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Transumanza: il Tratturo Magno rinasce in versione moderna

Dall’Abruzzo alla Puglia lungo il Tratturo magno, un percorso di storia e tradizione lungo 250 chilometri che collega l’Aquila a Foggia con un’unica funzione: consentire alle pecore dell’Appennino di raggiungere i pascoli estivi nel sud Italia.

L’associazione Tracturo 3000 fa rivivere ogni anno questo percorso per non dimenticare la storia e la tradizione, ma anche per rilanciare la funzione turistica dei tratturi e per fare il punto sulla situazione della pastorizia in Abruzzo, Molise e Puglia. Un settore che dopo anni di crisi ha ripreso vigore, anche per il ritorno dei giovani, spesso laureati, nelle aziende di famiglia. Così un gruppo di volontari, guidato da Pierluigi Imperiale, veterinario e organizzatore di Tracturo 3000, è partito il 29 settembre scorso percorrendo a piedi, in nove tappe, il sentiero che un tempo seguivano pastori e greggi.

Il Tratturo Magno collega l'Abruzzo alla Capitanata. L'associazione Tracturo 3000 lo percorre ogni anno in 9 tappe

Il gruppo, grazie all’aiuto di mappe storiche e moderne tecnologie Gps, è riuscito a ricostruire il vecchio tracciato del tratturo, ormai abbandonato dagli anni ’60 quando si cominciò a fare la transumanza con i treni e con i camion. Con grande sorpresa i volontari hanno ritrovato sul tratturo le pietre miliari con la scritta ‘RT’, ‘Regio Tratturo’ e resti archeologici e strutture antiche legate alla pastorizia.La traversata è avvenuta in 10 giorni con l’accompagnamento di alcuni pastori aquilani e i loro greggi che si sono alternati ogni 10-15 km. Il tracciato del Tratturo Magno, il più importante nella storia della transumanza, è un “fiume verde” che scende dalle montagne abruzzesi, attraversa meravigliosi paesaggi, borghi antichi, suggestive rovine archeologiche, ripercorrendo i segni del terremoto abruzzese del 2009, fino ad arrivare alle pianure foggiane. E pensare che fino a 50 anni fa il grande Tratturo Magno collegava l’Appennino alla Puglia ed era attraversato da circa 3 milioni di capi che ogni anno facevano da pendolari tra la pianura e la montagna e viceversa. Ogni tappa della transumanza è una festa, ogni giornata di viaggio finisce tra balli, musica e enogastronomia locale presso le strutture rurali che si incontrano lungo il percorso. Lungo il viaggio i pastori devono fermarsi per mungere le pecore, operazione che negli allevamenti abruzzesi si fa ancora a mano. Ogni tappa è poi l’occasione per far degustare ai residenti delle città lungo il cammino il formaggio realizzato come ai vecchi tempi.

Ogni tappa è l'occasione per gustare i formaggi locali

L’intento di questa iniziativa che si ripete ogni anno, è far rinascere il tratturo magno attraverso un rilancio turistico dello stesso. Al fine di ricostruire un percorso turistico alla stregua del Cammino di Santiago di Compostela, occorre però effettuare degli interventi su alcuni pezzi del tratturo danneggiati dal terremoto; sarebbe, poi, necessario sviluppare, senza speculazioni, infrastrutture, punti di ristoro, agriturismi. E per questo bisogna lavorare molto. Come raccontano i pastori aquilani che accompagnano il gruppo, la loro vuole essere una transumanza nel segno della crisi economica, fatta non da animali ma da uomini che ritrovano nella pastorizia un lavoro e una fonte di reddito. La pastorizia è un’attività che ha conosciuto la crisi in Abruzzo, ma è una risorsa che i giovani abruzzesi stanno riscoprendo proprio grazie alla crisi economica. Negli ultimi tempi i giovani stanno riprendono il lavoro della pastorizia dei padri o dei nonni per scelta, non per obbligo; alcuni trasformano l’azienda di famiglia rendendola più moderna, gli stessi considerano la pastorizia un ritorno al passato ma per garantirsi un futuro. Altri giovani preferiscono abbandonare gli stipendi incerti delle fabbriche per intraprendere la vita dei pastori pur di costruire qualcosa per se stessi. Pierluigi Imperiale è fiducioso e ottimista: «La generazione mille euro può trovare un futuro ripartendo dal lavori dei loro nonni».

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