Traffico illecito di rifiuti tra Italia e Tunisia e riciclaggio : i carabinieri del NOE e della DIA arrestano 11 persone

282 containers per un totale di quasi 7.900 rifiuti partiti dalla Campania e diretti in Tunisia per essere smaltiti fuorilegge

Tra i  reati contestati, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, riciclaggio e autoriciclaggio, gestione illecita di rifiuti e realizzazione di discarica abusiva, truffa ai danni di Ente Pubblico, frode nelle pubbliche forniture. L’illecito vantaggio economico ammonta a 1,5 milioni di euro

 

E’ di questa mattina l’operazione nelle province di Napoli, Salerno, Potenza, Catanzaro, che ha portato i militari della Direzione Investigativa Antimafia e del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, a eseguire 11 provvedimenti cautelari personali, emessi dal G.I.P. del Tribunale di Potenza, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dello stesso capoluogo, a carico di altrettanti imprenditori, titolari di aziende di trattamento/recupero e società di intermediazione, operanti nel settore della gestione dei rifiuti, gravemente indiziati per i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, riciclaggio e autoriciclaggio, gestione illecita di rifiuti e realizzazione di discarica abusiva, truffa ai danni di Ente Pubblico, frode nelle pubbliche forniture.

Come si svolge il traffico transfrontaliero di rifiuti

L’operazione ha visto insieme i carabinieri del NOE e della DIA (immagine di repertorio)

L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno e dalla DIA di Potenza, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia del capoluogo lucano, costituisce lo sviluppo e l’esito di una complessa manovra investigativa svolta in relazione a talune operazioni di trasferimento estero di rifiuti, che ha fatto emergere un preoccupante scenario di traffico transfrontaliero di rifiuti, che rappresenta uno degli strumenti di elusione dei controlli sul ciclo dei rifiuti e la causa di danni all’ambiente e alla salute dell’uomo. Si tratta di un vero e proprio fenomeno di danno ambientale ad opera di soggetti italiani, che agiscono spesso con la complicità di intermediari e altri soggetti stranieri e che porta ad eludere le norme, organizzandone – sia da parte di entità criminali strutturate sia da parte di singoli operatori economici – il trasferimento all’estero verso soggetti, i quali, ricevuto il rifiuto in Paesi caratterizzati da disciplina più permissiva e privi di controllo in materia di tutela ambientale, costituiscono la sede dove svolgere attività di estrazione di utilità residua dal rifiuto mediante trattamenti altamente inquinanti con l’esito finale dello smaltimento e/o dell’abbandono incontrollato.

I contatti tra società italiane e tunisine

La vicenda trae origine da un contratto, della durata di un anno, per la gestione di complessive 120mila tonnellate di rifiuti con codice nel catalogo europeo dei rifiuti CER (EER) 191212 (che cataloga  rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze non pericolose) secondo quanto affermato, stipulato a Polla (Salerno), nel settembre 2019, tra il rappresentante della società tunisina “SOREPLAST S.u.a.r.l.”, in qualità di impianto di ricezione, recupero e smaltimento del rifiuto, sito nella città di Sousse, e il rappresentante legale della società SVILUPPO RISORSE AMBIENTALI S.r.1., in qualità di produttore del rifiuto nell’impianto sito a Polla. In particolare, il contratto disciplinava i dettagli e le condizioni di consegna delle quantità di rifiuti prodotte dall’azienda di Polla all’impianto tunisino di Sousse e l’obbligo di quest’ultimo di ricevere i rifiuti nel proprio impianto, di trattare e/o recuperare e, successivamente, di smaltire la frazione non trattata o recuperata. I rifiuti avrebbero dovuto essere sottoposti alle operazioni di recupero R12 (la cernita, la frammentazione, la compattazione, la pellettizzazione, l’essiccazione, la triturazione, il condizionamento, il ricondizionamento, la separazione, il raggruppamento dei rifiuti) e, successivamente, R3 (riciclaggio/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi – comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche -) sui rifiuti oggettivamente recuperati e, quindi di smaltimento della parte non recuperabile, a cura della SOREPLAST, nell’impianto sito nella città di Sousse (Tunisia).

Un gioco di scatole cinesi

Un particolare ruolo nel complesso delle indagini, è emerso sia stato rivestito dalle società di intermediazione ECOMANAGEMENT s.p.a. di Soverato (CZ) e GC Service con sede in Tunisia. E’ proprio la società calabrese ad aver affidato per prima all’azienda tunisina le operazioni di «conferimento, selezione e avvio al recupero di rifiuti speciali CER 191212» per un quantitativo di 10mila tonnellate mensili fino a un tetto massimo di 120mila tonnellate. La SVILUPPO RISORSE AMBIENTALI (SRA) recupera quindi un accordo già stipulato, pagando 50 mila euro alla ECOMANAGEMENT s.p.a. per l’intermediazione più 22 euro a tonnellata per la cessione, e firmerà un secondo contratto con la SOREPLAST,nella stessa data del primo, cioè  il 30 settembre 2019. La stessa società ECOMANAGEMENT s.p.a., non solo cede il contratto alla SRA s.r.l., ma si impegna a fornire alla SOREPLAST di Sousse i macchinari necessari per giustificare le operazioni di recupero (una vecchia pressa e un nastro di selezione), attualmente abbandonati presso un secondo capannone in un centro a pochi chilometri da Sousse. A svolgere funzioni di tramite tra la parte imprenditoriale italiana e quella tunisina è la GC Service s.a.r.l., in costante contatto con la dirigenza della SOREPLAST di Sousse.

Traffico di rifiuti scoperto da “Report” made in Tunisia

Tutti i rifiuti sono stati fermati e respinti dalle locali Autorità a causa di accertate difformità sia con riferimento alla tipologia degli stessi, che in relazione alla falsità dei documenti di accompagnamento. Da evidenziare che il clamore mediatico, generato dal reportage di una emittente televisiva tunisina, aveva indotto il Ministero degli Affari Locali e dell’Ambiente tunisino a disporre l’apertura di una inchiesta in cui vennero coinvolti, come riportato dalle testate giornalistiche dell’epoca, politici e alti funzionari di Stato, taluni dei quali tratti in arresto, nonché il coinvolgimento del Console tunisino a Napoli e il sequestro dell’azienda tunisina di smaltimento del prodotto.

7.900 tonnellate di rifiuti da Salerno a Sousse

La città di Sousse (Tunisia) – foto Wikipedia CC BY-SA 3.0 DEED

Le indagini hanno consentito di portare alla luce un complesso sistema con cui è stato organizzato un ingente traffico illecito di rifiuti, reso possibile, tra l’altro, mediante la concessione di 2 autorizzazioni rilasciate dall’UOD di Salerno della Regione Campania,a seguito  di una istruttoria documentale formata da documenti e autorizzazioni falsi.

Sono state quattro le spedizioni effettuate tra maggio e luglio 2020, circa 282 containers sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, con partenza dal porto commerciale di Salerno e in seguito rispediti in Italia, per un totale di quasi 7.900 tonnellate di rifiuti, 70 dei quali giunti presso l’impianto tunisino della SOREPLAST S.u.a.r.l., poi interessato da un incendio doloso che ha mandato in fumo i rifiuti in esso stipati, e i rimanenti bloccati al porto tunisino di Sousse.

In una prima fase, a seguito di tale respingimento, i Carabinieri del NOE di Salerno e i militari della DIA di Potenza avviavano due distinte attività investigative, l’una coordinata da questa Procura della Repubblica, l’altra dalla Procura della Repubblica di Salerno. Attività investigative trasferite alla Procura della Repubblica di Potenza – DDA – perché competente territorialmente (la società SRA s.r.l., dove era stato posto in essere l’allestimento dei mezzi e delle attività propedeutiche alla gestione illecita dei rifiuti, ha sede, appunto a Polla).

I reati contestati

L’attività investigativa, nel complesso, ha consentito di individuare un sodalizio criminale, composto dagli attuali indagati, resisi responsabili dei reati di : – traffico illecito transfrontaliero di rifiuti in Tunisia, attuato mediante l’utilizzo consapevole di falsi documentali, con il concorso attivo di soggetti e imprese tunisine; – truffa e frode in pubbliche forniture, da parte degli amministratori della società S.R.A. s.r.l., in danno di Comuni campani e lucani, in quanto, titolare di specifici contratti, gestiva i relativi rifiuti urbani, conferendo la parte non recuperabile di essi, dopo il loro previsto trattamento, presso un impianto non autorizzato, sito proprio in Tunisia; – sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, avendo, la stessa S.R.A. s.r.l., trasferito i beni strumentali, i contratti con enti pubblici, gli automezzi e il personale necessario all’attività primaria alla GF Scavi S.r.l. di Sicignano degli Alburni (SA); – trasferimento fraudolento di valori, avendo attribuito fittiziamente a terzi la titolarità e la disponibilità di denaro, beni e altre utilità; – illecita attività di intermediazione nel settore dei rifiuti, posta in essere dagli amministratori delle società ECOMANAGEMENT S.p.a. di Soverato e GC Service con sede in Tunisia. Coinvolto nell’indagine anche un funzionario della Regione Campania, ora ai domiciliari, colpevole di numerose e consapevoli omissioni nei controlli, che hanno facilitato l’illecito traffico di rifiuti.

I guadagni dello smaltimento illecito

Nel complesso, le società coinvolte nella delittuosa attività hanno ottenuto ingenti vantaggi economici, pari a circa 1,5 milioni di euro complessivi (derivanti dalla differenza tra gli oltre 205 €/ton. – costo di un regolare smaltimento in impianti autorizzati -, e 48 €/ton, quale costo sostenuto per l’illecito smaltimento in Tunisia). Nel contesto della stessa indagine, i militari dei reparti interessati, oltre ai provvedimenti cautelari personali, hanno eseguito il sequestro dei beni delle società coinvolte sino ad un ammontare pari all’illecito profitto derivante loro dalle illecite attività contestate.

In applicazione dell’”Accordo di Cooperazione Istituzionale”, siglato tra la Repubblica Tunisina e la Regione Campania, nel febbraio 2022 i containers stipati di rifiuti, compresi quelli bruciati, rientrati dalla Tunisia sono quindi stati sequestrati dalla P.G. e trasferiti nel Comprensorio Militare E.I. di Serre (SA), ove sono tutt’ora in corso le operazioni di campionamento degli stessi, finalizzate alla corretta qualificazione degli stessi e al loro smaltimento.

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