo «benefici da una discussione che ripensi al superamento della “Legge Galasso”».

Nuccio Altieri (Pdl), Assessore al turismo Provincia di Bari

Per chi non lo ricordasse la Legge n. 431, del 8 agosto 1985, nota come Legge Galasso è stata la prima norma italiana che, sistematicamente, ha introdotto una serie di regole atte a tutelare i beni paesaggistici e ambientali. Una legge seguita agli scempi avvenuti nei decenni addietro. Se lo ricorda anche l’assessore provinciale: «Pensare di costruire oggi sul mare, nelle lame, come è avvenuto negli anni ’70 rappresenta un pensiero criminale», conferma Altieri. Ma, sempre secondo l’assessore, è anche bene ricordare che «Oggi nel mondo esistono norme, nuove capacità ingegneristiche per realizzare cose bellissime su linea di costa». Il sillogismo a seguire sorge spontaneo: «Un ambiente urbanizzato è un ambiente non abbandonato»; «L’ambiente è per la Puglia un pozzo di petrolio». Il terzo termine della discussione è facile intuirlo…

«Oggi il turismo nella nostra regione – aggiunge ancora l’assessore – è basato solo su recupero del passato ma così allontaniamo gli investimenti internazionali». La ricetta è quella di costruire attraverso «norme con paletti ferrei (che indichino aspetti, colori, forme per l’edilizia)». E si cita, in corso d’opera, il caso del Comune di Fasano (BR) vantata come “Polo del lusso”, con la concentrazione più alta di strutture alberghiere a 5 stelle nel sud d’Italia.

Un’espansione che non intende fermarsi a questo successo: «Stiamo puntando sul turismo residenziale», dichiara il sindaco di Fasano Pasquale Di Bari (Pdl) che cita l’idea di un «lido pubblico da realizzarsi sulla costa», in barba a una certa «opposizione giovane» che a livello locale protesta per fermare questo tipo di sviluppo. Intanto suonano come uno schiaffo in faccia le considerazioni di Salvatore Messina, Presidente della Fondazione Europa: «Per quanto tempo vogliamo ancora che la Camorra gestisca Pompei? Il turismo ha bisogno di una pax territoriale che prima di tutto è lotta contro la criminalità organizzata».

Fasano, la costa

E in Puglia si parla intanto di turismo destagionalizzato. «Un’idea divertente» per Messina, che invita ad un’azione di sinergia: «Gli stessi prodotti agroalimentari pugliesi: quanto vengono utilizzati e promossi dalle strutture alberghiere locali?». E gli itinerari agroalimentari: «Sappiamo dell’esistenza di strade dell’olio e del vino: ma dove sono realmente? Sappiamo riconoscerle?». Da qui l’idea di organizzare itinerari ad hoc per la promozione dell’agroalimentare, fiore all’occhiello per questa Terra. Manca, poi, un land operator territoriale, secondo Messina, che proponga i valori e le potenzialità autentici del territorio. E basta con eventi dell’ultimo minuto in un calendario magari fitto fitto tutto nel mese di agosto. «Occorre stabilire appuntamenti precisi e programmati almeno 6 mesi prima della data dell’evento». Un ragionamento che non fa una piega ma che oggi, nell’era della “sostenibilità”, manca.

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