Tradizioni di San Giovanni, come si prepara l’acqua profumata con erbe e fiori

L'iperico, detto proprio Erba di San Giovanni, perché fiorisce in questo periodo

Bagnarsi mani e volto con la rugiada di questa notte ha un significato di rinascita e rinnovamento

 

La sera del 23 giugno, dopo il tramonto, segnate in agenda un’escursione nella natura. L’obiettivo è preparare l’acqua di San Giovanni, che è davvero molto semplice. Solitamente si raccolgono le erbe e i fiori edibili che si trovano intorno a noi. Vanno bene l‘iperico, la lavanda, il finocchio selvatico, la malva, l’assenzio, la verbena, il rosmarino, il papavero, la rosa, la menta, la camomilla, la passiflora, il sambuco e la salvia. Il raccolto va messo in una bacinella piena d’acqua da lasciare all’aperto per tutta la notte, in modo che erbe e fiori assorbano la rugiada del mattino. La mattina del 24 giugno si otterrà così l’acqua profumata di San Giovanni, “la rugiada degli Dei”, da utilizzare per lavarsi mani e viso come rituale purificatorio. Si dice porti fortuna, amore e salute, con una piacevole sensazione di profumo e freschezza. Tempo di preparazione: 10 minuti. Tempo di macerazione: 8-12 ore.

Per preparare l’acqua di San Giovanni vi consigliamo di utilizzare una ciotola di vetro o ceramica. È preferibile evitare l’uso di materiali metallici o plastica, in quanto potrebbero influire sulla purezza e sulle proprietà dell’acqua. L’acqua profumata ottenuta può essere considerata un vero e proprio tonico per la pelle. Tuttavia, è importante conservarla in frigorifero in una bottiglia di vetro pulita per un massimo di tre giorni. Poiché si tratta di una macerazione a freddo, l’acqua di San Giovanni ha proprietà benefiche per la pelle. Ad esempio, se contiene fiori di malva, avrà un effetto lenitivo ed emolliente; se avete scelto piante aromatiche, avrà un’azione antisettica. È fondamentale fare attenzione al tipo di fiori e piante raccolte, poiché alcune potrebbero causare irritazioni cutanee, soprattutto per coloro che hanno la pelle sensibile o soffrono di allergie.

La notte di San Giovanni e l’olio di iperico

La festa di San Giovanni è uno dei riti beneauguranti più importanti dell’anno nel mondo rurale. È il risultato dell’integrazione di elementi pagani con riti cattolici, perché coincide con il solstizio d’estate. Proprio in questi giorni il sole è al suo apice, dando inizio all’estate. Il 24 giugno è quindi il giorno più lungo dell’anno. Si dice infatti che il Sole, simbolo di Fuoco, in questa notte, si sposi con la Luna, simbolo d’Acqua: un’unione di maschile e femminile dunque, di yin e yang. La notte di San Giovanni si celebra in molti paesi del mondo: dalla Spagna al Portogallo, al Regno Unito fino a Norvegia, Svezia e Finlandia. È usanza popolare preparare l’olio di iperico, o olio di San Giovanni, che è un oleolita ottenuto dai fiori freschi di Hypericum perforatum, pianta nota con il nome di Erba di San Giovanni. Apprezzato per i numerosi effetti esercitati sulla cute lesa e irritata, l’olio di iperico viene largamente sfruttato per il trattamento di diversi disturbi della pelle. L’olio di iperico può essere preparato in diversi modi. Le metodiche più diffuse prevedono la macerazione dei fiori freschi della pianta in olio di oliva. Tuttavia, è possibile impiegare anche altre parti della pianta (come i boccioli, le foglie o tutte le parti aeree). Per garantire un’ottima estrazione delle sostanze attive, la macerazione dovrebbe avvenire alla luce del sole per un tempo ben preciso. Tale tempo, però, può variare in funzione del metodo e degli “ingredienti” utilizzati. Difatti, secondo alcuni, è sufficiente lasciar macerare i fiori al sole fino a quando la miscela oleosa non assume una colorazione rossa (normalmente, ciò si verifica nel giro di qualche giorno); altri ancora, invece, suggeriscono di protrarre la macerazione per almeno un mese.

Si raccolgono anche le noci per fare il Nocino

Proprio durante la notte a cavallo tra il 23 e il 24 giugno, che è la notte più breve dell’anno, la leggenda vuole che la donna giudicata più abile nella preparazione di questo liquore debba raccogliere, a piedi nudi, dall’albero le noci ancora verdi e immature. Il giorno dopo la raccolta, il mallo viene messo in infusione nell’alcool. L’uso del mallo di noce come ingrediente per medicinali o liquori risale a tempi antichissimi. Anche se oggi si è persa la tradizione della raccolta delle noci in questo giorno prestabilito, rimane la tradizione di preparare il nocino. Il nocino si presenta come un liquore dal colore scuro, e dall’aspetto denso. Per prepararlo ccorrono 24 noci verdi tagliate in 4 spicchi e colte nella notte del 24 giugno, un pezzo di stecca di cannella, 10 chiodi di garofano, la parte gialla della scorza di 3 limoni, 350 ml di alcool, 500 grammi di zucchero e 300 ml di acqua. Gli ingredienti devono macerare al buio in un vaso di vetro a chiusura ermetica per 2 mesi. Durante questo periodo ogni tanto occorre agitare il vaso. Il liquore, dal gusto intenso e corposo, si consuma un bicchierino alla volta durante tutto l’arco dell’anno e diviene un eccellente digestivo. Alcune ricette pugliesi dell’Alta Murgia prevedono un ulteriore passaggio. Trascorsi i giorni della macerazione delle noci, si prepara lo sciroppo: in una casseruola si versa l’acqua, si aggiunge lo zucchero e, a fiamma bassa, si fa sciogliere lo zucchero mescolando in continuazione. Si porta a bollore, si spegne la fiamma e si fa raffreddare completamente lo sciroppo ottenuto. Dopo aver filtrato con un colino a maglia strettissima l’alcool, si unisce lo sciroppo all’alcool filtrato e si mescola delicatamente per ben amalgamare. Si procede così a imbottigliate il liquore nocino e a tappare le bottiglie. Tra i nocini pugliesi più conosciuti, c’è il “Padre Peppe”, che prende il nome dal suo inventore, un frate altamurano di nome Giuseppe Ronchi, vissuto tra la fine del 1700 e l’inizio 1800. I frati, sempre alla ricerca di nuovi metodi curativi, crearono molti dei digestivi che ancora oggi consumiamo e apprezziamo. La sua ricetta, in seguito, fu raffinata e brevettata dalla pasticceria-caffetteria “Fratelli Striccoli” situata nel bellissimo centro storico di Altamura.

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