Trovato morto un lupo nel bosco di Montecamplo: incidente o regolamento di conti da parte dell’uomo?

Un lupo maschio di quattro anni circa è stato trovato morto nei pressi di Castellaneta con una ferita nel fianco. Ci sono sospetti che si sia trattato di un gesto per “farsi giustizia” da parte di qualche allevatore della zona

 

Lo hanno trovato nella riserva naturale di Montecamplo, vicino a Castellaneta. Un esemplare maschio di lupo di quattro anni circa di età, morto con tutta probabilità a causa di un colpo di fucile che gli ha attraversato il fianco.
In attesa però dei risultati dell’autopsia, tutte le persone intervenute sul posto scelgono di rimanere caute non escludendo altre cause come l’assalto di un cinghiale o l’impatto con una macchina.

La caccia è chiusa da mesi, i cacciatori sanno bene che diventa reato andare in giro per i boschi con un’arma quindi, a rigor di logica non dovrebbe essere stato un cacciatore ad ucciderlo: sarà stato forse un allevatore stanco delle continue perdite di bestiame? La notizia si è sparsa grazie ad un rapido tam tam che ha coinvolto molte associazioni come WWF e altre associazioni animaliste della Puglia.

Leonardo Galante, presidente di N.i.t.a. Ambiente di Taranto è stato tra i primi ad accorrere nel bosco e vedere l’animale morto

Un particolare naturalistico della Riserva di Montecamplo

C’è stata una comunicazione su Facebook e io l’ho intercettata”, racconta Leonardo Galante presidente dell’associazione Nita Ambiente di Taranto, “parlava di un lupo trovato morto sul cammino religioso del percorso da Castellaneta a Matera. Ci sono andato e ho trovato l’animale morto nella riserva Bosco di Montecamplo a Castellaneta (una zona di notevole interesse archeologico e naturalistico, ndr), ho subito interessato la Polizia Municipale e l’Asl veterinaria. Hanno verificato che il buco che aveva sul fianco era un colpo di fucile a pallettoni lo hanno poi caricato e portato nel laboratorio per analizzarlo. Da quello che abbiamo capito è che al lupo possono aver sparato in un’azienda agricola, forse perché si era avvicinato troppo o aveva già mangiato del bestiame e poi caricato e portato in quel bosco. Perché in quella strada non asfaltata non ci transitano di solito i lupi”.

Dall’altro ieri la carcassa del lupo è all’Istituto Zooprofilattico di Taranto (IZS di Taranto) dove dovranno capire meglio che cosa è accaduto. Nessuno vuole sbilanciarsi più di tanto, sono molte le probabilità che sia stato ucciso con un colpo di arma da fuoco ma nessuno vuole “mettere la mano sul fuoco” per non alterare gli equilibri con gli allevatori, non ultimo il fatto che potrebbe anche trattarsi anche di un simil lupo, una razza ibrida. 

Le aggressioni ad animali (ovini, capre e vitelli piccoli) nelle aziende da parte dei lupi sono sicuramente aumentate su tutto il territorio pugliese, i lupi sono animali molto forti e agili che sanno saltare bene i recinti e prendere le prede.

Lupi e cinghiali, sono il problema pugliese?

Lupi in Puglia, si può convivere in armonia?

Mi hanno contattato per sapere la procedura in questi casi da adottare”, racconta Francesco D’Onghia, Tecnico dell’Università di Medicina Veterinaria di Bari, specializzato in fauna selvatica, “ho detto loro che occorre avvisare l’Asl che prelevano i campioni per l’Istituto Zooprofilattico. Se gli hanno sparato, visto che la caccia è chiusa in questo periodo, credo che sia stato un gesto teso a cercare di farsi giustizia da soli, sicuramente da parte di qualche allevatore. Io non credo che sia stato un cacciatore perché, essendo la caccia chiusa, il cacciatore sa che non può andare in giro con un fucile, rischierebbe una condanna penale. Quindi cosa dovrebbe fare se vede il lupo? Andare a casa, prendere il fucile e tornare per sparargli? Sempre se l’animale sta lì fermo ad aspettarlo e dimenticandosi che il lupo è una specie protetta. No, é chiaro che non regge e ormai sono tante le segnalazioni di lupi avvelenati e sparati, ne vedo parecchie in questi ultimi anni”. 

La ferita che ha il lupo sul fianco lascia pensare che si tratti di un colpo di fucile a pallettoni

Ad oggi si stima che ci possano essere circa 2000 esemplari di lupo in Puglia, distribuiti in tutte quelle aree considerate vocazionali: Appennino Dauno, Gargano, Alta Murgia, Murgia dei Trulli, Gravine dell’Arco Jonico e basso Salento, un territorio vario dove il lupo non ha difficoltà ad adattarsi, perché sono lontani i tempi in cui i lupi si trovavano solo nei boschi.

Molti anni fa i pochi lupi rimasti erano stati relegati dall’uomo (e dalle favole) nei boschi, poi dal 1971 sono arrivate le Leggi a tutelarli e ora grazie alla Direttiva Habitat (92/43/CEE), recepita dall’Italia con DPR dell’8 settembre 1997, n. 357, viene proibita la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione del lupo.

“La specie é in notevole incremento demografico, negli ultimi vent’anni sta ritornando sul nostro territorio. Questi animali sono grossi carnivori e predatori che, come tutti, hanno la necessità di nutrirsi. In Puglia non abbiamo cervi e daini, se non in piccolissimi territori montuosi, nelle zone costiere la loro preda preferita è il cinghiale (e per fortuna ce ne sono tanti) ma se trova dei greggi incustoditi non disdegna”. Spiega ancora Francesco D’Onghia.

Cosa intende il nostro esperto per “greggi incustoditi“?

“Intendo  – continua D’Onghia – greggi che non vengono gestiti correttamente un po’ perché gli allevatori non sono più abituati alla presenza del lupo, hanno abbassato la guardia, non usano cani da pastore e spesso usano cani non idonei che non sono abituati ad affrontare l’attacco di un predatore come il lupo. Dovrebbero attuare mezzi di prevenzione nelle ore notturne, perché muri a secco e reti basse non aiutano a difendere i greggi. I lupi attaccano anche i puledri e i vitelli, questo perché la maggior parte delle aziende, soprattutto nella valle d’Itria, sono proprietarie dei boschi e hanno la tradizione di lasciare liberi gli animali nel bosco. I lupi entrano facilmente in questi boschi e “fanno spesa”: basterebbero reti più alte e filo elettrico. Nel 2022 ho fatto un progetto Lupo nella zona di Martina Franca e, prendendo aziende pilota che subivano attacco da parte dei lupi e dotandoli di pastori maremmani abruzzesi, mettendo in sicurezza l’azienda con cavi elettrici a bassa tensione (che non ammazzano l’animale) siamo riusciti a mettere in sicurezza l’azienda che non ha più avuto attacchi e perdite. Non ci vuole tanto: se altre aziende volessero prendere spunto potrebbero farlo, la prevenzione é importante. Se si mette una banconota da 100 euro su di un tavolo il primo che passa lo prende, se la si mette in cassaforte nessuno la prende. Non significa che occorre mettere il bestiame in cassaforte, ma metterlo in sicurezza sì”.

Perché allora è importante il lupo? “Perché è un animale selvatico – spiega D’Onghia – che sta rientrando in un ambiente purtroppo compromesso dall’uomo, è a capo della catena alimentare e può diventare un ottimo alleato per contenere delle  specie invasive come quelle dei cinghiali, ad esempio”.

Il lupo cattivo lasciamolo a Cappuccetto Rosso

Per avere i risultati dell’autopsia del lupo ci vorranno alcune settimane. Nel frattempo, con tutto il rispetto possibile per la favola di Cappuccetto Rosso (e di tutte quelle che sono seguite) vorremmo ricordare che, negli ultimi due secoli, non si sono registrati attacchi di lupo agli uomini, eppure si continua ancora a parlare di “lupo cattivo”.

La realtà ci dice invece che i lupi fanno solo quello che sanno fare, cioè i lupi, ma l’uomo invece sta continuando sempre di più, nonostante la presunta evoluzione culturale e sociale avuta, a trattarlo come nemico, dimenticando il ruolo fondamentale che ricopre.

Crediamo che il dialogo tra uomo e lupo potrebbe funzionare meglio se la pubblica amministrazione fosse più attenta e pronta ad affrontare il fenomeno, riuscisse ad accelerare le pratiche di indennizzo dei danni da predazione, ci fossero piani di di mitigazione dei conflitti per ciascuna azienda e, soprattutto, un efficiente piano di comunicazione.

Se si continua a lasciare da soli gli allevatori si continua ad andare incontro al fenomeno pericoloso di farsi giustizia da soli.

Articoli correlati