Traffico rifiuti, Lombardia nel mirino

Smaltimento rifiuti

La regione è considerata fra i primi crocevia internazionali. Se ne è discusso ad un incontro a  Milano con il magistrato De Tommasi

 

sost.proc. De Tommasi

Il sostituto procuratore della Dda di Milano Francesco De Tommasi ha parlato di rifiuti e traffici internazionali con al centro la Lombardia, intervenendo al corso di formazione rivolto alle Forze di Polizia statali e locali svoltosi a Milano, promosso dal consorzio nazionale dei rifiuti dei beni in polietilene Polieco, con il sostegno della Fondazione Santa Chiara, sul tema “La gestione dei rifiuti: i reati, le tecniche investigative e le novità normative”.

Rifiuti dal Sud al Nord

«La Lombardia è oggi uno dei principali crocevia internazionali dei rifiuti. Negli anni abbiamo registrato una inversione di tendenza: prima i rifiuti del nord venivano interrati nelle regioni meridionali, in particolare in Campania, dove ci sono intere aree che andrebbero sgomberate e bonificate e delle quali ci siamo disinteressati per troppo tempo, con la conseguenza che un intervento oggi richiederebbe un costo sociale enorme, mentre invece i rifiuti attualmente vanno dal sud al nord».

Gestione dei rifiuti miniera d’oro

Corso Polieco Milano – Direttrice Salvestrini

De Tommasi, durante i lavori del corso aperti dalla direttrice del Consorzio Claudia Salvestrini, che ha effettuato una ricognizione degli emergenti scenari criminali connessi alla gestione dei rifiuti in plastica, ha sottolineato come l’inversione sia coincisa con le sempre più pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione degli impianti di trattamento dei rifiuti. «I più grandi impianti si trovano proprio in Lombardia e la gestione dei rifiuti attira gli appetiti dei mafiosi perché è una miniera d’oro – ha affermato il magistrato – si tratta di un settore in cui girano tantissimi soldi, soprattutto cash».

Controlli inefficaci

De Tommasi, che ha tracciato il quadro lombardo, ha spiegato come nella maggior parte dei casi i rifiuti vengono recuperati solo sulla carta attraverso il cambio dei codici Cer e quando non finiscono interrati o nei capannoni che poi vengono dati alle fiamme, prendono la strada delle destinazioni straniere. È il caso dei 70 vagoni di rifiuti inviati formalmente ad un impianto di recupero in Bulgaria, ma poi finiti bruciati in una centrale elettrica.

«Oggi il traffico illecito dei rifiuti è soprattutto a carico degli impianti autorizzati – ha concluso De Tommasi – ed il vero problema è legato ai controlli, carenti e inefficienti da parte degli organi specializzati, probabilmente scaturenti da un indirizzo politico che prevede di mantenere l’equilibrio, semplicemente evitando i rifiuti per strada e limitandosi così a non compromettere il consenso dei cittadini». De Tommasi ha anche illustrato l’intensa attività investigativa portata avanti negli ultimi anni dalla Dda milanese, con duri colpi inferti agli eco criminali.

Gli aspetti investigativi sono stati approfonditi dal  Procuratore della Repubblica di Trani Renato Nitti  che ha relazionato sugli strumenti del diritto e del processo penale per il contrasto al traffico illecito dei rifiuti, dal Procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi  che ha illustrato le tecniche investigative nei reati in materia di rifiuti con particolare riferimento al traffico internazionale e dal già Procuratore della Repubblica di Civitavecchia  e docente di Diritto penale dell’ambiente presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma Gianfranco Amendola, intervenuto sul pericolo di aumento dei traffici illeciti di rifiuti, soprattutto di plastica, a causa delle nuove disposizioni comunitarie e della modifica della convenzione di Basilea, focalizzandosi sull’allarme lanciato da Interpol e Unione europea.  Valentina Vattani, giurista esperta di Diritto ambientale, è intervenuta sulla disciplina e le novità normative relative al trasporto dei rifiuti.

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