Terre demaniali come beni bioregionali inalienabili

uomo natura

Da Benito Castorina e Paolo D’Arpini, della Rete Bioregionale Italiana, una riflessione su come dovrebbero essere gestite le terre demaniali

Le terre demaniali e di proprietà di Enti pubblici fanno parte  del patrimonio ambientale,  botanico ed archeologico dello Stato che non può e non deve essere venduto. Quelle terre si possono usare in mille modi producendo occupazione e valorizzando le loro potenzialità.
Si può per esempio  farvi nascere migliaia di imprese di giovani,  per sviluppare la coltivazione del vetiver e della canapa, salvando  così il territorio e contribuendo al risanamento dei terreni inquinati  e  dell’economia nazionale. Inoltre molti di questi territori sono parchi e boschi per i quali la CE ci riconosce solo il 10% circa della superficie totale (dato da verificare).
L’Appennino Italiano che si estende per tutto lo stivale è il parco dell’Europa e va rivalutato, ristrutturato con percorsi agibili per consentirne il godimento dietro modesti contributi che verrebbero investiti per l’assunzione di personale idoneo.

Giovani e pensionati per l’ambiente

I pensionati possono salvare l’Italia, utilizzando le loro entrate fisse per la realizzazione di progetti  di permacultura che riportino benessere ambientale e rendano appetibile per i giovani il ritorno alle attività agricole, creando nuove forme di comunità, nuovi modelli di aggregazione per restituire al quotidiano i debiti spazi sociali e di relazione.

Ritorno alla terra

Trasformiamo questo momento di crisi  sanitaria e di distanziamento sociale   in un momento positivo, riportando l’attenzione alle pratiche bioregionali ed un ritorno alla terra. Dobbiamo essere uniti, siamo quel 90% che detiene pari ricchezza del 10% di italiani che dalla loro posizione di privilegio ci chiedono, anzi, ci vorrebbero costringere a sacrifici ciclici che portano per fasi successive alla umiliazione dell’intero 90% della popolazione. Qui  si gioca il destino degli italiani la cui sola colpa è quella di non aver capito che non bisogna seguire l’onda che copre la visuale, ma bisogna cavalcarla.

Cosa chiedere ai politici

Quanti sono disgustati del comportamento litigioso e del linguaggio scurrile dei nostri politici?
LA POPOLAZIONE,  I SINDACATI, LE ASSOCIAZIONI DEVONO PRETENDERE L’INVENTARIO ATTUALE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA E PATRIMONIALE DEL PAESE, QUELLA DELLE RISORSE UMANE, DELLE CONDIZIONI di vita DELLA GENTE CHE LAVORA e soprattutto che nessuna manovra deve prevedere l’impoverimento del Paese con la svendita dei suoi beni.

Si sono venduti l’energia, i trasporti, gli acquedotti, gli immobili, le strade e adesso si vendono pure la Madre. Un paese che vende le terre agricole pubbliche rinuncia definitivamente al proprio autosostentamento.

Progettare per il futuro

Non è con la vendita ma con una progettazione sana e lungimirante di valorizzazione del patrimonio che si costruisce un’economia sana e si protegge il territorio da devastanti speculazioni.
Un paese che vende le terre agricole pubbliche è un paese che rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare, è un paese che mette con prepotenza l’interesse privato al di sopra del bene comune, è un paese che non saprà come raccontare ai propri figli che si è venduto la terra in nome del bilancio finanziario.
La vendita delle terre dello stato deve essere fermata!
Ridiscutiamo, invece, le modalità di gestione delle terre agricole di proprietà degli enti pubblici!
Occorre ricercare i comportamenti e i modi per progettare una via da percorrere uniti per il bene comune e per la costruzione di una società equa e solidale.

(I link, i sottotitoli e i grassetti sono a cura della Redazione) 

Articoli correlati