Trivelle in Adriatico, no, sì, forse

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M5S e assessore Maraschio compatti per il no alle trivellazioni, più articolate le posizioni di Azione, Forza Italia e CON

 

A prima vista può apparire un coro di no compatto quello eretto da consiglieri, assessori regionali, al Decreto Aiuti-quater che in pratica sblocca le concessioni di estrazione di gas in mare. In realtà le posizioni dei vari partiti sono piene di sfumature e il No alle trivelle si articola fino a trasformarsi in un Sì anche se a certe condizioni.
Il governo Meloni vuole riprendere con prospezioni e perforazioni nel mar Adriatico alla ricerca di idrocarburi e questa volta a cominciare da 9 miglia dalla costa ma la Puglia dice no, unita. O quasi.

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Amati: No alle trivellazioni se non le fanno neanche i Paesi frontalieri

Perché a incrinare il muro compatto ci hanno pensato in parecchi a cominciare da Azione con i consiglieri Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea. Il ragionamento di Amati è lineare. Se l’Italia rinuncia alle trivellazioni e poi a farle è la Croazia spostando solo un po’ più a est le perforazioni e allora non ha alcun senso dire no. Non solo, ma non estraendo noi gli idrocarburi non potremmo neanche chiedere compensazioni economiche per ridurre poi i costi delle bollette.

Il consigliere regionale di Azione Fabiano Amati

«Nel mare Adriatico ci sono giacimenti di gas – argomenta Amati – il cui sfruttamento può essere appannaggio anche dell’Italia, se si autorizzano prospezioni e trivellazioni nell’ovvio rispetto della normativa anche paesaggistica. Se l’Italia rinuncia, i giacimenti sono così estesi che il gas lo prenderanno i paesi frontalieri, estraendo dalla loro parte di competenza territoriale: e tutto questo perché la natura non conosce i confini amministrativi degli Stati e quindi consente che il gas lo prenda chi lo cerca. Se l’Italia continuasse a dire No, lasciando tutto il “bottino” ai paesi frontalieri, si ritroverebbe comunque con i buchi – perché anche la tutela dei beni ambientali non dovrebbe conoscere confini amministrativi – e pure senza le risorse energetiche. Un capolavoro di irrazionalità politica, con ulteriori conseguenze: indisponibilità di energia prodotta da fonte pulita di transizione ecologica, perdita di possibilità per politiche di prosperità e protagonismo sul fronte della guerra». Insomma se No alle trivelle deve essere che lo sia di tutti i Paesi che si affacciano in Adriatico. «La ragionevolezza indurrebbe a concepire il dissenso alle trivelle, dunque, solo qualora nessun Paese decidesse di approvvigionarsi di quel gas. Altrimenti sarebbe un No alquanto insensato e pure masochista, in grado di farci perdere sia la risorsa che le eventuali misure di compensazione economiche da utilizzare per ridurre il costo delle bollette; una politica che la Puglia avrebbe dovuto tenere sin dalla vicenda Tap, senza farsi vincere dalle prediche demagogiche e indignate dei Cinquestelle, lo stesso partito che giurò per il No senza se e senza ma, trasformandolo in Sì non appena cominciarono a sentire il caldo delle poltrone di governo».

Fermo il No dei Cinquestelle che hanno depositato una mozione in Consiglio

I Cinquestelle, al di là delle critiche di Azione, per ora vanno avanti compatti e hanno depositato una mozione che sostiene la contrarietà alle concessioni di estrazione di gas in mare. «Contro il ritorno delle trivellazioni nell’Adriatico e nello Ionio serve fare fronte comune.

Cristian Casili
Il consigliere regionle M5S Cristian Casili

Non è possibile – ha detto il vicepresidente del consiglio regionale Cristian Casili – permettere che i nostri mari vengano messi a rischio a causa delle scelte di questo governo. Nella mozione si chiede alla Giunta di farsi portavoce presso il Governo nazionale della contrarietà della Regione Puglia all’aumento delle trivellazioni e di intraprendere ogni azione legittima per contrastare il rilascio di nuove concessioni. È necessaria una presa di posizione netta e forte nei confronti di uno scenario che rischia di promuovere il ritorno allo sfruttamento delle fonti fossili, peraltro nettamente in controtendenza rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030 e a quelli ancora più ambiziosi dell’Agenda 2050.  La nostra è una regione che ha delle aree marine protette e i nostri mari meritano rispetto. Serve un nuovo modello di sviluppo più sostenibile. L’unica strada percorribile – ha detto infine Casili – è quella della promozione delle energie rinnovabili favorendo un modello di generazione dell’energia sempre più diffuso e distribuito».

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Forza Italia direbbe Sì, ma detta due condizioni

Il consigliere di FI Napoleone Cera

Articolata la posizione di Forza Italia che per certi aspetti è un No, per altri è un Sì condizionato. E’ un No alle trivelle, non privo di qualche distinguo quello dei consiglieri regionali di Forza Italia Paride Mazzotta, Napoleone Cera, Paolo Dell’Erba e Massimiliano Di Cuia. O meglio quello di Forza Italia è un Sì ma con due condizioni che pongono al governo centrale. «Non ci stiamo: non assisteremo in silenzio alla devastazione dei tratti più belli della nostra costa per le ricerche di idrocarburi nei mari e non arretriamo di un millimetro. Tuttavia, non siamo quelli che esibiscono il cartellino rosso, intriso di logiche che frenano ogni iniziativa: le trivelle non sono un tabù per noi che abbiamo una chiara visione di sviluppo e puntiamo su politiche in grado di garantire l’indipendenza energetica dell’Italia, ma a patto che siano rispettate due condizioni. La prima è che non siano progettate nelle aree di maggiore pregio paesaggistico e naturalistico: la Puglia vive di turismo legato al mare e al paesaggio ed è un patrimonio che non siamo disposti a barattare. La seconda condizione è che si prevedano dei benefici per i pugliesi, come gli sconti in bolletta: se diamo al Paese, è giusto che ci venga riconosciuto. Il governo ha deciso di dare il via libera ai progetti per le trivelle e noi vogliamo capire quale sia lo stato delle interlocuzioni con la Regione e se quest’ultima abbia margini per incidere sulla scelta delle aree. Per questo, invitiamo l’assessore Maraschio a riferire in Consiglio regionale e a condividere con noi il quadro della situazione. La Puglia deve essere unita sul fronte delle trivelle e noi non faremo mancare il nostro supporto a tutela del territorio».

Lacatena (CON)è per il Sì ma nel rispetto delle zone costiere di grande pregio

Simile a quella dei forzisti la posizione del consigliere regionale delegato di CON, Stefano Lacatena. Sì alle trivelle ma che avvengano nelle zone idonee. Quale poi queste siano Lacatena non lo specifica. Insomma come dire va bene alle perforazioni ma non davanti casa. «Non siamo mai stati del partito dei ‘no’ a prescindere, ma siamo per politiche energetiche che si sviluppano con una programmazione seria e rispettosa del nostro paesaggio e del nostro mare, che rappresenta un patrimonio straordinario. Il Governo nazionale ha aperto le porte ai progetti di trivellazioni off shore per le ricerche di idrocarburi e noi non alziamo muri, ma chiediamo che ciò avvenga nelle zone idonee, tutelando le aree più belle della nostra costa. Siamo favorevoli a fonti energetiche che possono concorrere all’indipendenza del nostro Paese, ma ciò deve avvenire nei perimetri ben definiti di una programmazione chiara e condivisa con la Regione Puglia affinché si possa avere la certezza di preservare le zone costiere di grande pregio naturalistico. Ed è qui che ci auguriamo più dialogo e collaborazione da parte del Governo nazionale, così come ci aspettiamo, in qualsiasi caso, anche delle forme di ristoro per i cittadini pugliesi. Se qualcuno dovesse, tuttavia, decidere a testa bassa, saremo pronti a difendere le ragioni del nostro territorio».

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