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Trivellazioni, la Consulta ammette referendum

L'arrivo della Rainbow Warrior al porto di Palermo, 5 luglio 2014. Greenpeace denuncia oggi, in una conferenza stampa tenutasi sulla nave Rainbow Warrior, ormeggiata al porto di Palermo, le omissioni del decreto che ha sancito la compatibilità ambientale del nuovo progetto di trivellazioni nel Canale di Sicilia

Secondo le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF il governo pur di assecondare le lobby dei petrolieri e tutelare gli interessi dell’economia fossile ha creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile l’ultimo dei sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa e sul territorio.

I sei quesiti che chiedevano l’abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del decreto Sviluppo, furono consegnati alla Corte di Cassazione a settembre scorso dai rappresentanti dei Consigli regionali di dieci Regioni: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

Una serie di norme nella legge di Stabilità introdotte dal governo ha consentito alla Corte di Cassazione di bocciarne cinque e ritenere ammissibile solo uno: quello sulla “durata della vita utile del giacimento”.
Lo stesso che quest’oggi la Consulta ha dichiarato ammissibile.

«Abbiamo appreso dalla Corte costituzionale che il referendum anti-trivelle si svolgerà, è stato ammesso – ha commentato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano -. Si tratta di un referendum eminentemente politico, che tende a spingere il governo a elaborare una politica energetica e a dire se in questa politica energetica debbano o meno avere un ruolo le ricerche di idrocarburi e, in particolare, l’eventuale sfruttamento dei pozzi ritrovati, cosa che il governo ancora non ha fatto».

I depositari dei sei quesiti referendari hanno chiesto “che non ci siano trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali”.

«Le Regioni hanno chiesto al popolo italiano di decidere se ritengono che la ricerca di idrocarburi e l’eventuale sfruttamento dei pozzi sia necessario all’economia italiana», ha continuato Emiliano.

«Certo, il governo può fare un’altra norma “uccidi-referendum” e mi auguro, a questo punto, che la eviti, perché la campagna referendaria partirà oggi stesso e bisogna evitare che gli italiani pensino che di queste cose non si può discutere nel nostro Paese».

Il quorum necessario per ammettere quesiti referendari sostenuti dai Consigli regionali è di cinque. Nella circostanza, sono stati dieci, il doppio.

«Ai Consigli regionali, faccio le mie congratulazioni, perché sono i veri promotori del referendum. I Consigli regionali per la prima volta nella storia di Italia hanno capito che basta che cinque di essi non siano d’accordo su una legge dello Stato perché sia possibile chiedere il parere ai cittadini. E questa possibilità – ha concluso il governatore – va utilizzata anche per altre leggi, perché spesso i governi legiferano senza un adeguato coinvolgimento dal basso degli organismi intermedi e più in generale dei partiti».

Dal canto loro le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF fanno notare come il governo pur di assecondare le lobby dei petrolieri e tutelare gli interessi dell’economia fossile (sia con le norme a favore delle trivellazioni, sia con gli interventi per bloccare lo sviluppo delle rinnovabili) abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese.

«La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle sul quesito già “promosso” dalla Corte di Cassazione, ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo – è il commento degli ambientalisti -: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani».

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