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Tra le Dolomiti, voci che cantano per l’ambiente

Spettacolo unico quello di domenica 3 luglio, quando le Dolomiti intere sono risuonate delle voci di ben 11 cori, che si sono esibiti presso altrettanti rifugi di quelle che sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio naturale dell’Umanità. Momento clou della giornata alle 12 in punto, quando tutti i complessi hanno intonato Le Dolomiti, un classico del repertorio corale trentino.

Ha preso cosi avvio in una maniera suggestiva la 17ma edizione del festival I suoni delle Dolomiti, un evento in programma fino al 27 agosto che riunisce soprattutto musicisti -ma anche scultori, attori, alpinisti – in un omaggio ad una regione come il Trentino, che dell’amore e il rispetto della natura ha fatto il suo cavallo di battaglia. Così, sin dalle prime luci dell’alba snodandosi nell’arco della giornata, i vari artisti (qualche nome: Elio e le storie tese, Max Gazzè, Salvatore Accardo, Francesco De Gregori, Enrico Bertolino, Goran Bregovic) rivolgono un amoroso omaggio alle bellezze naturali tra le Dolomiti. Le montagne considerate spazio di libertà, la musica intesa come linguaggio universale, permettono di incamminarsi tra sentieri e boschi in una maniera originale, come dimostra il prossimo evento in cartellone: un trekking di tre giorni da giovedì 7 a sabato 9 luglio in Val di Fassa. A guidare i partecipanti all’evento, il violoncellista Mario Brunello e l’alpinista Nives Meroi.(Per saperne di più www.isuonidelledolomiti.it).

Le Dolomiti, perla di bellezza delle Alpi oggi Patrimonio dell'Umanità

Parlano i numeri – Con i suoi 103mila ettari di superficie occupata da parchi, biotopi e riserve naturali e di cui ben il 56% occupato da boschi; con i suoi 500mila alberi (quasi 1000 per abitante),col suo 17% della provincia soggetto a tutela ambientale, il Trentino è la regione che ha fatto della salvaguardia del territorio la sua mission. Patria del trekking italiano, offre a chi voglia coniugare natura e sport 5mila km. di sentieri per tutti e 143 rifugi, 2 circuiti dedicati e oltre 400 Km. di piste ciclabili, e anche la possibilità di incontrarsi vis a vis con animali ormai rari (ma non da queste parti), come cervi, caprioli, camosci, persino orsi. La ricettività è organizzata in modo da non spostare un filo d’erba nel paesaggio e sa adattarsi alle esigenze del territorio. Basta dare uno sguardo al patrimonio boschivo regionale. Il trentino fornisce il 43%dell’intera produzione nazionale di legno, eppure ogni anno il patrimonio boschivo cresce di almeno mezzo milione di metri cubi su un totale di 50 milioni. Inoltre, il 71% della superficie boschiva trentina è certificata col marchio Pefc, che ne garantisce la gestione secondo critreri di sostenibilità. 

Coro Soldanella con il Gruppo delle Pale di San Martino e i Lagorai, autore Nereo Bison

Programmare l’attenzione al territorio – Superare la contrapposizione tra sviluppo e ambiente è un impegno prioritario nel Trentino, come dimostra il Piano Urbanistico Provinciale di Trento, che punta al coinvolgimento operativo degli abitanti, che poi sono quelli che “fanno” il territorio. Nascono così diversi provvedimenti che puntano su soluzioni alternative, come quello di intaccare aree coltivate a meno di non metterne altre a disposizione, oppure il progetto Metroland, che in 10 anni realizzerà collegamenti ferroviari veloci tra la nuova stazione internazionale di Trento e le valli per 176 km. , in gran parte in galleria (Per saperne di più: www.urbanistica.provincia.tn.it) E se non bastasse, a tutela dei piccoli ambienti (soprattutto zone umide, ma anche spazi aridi) che vantano un elevato livello di biodiversità, sono nati i biotopi protetti, oasi naturali che vanno ad affiancate le riserve naturali e i tre grandi parchi naturali di Adamello Brenta, Paneveggio Pale San martino e dello Stelvio (nella parte di pertinenza trentina). Sono solo alcuni esempi di un’attenzione al territorio in tutte le sue potenzialità, valorizzato ed esaltato. Dal Trentino abbiamo tutti molto da imparare.

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