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Tratturi: strade senza tempo

«Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti. […] E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente, su le vestigia degli antichi padri». Così Gabriele D’Annunzio disegna le vie della transumanza, il viaggio intriso di fatica che i pastori d’Abruzzo compivano a metà settembre per dar foraggio al gregge. E dell’erba verde e soffice del Tavoliere si alimentavano le pecore condotte in un lungo cammino fino allo sbocciar delle prime piante primaverili.

Tratturo Gorgo-Parco, Martina Franca (TA)

Un percorso che si perde tra le fila del tempo, che guadagna un che di magico nel riscoprire masserie e chiese rurali, cantine, frantoi e segnali in pietra lungo queste vie primordiali di comunicazione: i tratturi dell’Abruzzo e della Puglia. Secondo le ricostruzioni storiche i tratturi (dal lat.trahaĕre, trascinare) inizialmente dovevano essere solo percorsi in terra battuta utilizzati dai pastori. Questi tracciati rappresentavano l’unico mezzo di trasmissione della cultura agro-pastorale del bacino del Mediterraneo. L’arteria principale era data dal Tratturo Magno (o del Re) che collegava L’Aquila a Foggia. Lungo ben 244 km ha cambiato volto nel corso del tempo, per l’introduzione di rimboschimenti e coltivazioni agrarie. Oggi il Tratturo Regio percorre il territorio dell’Alta Murgia: una via carica della bellezza tipica dei paesaggi più suggestivi della Terra di Puglia. Tra campi e uliveti si alternano i filari delle viti che vestono di colore i pendii. Un percorso straordinariamente disomogeneo tra spazi di pascolo e seminativo che tentano di rubar posto a lame, doline e inghiottitoi. Si tratta di esempi tipici del carsismo, che connota tutta l’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, primo parco rurale d’Italia.

Paesaggio della Murgia (foto Cyrille Gibot / Alamy)

La transumanza del bestiame avveniva non solo attraverso la via maestra del Tratturo Magno ma anche tramite tutta una serie di tratturi “secondari”, tratturelli, bracci che congiungevano tra loro le preziose distese di tappeti erbosi. Altro importante collegamento è dato dal tratturo n. 7 tra Pescasseroli (Aq) e Candela (Fg). Dal basso Tavoliere il percorso si perdeva nell’alta valle del Carapelle, per poi proseguire verso Isernia e la valle del Sangro. Importanti anche i tratturi n. 6 (Lucera-Castel di Sangro), n.14 (Foggia-Ofanto), n. 5 (Foggia-Celano), n.21 (Melfi-Castellaneta). Tracce visibili restano nel barese dell’antico tratturo n.18, che collegava Barletta a Grumo. Lungo 124 km attraversava le terre di Andria, Trani, Corato, Ruvo di Puglia, Monte Suagno (strada Quasano – Cassano), Bitonto, Toritto.

Oggi si affacciano nuove iniziative tese a riscoprire gli antichi tracciati della transumanza. La Carta dei Tratturi , aggiornata dal Commissario per la reintegra dei Tratturi di Foggia nel 1959 sulla precedente edizione del 1911, rappresenta ancora un importante documento teso alla conoscenza e alla conservazione di quest’antica civilt. Le Regioni di Abruzzo e Puglia, assieme a quelle di Molise, Campania e Basilicata, hanno in programma la realizzazione di iniziative concrete per salvaguardare e riportare in vita questo prezioso patrimonio, vitale per l’esistenza di quanti ci hanno preceduto. Un’esistenza che traeva linfa dal contatto diretto e simbiotico con la terra, dove l’uomo e la natura sapevano ancora parlarsi e ascoltarsi. Adesso, “La transumanza e i Regi tratturi” si avviano a divenire patrimonio UNESCO (candidatura attiva dal 2005) in un ritorno continuo e costante alla bellezza perduta delle nostre origini, in armonia perfetta con l’ambiente.

CONSULTA LA CARTA UFFICIALE DEI TRATTURI

(Fonti: documentazione del centro ” Teca del Mediterraneo”, Consiglio Regionale della Puglia).

Tratturo Regio, Bosco di Patanella (Ruvo di Puglia, Ba)

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