Terremoti ai Campi Flegrei. Si attende l’ora X?

Solfatara_-_Pozzuoli_-_Campania_-_Italy_-_July_11th_2013_-_12 - Di Norbert Nagel - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28861005

Sono oramai diverse settimane che la terra trema e c’è tanta apprensione e preoccupazione su quanto possa accadere. Attivato ora il piano di emergenza

 

Dobbiamo aspettarci un cataclisma? Non possiamo saperlo. Per questo motivo, ci affidiamo agli esperti, a chi studia da anni questi fenomeni. Ciò che è evidente è che nei Campi Flegrei, che sono una vasta area vulcanica di circa 18 km e alta 458 metri, c’è un’intensa attività sismica che sta creando notevoli preoccupazioni alla popolazione campana: si tratta di un’area che comprende i Comuni di Napoli, Pozzuoli, Quarto, Marano, Bacoli e Monte di Procida, dove risiedono stabilmente oltre un milione di abitanti.

Da diverse settimane le scosse sono piuttosto ricorrenti, di magnitudo anche superiore a 4. Ciò ha fatto scattare il piano di emergenza, mettendo la Protezione Civile in allerta.

Giuseppe De Natale – Vulcanologo

Ma per comprendere meglio quanto sta accadendo, abbiamo intervistato il dott. Giuseppe De Natale, vulcanologo, Dirigente di Ricerca INGV.

Cosa sta accadendo ai Campi Flegrei? L’ultima scossa di magnitudo 4.4 ha “spiazzato” tutti…

«Rispondo alle seguenti domande a titolo personale, come ricercatore che si occupa da oltre 40 anni di vulcanologia e in particolare del bradisisma flegreo.

Il fenomeno si chiama ‘bradisisma’. Il bradisisma è un fenomeno di innalzamento e abbassamento del suolo, chiamato così ai Campi Flegrei ma comune in quasi tutte le aree vulcaniche simili (caldere). È generato dall’aumento (sollevamento) o dalla diminuzione (abbassamento) della pressione negli strati di roccia più superficiali (entro qualche chilometro). Le cause del sollevamento del suolo possono essere essenzialmente due: un’intrusione di magma a bassa profondità, che proviene dai serbatoi principali più profondi; oppure il riscaldamento degli acquiferi superficiali dovuto al gas più caldo emanato dal magma profondo. Nel primo caso, è il volume aggiunto del magma in risalita che causa l’aumento di pressione; nel secondo caso, l’effetto è analogo a quanto avviene in una pentola a pressione: l’acqua, riscaldandosi, aumenta di volume. L’abbassamento del suolo può invece essere causato dal rilascio di pressione per apertura del sistema nel secondo caso (apertura di fratture, come se aprissimo il coperchio della pentola a pressione), oppure dal raffreddamento del magma che causa una lieve diminuzione del suo volume. Quando la pressione nel sottosuolo aumenta, può arrivare a livelli tali da spaccare le rocce, e quindi si generano i terremoti. Ai Campi Flegrei, in pratica, il livello del suolo è come un ‘manometro’, ossia misura indirettamente il livello di pressione interna. Più sale il livello del suolo, più aumenta la pressione interna, più aumenta la sismicità».

Campi Flegrei – google.maps

Da quanto tempo è in atto questa situazione e quanto potrebbe durare?

«La fase ‘ascendente’ del bradisisma flegreo, ossia l’innalzamento del livello del suolo, è iniziata nel 1950, dopo una lunga fase discendente (al ritmo di 1.5-2 cm/anno) iniziata dopo l’ultima eruzione del 1538. Non possiamo sapere quanto durerà, e non sappiamo se culminerà con un’eruzione, come avvenne dopo l’unica fase ascendente che conosciamo, iniziata nel 1430 e terminata con l’eruzione del 1538».

Cosa possiamo aspettarci e cosa potrebbe accadere realmente?

«Dobbiamo aspettarci, finché dura il sollevamento del suolo, una sismicità più o meno continua ed in continuo aumento rispetto a quella attuale, sia nella frequenza degli eventi che nella loro massima magnitudo. Che comunque non dovrebbe superare circa 5 (grado Richter): un terremoto di magnitudo 5 è circa 10 volte più forte, in termini di energia, del 4.4 accaduto la sera del 20/5. Non sappiamo poi se tutto il processo culminerà in un’eruzione».

Dobbiamo aspettarci un altro evento simile al 79 d.C.?

«No, l’evento eruttivo più probabile è sul tipo di quello del 1538 (Monte Nuovo): molto limitato (Volcanic Explosivity Index VEI=2), ma che comunque oggi sarebbe localmente molto devastante. Come evento eruttivo massimo potremmo avere un VEI=4-5».

Campi Flegrei – google.maps

A che punto è il piano di sicurezza? Cosa è stato fatto e cosa andrebbe fatto? Qual è la “comfort zone”?

«Il Piano di Emergenza per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei è stato varato nel 2014. L’ultima fase, quella di allerta rossa, si basa sulla evacuazione completa e contemporanea di tutta la ‘zona rossa’, un’area che contiene oltre 500 mila abitanti, quando si prevedesse un’eruzione imminente. I problemi sono essenzialmente due:

  • la ricerca vulcanologica internazionale, negli ultimi decenni ha appurato che la previsione delle eruzioni, in generale, ha una bassissima probabilità di avere successo (meno del 20%-30%);
  • la tecnica più efficace, utilizzata nei pochi esempi di successo di evacuazione per il rischio eruttivo, è quella della evacuazione progressiva: si inizia ad evacuare la zona più a rischio, e poi eventualmente si allarga progressivamente l’area da evacuare se l’eruzione diviene via via più violenta. È chiaro che una evacuazione progressiva elimina quasi tutte le problematiche insite in una evacuazione massiccia, contemporanea di 500 mila persone».

Come potrebbe cambiare l’aspetto geomorfologico della zona? Quali le conseguenze per l’Italia e il Mediterraneo?

«La caldera dei Campi Flegrei NON È un supervulcano, e le eruzioni che possiamo realisticamente immaginare (escludendo una tipologia come quella del ‘Tufo Giallo Napoletano’, che ha formato la caldera 15.000 anni fa), hanno tutte un impatto locale, ancorché localmente devastante (2<VEI<4-5). Quindi, non si prevedono conseguenze tipo cambiamenti morfologici a livello italiano o meditarraneo».

Articoli correlati