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Trivelle nello Ionio, Legambiente: «Dar voce alle popolazioni»

Il viaggio della Goletta Verde, nave-laboratorio di Legambiente, mette in luce il precario stato di salute dei mari italiani: scarichi inquinati e trivellazioni petrolifere minano costantemente il delicato ecosistema marino.

La corsa all’oro nero mira soprattutto ai fondali del Mar Ionio. Ad oggi, sono attive dieci richieste per la ricerca di petrolio in quest’area; otto di queste sono in corso di VIA (Valutazione di Impatto Ambienale). Apennine Energy è in attesa dei decreti autorizzativi per trivellare nel tratto di mare tra Sibari e Schiavonea; la richiesta di Notrhern Petroleum (indagini al largo di Cirò Marina) è stata invece rigettata.

Le nuove trivelle si aggiungerebbero alle dieci piattaforme già attive nei mari italiani, concentrate nello Ionio, nell’Adriatico e nel Canale di Sicilia. La moltiplicazione delle estrazioni petrolifere off-shore aumenterebbe ancora di più il rischio di inquinamento da idrocarburi del mare italiano: la cronaca ha raccontato fenomeni di spiaggiamento o di sversamento in mare di prodotti petroliferi, alle isole Egadi, a Gela e nella raffineria dell’ENI di Taranto (foto).

L’appello di Legambiente è di rivedere le scelte di politica energetica approvate dall’ex ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera. Innanzitutto, andrebbero abrogate le norme pro-trivelle, a partire dall’articolo 35 del decreto sviluppo del governo Monti; in seguito, bisogna ridare voce e possibilità di scelta ai territori e alle popolazioni interessate dalle eventuali estrazioni petrolifere.

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