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Tessuti tossici: out! Continua la campagna Detox di Greenpeace

Il colore dominante della prossima stagione della moda potrebbe essere quello di uno dei fiumi in Cina o Messico. A causa di marchi di moda internazionali come, per esempio, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Victoria’s Secret, perché usano sostanze chimiche pericolose e coloranti tossici per l’organismo umano, per produrre i nostri vestiti. Questi prodotti chimici stanno avvelenando i nostri fiumi. Infatti, dopo il lavaggio in lavatrice, queste sostanze una volta disperse in acqua, si trasformano in nonilfenolo etossilato: una sostanza tossica che può interferire con il sistema ormonale umano.

Nello scorso mese di aprile i team di Greenpeace hanno comprato vestiti di venti marchi diversi di prêt-à-porter e li hanno analizzati. Negli abiti non sono stati trovati livelli di concentrazione rilevanti per rischi diretti sulla salute di chi li indossa. Ma in quasi la metà dei campioni, dopo un solo ciclo di lavaggio, l’80% della sostanza tossica è fuoriuscita dalle fibre e si è dispersa nell’acqua dove si è trasformata in nonilfenolo.

L’alternativa c’è! Grazie alla campagna Detox di Greenpeace, in tutto il mondo centinaia di migliaia di persone sono pronte a mobilitarsi e a far sentire la propria voce per convincere i grandi marchi di moda a utilizzare sostanze non tossiche e che non inquinano. Questa settimana, il più grande rivenditore di abbigliamento nel mondo, ZARA, si è impegnato a correggere la sua linea di produzione, grazie  alle firme di 300.000 persone.

“L’uso di nonilfenoli etossilati nell’industria tessile è bandito nell’Unione Europea ma queste sostanze pericolose continuano ad arrivare tramite canali di mercato – avverte  Vittoria Polidori, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace – un certo senso, le aziende rendono i consumatori complici inconsapevoli dell’inquinamento delle risorse idriche”.

“Siamo in grado di agire. Insieme. Moda-dipendenti, attivisti, artisti, cittadini che desiderate un mondo senza inquinamento, siamo in grado di agire. Insieme”. “Le griffe devono smettere di usare questi prodotti pericolosi e sostituirli con alternative più sicure”, insiste Greenpeace. “Abbiamo bisogno di aumentare la pressione sui marchi per decontaminare il nostro guardaroba, i nostri fiumi, il nostro ambiente, il nostro futuro”.

Clicca qui per visionare il rapporto completo, in inglese, e il sito francese di Greenpeace.

 

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