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Top Secret – Bari 2 dicembre 1943

Il 2 dicembre 1943 è una pagina nera della seconda guerra mondiale e per Bari. Un disastro paragonabile solo a quello di Pearl Harbor raccontato da Francesco Morra nel suo libro

Top Secret, come scrive l’autore, “vuole essere allora un viaggio lungo e complesso attraverso i confini, gli orrori e la stupidità della guerra. Per non dimenticare, ma soprattutto capire, il perché”.

Il tema è quanto mai interessante alla luce dei recenti episodi che descrivono il nostro come un territorio tutt’altro che vergine in tema di inquinamento. Un momento che la storia ha tracciato e su cui ancora oggi aleggiano dubbi. Top Secret Bari 2 dicembre 1943 propone quella che viene definita come “la vera storia della Pearl Harbour del Mediterraneo”.

Come ricordato nel libro di Francesco Morra, documentarista e storico che ha approfondito il disastro del 2 dicembre 1943, quello di Bari “era diventato  il principale porto logistico alleato sull’Adriatico per rifornire e sostenere l’avanzata della VIII Armata britannica durante la Campagna ‘Italia”.

2 dicembre 1943È significativo leggere le sensazioni provate dall’autore mentre approfondisce le fonti presso l’Archivio Militare a Friburgo (Germania): «era quasi come vivere la storia in diretta – scrive – . Nella mia mente scorrevano, trasportate dalla fantasia ma supportate dai documenti reali, le immagini dei ricognitori tedeschi in volo su Bari». L’autore aveva letto il libro di Glenn Infield  Disastro a Bari (che Ambient&Ambienti ha recensito) apprezzandone i contenuti ma definendolo al tempo stesso “strano”. «Come poteva Infield scrivere su un argomento simile già nel 1971, quando, non essendo trascorsi gli obbligatori trent’anni dal momento dell’archiviazione, non erano stati ancora desecretati i documenti fondamentali relativi al disastro di Bari?»: questo il dubbio di Morra.

 Il porto di Bari è “completamente pieno”, come viene comunicato la mattina del 2 dicembre 1943; è la comunicazione di un ricognitore tedesco che comunica alla base la situazione riscontrata nel Porto e di fatto ne suggerisce un attacco in grande stile che la Luftwaffe programma per la sera stessa. Non sembra vero aver individuato un obiettivo sensibile così gremito di navi (dopo 15 giorni di ricognizione aerea attentamente descritti nel testo), ed ecco allora che ben 105 bombardieri tedeschi Ju 88 attaccano Bari, distruggendo ben 17 navi (sulle oltre 40 presenti) e provocando oltre 1000 vittime tra personale militare e navale e oltre duecento civili. Ma la tragedia è ben altra ed assume contorni ben differenti allorquando si cominciano a manifestare danni collaterali, bruciature agli occhi, eritemi sulla pelle, problemi respiratori.

2 dicembre 1943, la realtà del disastro

L’11 dicembre ci si rende conto realmente di quanto accaduto: l’attacco si delinea così in tutta la sua potenza distruttiva ed emerge così che qualcuno ha nascosto più di qualcosa e che i danni sono ben più gravi di quelli inizialmente rendicontati: una nave, la John Harvey, era esplosa e recava un carico di centinaia di bombe all’iprite. Il gas liquido riversato in mare aveva costituito una miscela che “galleggiando sull’acqua aveva impregnato i corpi dei marinai, impegnati a restare a galla per salvarsi dall’annegamento dopo essere già scampati alle esplosioni, al fuoco e alle fiamme”. Grandi ustioni che solo l’11 dicembre Alexander, un tenente colonnello medico alleato, certifica come dovute ad iprite e che il 14 dicembre un messaggio cifrato alleato impone di classificare invece come “ustioni da azione nemica”. Un episodio che ha comunque lasciato una profonda traccia nei militari, tanto che Eisenhower, che aveva messo in moto la macchina della censura già dal 5 gennaio 1944, istituì una commissione d’inchiesta perché in futuro non avessero mai più a ripetersi episodi simili. Morra nel lavoro presentato indaga anche sui motivi dell’ “ossessione del segreto” da parte degli Alleati e presenta documentazione inedita sul dramma dei marinai italiani della nave Barletta, purtroppo ancorata a fianco della John Harvey: i 67 marinai furono colpiti e di questi ben 21 morirono.

Il Bari Report, che raccoglie i documenti relativi ai risultati della commissione d’inchiesta (descritto nel capitolo IV) , presentava verità sconcertanti. L’autore ricostruisce gli avvenimenti “facendo parlare direttamente i documenti originali”, precisa. È coinvolgente imbattersi nelle accurate descrizioni e scoprire come a volte elementi o situazioni apparentemente banali assumono valore fondamentale. Racconta Morra che nel faldone posto a disposizione presso l’Archivio dell’ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, non appare nulla di interessante, salvo poi imbattersi in un memorandum e in un piccolo pezzo di carta: “li rileggo e la mia sorpresa aumenta sempre di più…nel piccolo pezzo di carta si legge <f. 3117 Smre da conservare con particolare attenzione in cassaforte”.

Da qui si parte. Top Secret, come scrive l’autore, “vuole essere allora un viaggio lungo e complesso attraverso i confini, gli orrori e la stupidità della guerra. Per non dimenticare, ma soprattutto capire, il perché”.

E Alexander? Come poteva essere a conoscenza dei segreti alla base del libro di Infeld? Il libro ne chiarisce il motivo, come fornisce una puntuale descrizione di quanto avvenuto e fa comprendere il perché della presenza di vuoti nello stesso libro di Infeld. Più che una descrizione in questa sede, se ne suggerisce la lettura, anticipandone quella profonda partecipazione che prende  quando ci si tuffa nella storia sapientemente raccontata.

 

Francesco Morra, Top secret Bari 2 dicembre 1943, Castelvecchi,2014, pagg.139, 17,50 Euro

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