Input your search keywords and press Enter.

Terra Futura: il mondo non può prescindere dalla tutela dell’ambiente

Si conclude con un’affluenza di oltre 94 mila visitatori Terra Futura, la kermesse di Fortezza da Basso a Firenze che guarda alle prassi di sostenibilità diffuse in Italia e nel mondo.

Il logo della manifestazione

Tra convegni e seminari, momenti di animazione e laboratori dedicati a grandi e piccoli, si è parlato dell’ambiente e della sua tutela. Vengono promossi l’impiego di energie rinnovabili e la realizzazione di case con arredi ecocompatibili, magari abitate da chi ama il biologico ed è contro gli sprechi di cibo, beve acqua pubblica, opta per un turismo responsabile e preferisce il riciclo al consumo smodato. Un mondo utopico? Forse, ma è bene parlarne laddove sono le nostre scelte a condizionare il futuro e il benessere del pianeta. Gli interventi nel corso della manifestazione convergono essenzialmente verso un unico punto: ambiti distanti e lontanissimi non smettono di interagire tra di loro alla ricerca di un equilibrio, che invece troppo spesso tarda ad arrivare.

L’ottava edizione di Terra Futura è partita proprio dal tema della “cura dei beni comuni”, dal rispetto verso l’ambiente, elemento di primo piano nel problema della lotta alla povertà. «Dobbiamo infatti iniziare da ciò che si può rigenerare, ossia dagli ecosistemi – ha sottolineato l’economista Gunter Pauli -. Se non difendiamo il suolo per la coltivazione non c’è produzione di cibo, dunque c’è povertà». Posizione analoga condivisa dalla fisica indiana Vandana Shiva: «L’interconnessione della natura è fondamento della sostenibilità ed è la base di una società giusta e democratica. Viviamo in tempi strani, assistiamo alla privatizzazione della natura e delle risorse naturali».

Un momento dell'intervento di Alex Zanotelli a "Terra Futura"

E proprio uno dei temi più scottanti è quello dell’acqua, tra i beni comuni a rischio-mercificazione. A perorare la causa referendaria per l’acqua pubblica in prima linea è il missionario comboniano Alex Zanotelli: «La privatizzazione è per me una bestemmia. Quello italiano è il primo Parlamento in Europa, e forse al mondo, ad aver fatto una cosa simile». Ed entrando nel merito del referendum in programma il 12 e 13 giungo prossimi: «Noi parliamo di democrazia, ma ormai non decidiamo più nulla. Se riusciamo a liberare l’acqua dal mercato e dal profitto, c’è una speranza di recuperare anche tutti gli altri beni comuni. Ecco perché diventa vitale votare per questo referendum». Oltre il tiro alla fune tra pubblico e privato in Italia vi è la mancanza di risorse idriche in tanti Paesi del mondo. Un esempio di lotta per il diritto all’acqua viene dato dal monsignor Luis Infanti De La Mora, rappresentante del Consiglio per la difesa della Patagonia, che ha di recente partecipato all’assemblea degli azionisti Enel per opporsi al progetto di cinque dighe e chiedere la restituzione ai cileni dei “diritti di sfruttamento” dell’acqua.

In totale nel mondo ben 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e, secondo le previsioni dell’Onu, si arriverà a 3 miliardi tra qualche anno anche per colpa del surriscaldamento globale. Infatti, tra i problemi più pressanti per il globo, vi sono i cambiamenti climatici e il rischio desertificazione. Un’emergenza ambientale che si evolve repentinamente e minaccia circa un miliardo di persone in 110 Paesi: questa, nei prossimi anni, rischia di essere la causa di spostamento per 135 milioni di persone, secondo le Nazioni Unite. Nel solo 2010 sono 40 milioni i cosidetti ecoprofughi costretti a fuggire dalle terre natìe ormai inabitabili. Il dossier di Legambiente “Profughi ambientali: cambiamento climatico e migrazioni forzate” conferma un triste primato per i paesi a Sud del mondo, da cui proviene l’80% dei profughi ambientali.

Ecoprofughi: il mondo è minacciato da cambiamenti climatici e desertificazione

L’ambiente che si ribella provoca – non ultimo – anche il problema-fame. Così mentre nei paesi avanzati circa 1,3 milioni di tonnellate di cibo è gettato ogni anno nella spazzatura (dati Fao) nel Sud del mondo si muore per la sua mancanza. Ne parla anche Andrea Segré, preside della facoltà di agraria di Bologna e ideatore del progetto Last Minute Market, per il recupero a fini benefici dei beni alimentari e non, rimasti invenduti: «Bisogna ridurre la quantità di cibo (consumiamo 1200 calorie in più al giorno rispetto al necessario), mangiare meglio e valorizzare, con le scelte d’acquisto, i prodotti delle filiere produttive e distributive sostenibili». Il problema del diritto al cibo è però anche una questione finanziaria. Lo sottolinea Andrea Baranes, della Fondazione culturale responsabilità etica: «Oggi gli speculatori comprano, soprattutto grazie ai derivati, grano, mais, soia, materie prime, cibo, con l’idea di tenerli per guadagnare dall’aumento del valore dei loro prezzi, rendendoli instabili e volatili, creando quindi conseguenze devastanti per i contadini nei paesi nel sud del mondo e per i più poveri». Tra gli strumenti indicati dunque per contrastare i fenomeni speculativi vi è l’introduzione di «una minima tassazione sulle transazioni finanziarie». Le politiche restano alla base, dunque, ma anche le nostre scelte – quotidiane e politiche – possono fare la differenza.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *