Input your search keywords and press Enter.

Trasformazione e identità: matrimonio possibile?

Sin dalla notte dei tempi, l’urbanizzazione si è sempre attribuita un ruolo profondo, che trascende la mera edilizia: la città è lo specchio dei suoi abitanti, della loro storia, della loro identità, un crocevia di individualità che, unite da una memoria collettiva, dimenticano la propria solitudine. 

<p>veduta notturna di Montpellier, Place de la Comedie attraversata da un moderno "Tramway"</p>

veduta notturna di Montpellier, Place de la Comedie attraversata da un moderno "Tramway"

Negli ultimi decenni, forte si è fatta sentire la necessità di un complessivo ripensamento della forma degli spazi urbani, tenendo conto delle mutate esigenze e dell’emergenti problematiche. «Il cambiamento – sostiene Franca Miani – riguarda prevalentemente il passaggio della città compatta a morfologie urbane sempre più estese, frantumate e policentriche, affermatesi laddove in precedenza esistevano centri gerarchicamente differenziati» .

Il dualismo tra le logiche tradizionali dell’urbanistica e i moderni interventi tecnicisti rendono impossibile un connubio armonico tra il tessuto cittadino storico e i nuovi quartieri, creando un patchwork destabilizzante che accresce nel cittadino il senso di estraneità e disorientamento nei confronti della realtà in cui vive, della quale non riesce più a riconoscere i luoghi cardine. Il coesistere di un passato e di un presente ancora incapaci di dialogare genera il proliferare di contraddizioni, di itinerari labirintici, di logiche perverse e incoerenti che spingono gli abitanti a muoversi in luoghi non più familiari, in una sorta di intorpidimento, di inconsapevolezza della direzione verso cui si stia realmente andando.

L’esautorare il borgo antico dalle sue reali funzioni di direzione economica e amministrativa, il circoscrivere i luoghi di interesse storico, banalizzandoli allo stereotipo di “mete turistiche” sta plasmando un preoccupante fenomeno di oblio nei confronti delle radici e delle identità dei luoghi, coadiuvati dal sempre più prepotente affermarsi dei cosiddetti “non luoghi” (centri commerciali, autostrade…).

  

<p>Volo aereo della città friulana di Palmanova (UD), mostra la caratteristica forma a stella a nove punte</p>

Volo aereo della città friulana di Palmanova (UD), mostra la caratteristica forma a stella a nove punte

Nei “non luoghi” l’antropologo  Marc Augé individua la sublimazione  dell’altra faccia della globalizzazione postmoderna: l’omologazione e la ripetitività.Le individualità, convogliate nei “non luoghi”, restano solitarie, incapaci di relazionare, riconosciute esclusivamente in quanto utenti o avventori.

<p>l'antropologo francese Marc Augè</p>

l'antropologo francese Marc Augè

Diventa quindi indispensabile un lavoro di recupero dell’identità dei cittadini e della città, che deve necessariamente passare attraverso la ripresa del dialogo con il passato, la valorizzazione dei luoghi storici non solo come vezzo squisitamente estetico, ma soprattutto in quanto momento di urbanistica partecipata e di acquisizione della consapevolezza della necessaria esistenza di un nesso tra vecchio e nuovo.

« Ogni nuova Clarice, compatta come un corpo vivente coi suoi odori e il suo respiro, sfoggia come un monile quel che resta delle antiche Clarici frammentarie e morte»,  scrive e non a torto Calvino ne Le città invisibili. Il recupero delle radici storiche diventa così strumento per riappropriarsi dell’orgoglioso senso di appartenenza, puro e positivo, purché non scada nell’esasperazione del campanilismo.

Fondamentale è, infine, riscoprire l’accezione antropologica che è naturalmente insita nell’urbanistica: ricordare che l’uomo, ancor prima di essere acquirente e fruitore di servizi, è soprattutto un “animale politico” e relazionale ed è perciò importante accantonare i progetti di “macchine per abitare e produrre” e pervenire a quello che Philippe Rahm classifica come scopo principale dell’archittettura: «… ricreare dei piccoli Eden in cui le persone, idealmente, si sentano libere e a proprio agio».

FONTI:

1) I. Calvino, Le città invisibili

2) Intervista a Philippe Rahm, “IL”, novembre 2009

3) Franca Miani, Intervento


Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *