Tra sfide e rivendicazioni, la Puglia punta su altri “patrimoni dell’umanità”

Lesina (Foto Marrese)

Da una parte una sfida al territorio – quella del WWF per l’istmo e la Laguna di Lesina -, dall’altra una rivendicazione per l’inserimento di Spinazzola nel percorso della Via Appia. La Puglia prova ad aumentare la presenza nell’elenco dei siti patrimonio mondiale Unesco

Castel del Monte, i Trulli di Alberobello, la Foresta Umbra con le sue faggete, il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, Castel Fiorentino. E, a pochi chilometri, i Sassi e il parco delle chiese rupestri a Matera.
La Puglia (e la vicina Basilicata) è in piena sintonia con l’Unesco. Patrimoni dell’umanità che ci invidiano – e che diventano mete di migliaia di turisti ogni anno – e rappresentano l’ennesimo biglietto da visita del territorio.

La Laguna di Lesina

La Laguna di Lesina

Ma non mancano proposte per allungare la lista di siti di interesse L’ultima, in provincia di Foggia, è una sfida lanciata al territorio dal WWF per consacrare a livello mondiale un’area sostanzialmente incontaminata: l’istmo e la Laguna di Lesina.

Cinquemila ettari di laguna, duemila ettari di istmo lungo più di venti chilometri: questi sono i numeri di un territorio pressoché incontaminato situato al nord della Puglia nel Comune di Lesina ove natura e tradizione convivono in armonia da millenni anche fino ai giorni nostri.

La proposta

E così il WWF si impegna a dare l’input al territorio: “Un sito per essere inserito nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO deve presentare un eccezionale valore universale e soddisfare almeno uno dei dieci criteri di selezione illustrati nelle Linee Guida per l’applicazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale. Bene – spiega Maurizio Marrese Presidente del WWF Foggia pensiamo che questo territorio ne possegga almeno otto su dieci“.

Tra questi si potrebbe citare la tradizione della pesca lesinese, i suoi caratteristici sandali e il legame atavico di questa popolazione con la laguna con la quale convive in armonia. “Teniamo presente – sottolinea Marrese – che stiamo anche raccontando un territorio unico per la sua evoluzione geologica e geomorfologica (pensiamo ad esempio ai segni di antichi tsunami o a punta Pietre Nere), la sua enorme biodiversità rappresentata da tantissimi habitat naturali a cavallo fra mare, tombolo, laguna e terra, dalla fauna selvatica e dalle sue uniche peculiarità floristiche (678 specie catalogate nel solo istmo di cui 15 uniche, rare e/o a rischio di estinzione)”.

Perché quindi non far riconoscere l’intero sito come patrimonio dell’umanità? “Pensiamo che la proposta di candidatura sia possibile nonostante qualche errore del passato come ad esempio la lottizzazione abusiva nei pressi di Torre Mileto“. E poi, l’ulteriore stimolo: “Invitiamo ed aspettiamo quindi le istituzioni, la politica, gli enti scientifici, le associazioni locali e tutte le associazioni ambientaliste a sposare questa sfida e a costruire insieme una candidatura, a nostro parere, ‘doverosa’ per questo meraviglioso territorio”.

La Via Appia

Per un territorio che propone, c’è un altro che rivendica e si sente sminuito. E così la candidatura della Via Appia voluta dal ministro della Cultura Dario Franceschini divenne motivo di contestazione in quanto valutata “monca”. A sottolineare esclusioni eccellenti è il giornalista e scrittore Cosimo Forina, che “rilegge” la storia.

“Ad essere escluse le città di Spinazzola e Poggiorsini contrariamente alla storia dei luoghi – spiega Forina in una lunga e dettagliata nota -. Il prosieguo della via Appia dopo Palazzo San Gervasio ‘definito’ dal Ministero seguirebbe l’argine destro del Basentello, attraversando il territorio di Banzi, Genzano di Lucania e lambendo il castello di Monteserico arriverebbe a Gravina di Puglia. Una convalida tout court dell’ipotesi di un “itinerario sud o meridionale” della via Appia, non conclamato dal ritrovamento della strada lastricata o qualcosa che la lasci supporre, sostenuta negli ultimi anni solo da alcuni archeologi tra cui Lughi, Vinson, Small, Marchi e dal giornalista-scrittore Rumiz autore del romanzo “Appia” che ha scelto di farsi a piedi questo presunto tragitto”.

Via Appia, la protesta contro Franceschini

Del resto, l’esatta ubicazione della via Appia tra Venusia e Silvium (Gravina) è un rompicapo. “Ed infatti – prosegue Forina – di tutt’altro avviso sono sempre stati topografi, geografi, storici e altri archeologi che rilevarono dagli Itineraria viarum romanorum, Tavola Peutingeriana e Itinerario Antonino il percorso a nord del Basentello, stabilendo dopo Venosa-Palazzo San Gervasio che l’Appia attraversasse il territorio di Spinazzola con prosieguo da Poggiorsini, per poi giungere a Gravina di Puglia (Venusia- Ad Pinum-Blera-Silvium). Anche la stessa Soprintendenza continua con riferimento all’Appia ad indicare solo come “ipotesi” e non “certo” il percorso cosiddetto “meridionale”.

Le “prove”

D’altronde scoperte archeologiche a sostegno del percorso “nord”, colpevolmente pochissimo indagato, foriero dall’avvallare semplici congetture, sono da sempre emerse in diverse campagne di scavi condotte dalla Soprintendenza della Puglia.

Se ne trova menzione per l’Appia con passaggio da Spinazzola in pubblicazioni della Regione Puglia, condivise dalla Regione Basilicata, fatte proprie nella carta archeologica del Parco Nazionale dell’Alta Murgia che ha mutuato le tavole del Piano Paesaggistico regionale. “Letteratura – lamenta Forina – trasformata in carta straccia per i desiderata di pochi”.

Ci sono poi altri riferimenti, che spaziano tra ferrovie, memorie del passato e contraddizioni. Per Forina, infatti, il Ministero avallando l’ipotesi del tracciato “sud”, escludendo Spinazzola e Poggiorsini, “mina un altro suo importantissimo investimento”, ovvero il ripristino a fini turistici della tratta ferroviaria Rocchetta Sant’Antonio-Gioia del Colle (investimenti per 33,5milioni di euro). Questa linea che rientra tra le strade ferrate dette Ofantine, da ponte Santa Venere nei pressi della stazione di Rocchetta/Lacedonia, viaggia praticamente parallela alla Regina Viarum, tanto da meritare di essere definita, per affinità, la “Ferrovia dell’Appia”. Ed infatti – rimarca Forina – ecco quanto Giustino Fortunato sottolineava 31 luglio 1892 giorno dell’inaugurazione a Spinazzola di questa strada ferrata: “… E come allora ci univa la via Appia, la regina di quante mai strade seppe creare la mente civilizzatrice di Roma, così ora ci affratella, dono della patria redenta, questa linea da Rocchetta a Gioia, la quale insieme con l’altra Avellino a Rocchetta, segue, per tanta parte, il tracciato stesso dell’Appia antica”.

In realtà le città di Spinazzola e Poggiorsini, sin dalla presentazione del progetto di valorizzazione della Regina Viaurum, hanno contestato la loro esclusione (2015), richiamando con convegni e delibere di consiglio Comunale il Ministero e la Regione a rivedere il percorso. “Sorprende quindi non poco – rimarca Forina – la posizione del Ministero che avrebbe dovuto includere e non escludere i territori. Sorprende la Regione Puglia seduta al tavolo interregionale istituito per la valorizzazione dell’Appia senza che si sia preoccupata di arginare l’errore del tracciato o quanto meno proporre, in attesa di dati incontrovertibili, in alternativa, un doppio percorso da cui non fosse esclusa l’area murgiana, principio applicato in altre luoghi del percorso altrettanto incerti. Sorprende lo stesso Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia rimasto totalmente silente all’atto di imperio del Ministero che impoverisce non di poco l’area protetta”.

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