Trivelle, la Puglia ribadisce il “no” in attesa del Consiglio di Stato, ma dall’UE c’è uno spiraglio

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Nell’audizione richiesta da Casili in V Commissione, l’assessore Maraschio ha ribadito la netta contrarietà e la nomina di un consulente tecnico, ma con la sentenza della Corte di Giustizia UE può cambiare tutto

 

La Puglia non vuole le trivelle in mare e intende bloccare tutti i progetti e i permessi di ricerca degli idrocarburi al largo della costa pugliese. Su questo punto, la Regione è irremovibile. Ma la sentenza del 13 gennaio 2022 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea potrebbe agevolare questa posizione.

La sentenza

La sentenza stabilisce che “uno Stato membro può, nei limiti geografici che ha fissato, rilasciare a uno stesso operatore più permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, anche su aree contigue, a condizione però di valutare l’effetto cumulativo che tali progetti possono avere sull’ambiente.”.

Il rispetto dell’ambiente diventa il filo conduttore, la conditio sine qua non per poter fermare le ricerche.

Per questa ragione, il vicepresidente del Consiglio regionale Cristian Casili ha richiesto un’audizione in V Commissione dell’assessore all’Ambiente Anna Grazia Maraschio sulla vicenda.

Maraschio e Casili

L’assessore Maraschio ha ribadito la netta contrarietà della Puglia perché questi permessi costituiscono un grave pericolo per il nostro mare. Con questa sentenza, se la Puglia riesce a dimostrare che le prospezioni possono creare problemi all’ambiente marino, possono essere bloccate.

Ecco perché “la Regione – spiega Maraschio – ha formulato specifico motivo di appello e ha annunciato di aver affidato ad uno specialista un incarico di consulenza tecnico-scientifica per una valutazione degli impatti della tecnica dell’airgun e, in generale, dell’impatto che l’esercizio di tali attività ha cumulativamente sull’ambiente marino.”. Grazie a questa possibilità, forse, si potrebbe superare il limite delle 12 miglia: infatti, questo limite corrisponde alle acque territoriali entro le quali la Puglia e lo Stato hanno giurisdizione; oltre questo limite, si entra nelle acque internazionali e le cose cambiano. Ecco perché diventa importante dimostrare che le prospezioni, anche se in acque internazionali, possono provocare danni e ripercussioni anche entro le 12 miglia. E questa sentenza permette alla Puglia e la Governo Italiano di poter intervenire, bloccando tutto.

“Attendiamo – conclude Casili – il pronunciamento del Consiglio di Stato e auspichiamo che, soprattutto a livello governativo, i procedimenti di VIA su progetti di ricerca in aree contigue siano condotti con il dovuto approfondimento.”.

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Il commento di Emiliano alla sentenza

Michele Emiliano piano covid
Il presidente della regione Michele Emiliano

Sulla sentenza della Corte di Giustizia, il governatore Michele Emiliano si era già espresso commentando così la notizia: “La Corte rimette al Consiglio di Stato la questione relativa alla valutazione di impatto ambientale dando indirizzo perché essa sia svolta sommando ogni singola autorizzazione alla prospezione e ricerca di idrocarburi in mare, e quindi accogliendo nella sostanza le preoccupazioni della Regione Puglia sulla raffica di autorizzazioni contigue rilasciata nel mare della Puglia. In questo modo sarà possibile mettere un freno a questa modalità legittima, dice la Corte, ma che non può aggirare le normative sulla valutazione di impatto ambientale.

Il ricorso della Regione Puglia non è stato respinto perché la palla è ritornata al Consiglio di Stato che deve ancora decidere.

Adesso in compresenza di più autorizzazioni su aree contigue, in termini cumulativi, sarà più difficile ottenere una valutazione di impatto ambientale positiva.

Sul punto, la Regione ha infatti formulato specifico motivo di appello e, peraltro, lo stesso Consiglio di Stato in sede di rinvio alla Corte di Giustizia aveva precisato che la tecnica dell’airgun genera onde sismiche che colpiscono il fondale marino, danneggiando la fauna marina.

Pertanto la Corte di Giustizia ha indicato al Giudice nazionale la necessità, sotto il profilo ambientale (direttiva VIA), di verificare se siano stati considerati gli effetti cumulativi dei progetti oggetto di giudizio.

Afferma infatti la Corte che spetta alle autorità nazionali competenti tener conto di tutte le conseguenze ambientali che derivano dalle delimitazioni nel tempo e nello spazio delle aree oggetto dei permessi di ricerca degli idrocarburi, per evitare una elusione della normativa dell’Unione (direttiva VIA), tramite il frazionamento di progetti che, messi insieme, possono avere un impatto notevole sull’ambiente.”.

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