Tracciabilità alimenti, a rischio un quarto della spesa

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La denuncia di Coldiretti: dal 1 gennaio 2022 potrebbero non essere riportati nelle etichette gli ingredienti di pasta, formaggi, salumi, riso, passata di pomodoro, se non si prorogheranno i decreti

Potrebbe essere un duro colpo ai prodotti gastronomici italiani apprezzati in tutto il mondo, ma soprattutto un danno notevole alla spesa quotidiana dei consumatori che cercano di “mangiare bene e sano”.

Dalla pasta alla passata di pomodoro, dal latte ai formaggi ai salumi fino al riso, un quarto della spesa alimentare dei consumatori rischia di tornare anonima, con il ritorno dell’utilizzo di ingredienti di bassa qualità provenienti dall’estero e spacciati per Made in Italy, a danno di cittadini, agricoltori e allevatori.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, in riferimento all’annuncio del sottosegretario alle politiche agricole Gian Marco Centinaio al question time in commissione Agricoltura della Camera circa l’invio dei decreti di proroga del MIPAAF ai ministeri della Salute e dello Sviluppo economico per estendere fino al 31 dicembre 2022 l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle materie prime, in scadenza a fine anno.

In scadenza i decreti sulla tracciabilità

etichette riso
Il 31 dicembre 2021 prossimo scadranno i decreti ministeriali che avevano introdotto l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta anche per il riso

Il 31 dicembre 2021 prossimo scadranno, infatti, i decreti ministeriali che avevano introdotto l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta per il grano usato nella pasta e per il riso, del pomodoro per la passata, del latte nelle confezioni di latte uht e nei formaggi e la carne di maiale nei salumi.

La scadenza a fine anno sarebbe un passo indietro pericolosissimo rispetto a un percorso di trasparenza che nel corso degli anni ha portato indiscussi benefici ai consumatori e alle imprese della filiera agroalimentare che hanno puntato sul 100% Made in Italy.

Non a caso sono ben 1,1 milioni le firme raccolte nell’ambito dell’iniziativa dei cittadini dell’Unione Europea “Eat original! unmask your food” promossa dalla Coldiretti, da Campagna Amica e da altre organizzazioni europee, da Solidarnosc a Fnsea, per l’estensione dell’obbligo di etichettatura con l’indicazione dell’origine su tutti gli alimenti.

Un bisogno di trasparenza che è ulteriormente cresciuto nel tempo della pandemia – rileva la Coldiretti – la quale ha modificato i consumi alimentari degli italiani, spingendo verso i prodotti locali e certificati il 70% dei cittadini secondo l’indagine realizzata dall’EngageMinds Hub, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica che evidenzia peraltro come la preferenza per i prodotti locali e il Made in Italy è ancora maggiore tra le persone sopraffatte da stati d’ansia e depressivi a causa della pandemia.

La tracciabilità degli alimenti

L’etichettatura di origine obbligatoria dei cibi è una battaglia storica della Coldiretti ed è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2002 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia. Da allora molti progressi sono stati fatti. Per ultimo è arrivato nel 2021 l’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella e prosciutti, che ha preceduto quello per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 è entrato in vigore – continua la Coldiretti – l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vige l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario – conclude la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei.

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