Traffico di rifiuti, 5 arresti in provincia di Ancona

Vasta operazione congiunta dei Carabinieri Forestali, della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto, che ha portato all’arresto di 2 imprenditori e 3 pubblici ufficiali  a Jesi

 

Traffico di rifiuti, corruzione, turbativa d’asta negli affidamenti di lavori pubblici e truffa ai danni dello Stato.

Con queste accuse sono state arrestate 5 persone ed è stata sequestrata una azienda, denaro e 3 discariche abusive, in un’operazione congiunta che ha visto la partecipazione di 30 Carabinieri Forestali del Gruppo di Ancona, 10 militari della Capitaneria di Porto Guardia Costiera di Ancona e 30 Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ancona.

L’indagine, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona, è iniziata nel 2020 quando sono stati accertati alcuni abbandoni di rifiuti in aree non autorizzate e conferimenti illeciti nel centro di raccolta di Jesi. Dopo aver verificato il conferimento illegale di oltre 1.600 tonnellate di rifiuti da demolizione e vegetali, provenienti da attività imprenditoriali e illegalmente conferiti al centro di raccolta di Jesi, gli inquirenti hanno indagato sugli appalti pubblici. Così hanno scoperto un sistema di favori e tangenti gestito dagli amministratori di fatto di un’impresa con sede legale nel comune di Jesi, che corrompevano tre pubblici ufficiali impiegati presso l’A.S.T. di Ancona, l’INRCA di Ancona, la Società Jesiservizi (che gestisce il centro di raccolta rifiuti di Jesi) e un professionista, incaricato quale custode giudiziario di un’area oggetto di fallimento.

Con il sistema messo in piedi, ottenevano lavori pubblici attraverso turbative d’asta e smaltivano illegalmente 59 tonnellate di rifiuti di varia natura. Gli appalti irregolari degli ultimi tre anni riguardavano lavori in strutture sanitarie della provincia di Ancona. Grazie a questa connivenza, i lavori non erano eseguiti secondo i vincoli contrattuali perché chi doveva vigilare era corrotto. Sono stati accertati dagli inquirenti anche scambio di denaro contante tra le parti.

Gli imprenditori avrebbero anche smaltito terre contaminate da idrocarburi pericolosi in una buca dislocata negli spazi di pertinenza di un asilo nel comune di Jesi e altre 72 tonnellate di rifiuti di varia natura occultati in una buca di 800 metri cubi scavata in un’area oggetto di fallimento. Accertato anche lo smaltimento di oltre 325 tonnellate di rifiuti di varia natura, tra i quali terre contaminate da idrocarburi in una ex cava di proprietà dell’impresa indagata e in particelle demaniali site sulla sponda sinistra del fiume Esino, vincolate paesaggisticamente. Alla luce di questa situazione estremamente pericolosa per la salute, i tre siti sono stati subito sequestrati dall’Autorità Giudiziaria.

Al termine dell’indagine, le forze dell’ordine hanno condotto in carcere un imprenditore dell’azienda con sede a Jesi, un altro imprenditore e i tre pubblici ufficiali sono stati collocati agli arresti domiciliari. Sequestrato denaro per un totale di € 82.420, attraverso il blocco dei conti correnti bancari e postali della società jesina.

Adesso tocca alla magistratura procedere. Sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori, dalle prove evidenti accumulate nel corso delle indagini e dalle verifiche svolte, l’Autorità Giudiziaria dovrà confermare, o meno, in tutto o in parte, i fatti e giudicare gli indagati per ciò che hanno commesso.

Articoli correlati