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Territorio: sì a Bioarchitettura e gestione attiva

Agronomi, architetti, costruttori, amministratori pubblici si confrontano per conciliare politiche urbanistiche sostenibili con tutela delle risorse naturali. Succede nel corso del Forum dell’Informazione cattolica, organizzato dall’associazione Greenaccord Onlus a Pistoia.

Le diverse competenze concordano su un punto: lo spazio antropizzato non è infinito e non si può pensare quindi di continuare a consumarlo in eterno. La sola alternativa è quindi quella di sviluppare strumenti che rendano compatibile la presenza umana con lo spazio ambientale circostante, riqualificando i centri urbani, risparmiando le aree ancora non antropizzate ed esaltando i luoghi che possano inoltre incrementare gli spazi sociali ad uso collettivo. E proprio il presidente dell’Ance Toscana (Associazione costruttori edili), Alberto Ricci, sottolinea come «occorra fermare la spinta cementificatrice senza criterio né fili conduttori. Per fare vera riqualificazione – ha aggiunto – non si deve intervenire su edifici singoli, ma su interi quartieri, come da tempo si fa negli altri Paesi europei».

Da qui la necessità di un’archiettura differente: è ausipicato, in particolare, da Dora Francese, docente di Tecnologie dell’Architettura all’università Federico II di Napoli, «un ritorno all’architettura naturale, che ritrovi il legame forte con il “genius loci”, il colloquio con la natura, che sappia ridurre il proprio impatto sugli ecosistemi e la propria impronta ecologica». Inoltre deve mantenersi saldo l’impegno di gestione sostenibile del territorio, evitando sprechi e consumi inutili, con strumenti di pianificazione che considerino le singole potenzialità.

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