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Terremoto: scienziati contro la disinformazione

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza di condanna (in primo grado) a sei anni di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il risarcimento provvisionale di circa 7 milioni e 800mila euro, inflitta a tutti e sette i componenti della Commissione Grandi Rischi (CGR), in carica nel 2009, che avevano rassicurato gli aquilani circa l’improbabilità di una forte scossa sismica, che invece si verificò alle ore 3,32 del 6 aprile 2009, un gruppo di scienziati nazionali e internazionali afferenti all’International Seismic Safety Organization (ISSO) ha scritto al Presidente della Repubblica Italiana per esprimere la sua preoccupazione a proposito di alcune prese di posizione di una parte della stampa e di alcuni esponenti del mondo accademico (leggi il testo della lettera).

“Siamo molto preoccupati per le forvianti informazioni diffuse da alcune organizzazioni scientifiche, da alcune riviste e da alcuni quotidiani sulla sentenza di condanna in primo grado dei membri della “Commissione Grandi Rischi” (Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi, CGR) italiana, che si riunirono a L’Aquila il 31 marzo 2009”: inizia così la missiva inviata lo scorso 8 novembre dall’International Seismic Safety Organization al Presidente della Repubblica Italiana Sen. Giorgio Napolitano. La nota sottoscritta da 14 scienziati di diverse nazionalità (Italia, USA, Svizzera, Francia, Spagna) vuole segnalare come la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di L’Aquila sia stata trattata con una certa superficialità e disinformazione tanto da indurre la comunità scientifica e l’opinione pubblica a ritenere erroneamente che le motivazioni di condanna dei componenti della CGR consistano nell’aver essi “fallito nel prevedere il terremoto”. Questa interpretazione erronea potrebbe influenzare la comunità scientifica e l’opinione pubblica contro una sentenza pronunciata nel nome del popolo italiano. La documentazione processuale già disponibile dimostra che non si è messa in discussione, né tantomeno attaccata, la scienza. La Pubblica Accusa è stata molto attenta e chiara al riguardo (leggi la memoria del P.M. Picuti), svolgendo la propria attività con scopo di accertare la verità e non per intimidire la scienza. È stato accertato, nel processo di primo grado, che alcune delle vittime del sisma si sentirono rassicurate, e per questo non si misero al riparo, dalle dichiarazioni di alcuni componenti la Commissione, trasmesse alla popolazione tramite le tv e i giornali locali, che riconducevano lo sciame sismico in atto a un normale fenomeno geologico. Ad aggravare le accuse volte ai componenti la CGR c’è stata anche un’intercettazione telefonica dell’allora Capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Bertolaso dialogando con Daniela Stati, assessore regionale, anticipava che la riunione del 31 marzo sarebbe stata un’iniziativa di comunicazione rassicurante per la popolazione; le parole intercettate: «Vengono i luminari è più di un’operazione mediatica, loro diranno: è una situazione normale, non ci sarà mai la scossa, quella che fa male»; il sistema di faglie dell’Abruzzo, che da mesi faceva registrare centinaia di scosse, sconfessò il medico Bertolaso. Gli scienziati dell’ISSO sono certi che la sentenza del tribunale di L’Aquila non avrà alcuna conseguenza sulla partecipazione del mondo accademico a fornire la propria opera a supporto dell’incolumità della popolazione nel settore della protezione civile. Essi ritengono che la conclusione di questo tragico evento possa rappresentare l’inizio di un percorso più virtuoso, dal punto di vista sia scientifico sia etico.

La Commissione grandi rischi, nel terminare l’incontro del 31 marzo 2009 affermando che “non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte terremoto”, ha in maniera contraddittoria ammesso che i terremoti si possono prevedere.

 

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