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Termovalorizzatori & inceneritori: che succede in Lombardia?

In queste settimane è stato un susseguirsi di proteste contro gli inceneritori in Provincia di Milano. Da una parte Opera e i paesi vicini, che dicono no all’insediamento di un simile impianto, e dall’altra Trezzo e i comuni confinanti decisamente contrari a che l’attuale termovalorizzatore venga ampliato. Ci troviamo di fronte alla classica sindrome Nimby (acronimo inglese per Not in my back yard) oppure sindaci e cittadini hanno valide ragioni per dire no a queste inziative? Secondo il presidente di Amsa, l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti del capoluogo meneghino, non costruire un nuovo inceneritore significherebbe trovarsi tra un po’ nelle stesse condizioni che hanno flagellato la Campania qualche tempo fa. Per capire qualcosa di più abbiamo interpellato Andrea Gaiardelli, ex presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Milano e attuale rappresentante dell’esecutivo dei Verdi della Regione Lombardia.

Andrea Gaiardelli, referente dei Verdi nell'esecutivo della regione Lombardia

Andrea Gaiardelli, referente dei Verdi nell'esecutivo della regione Lombardia

Veniamo subito al nocciolo della questione, serve davvero un nuovo inceneritore a Milano?

«Il problema non andrebbe affrontato da questo verso, perché l’inceneritore, in una politica di gestione dei rifiuti, rappresenta l’ultimo o, meglio, il penultimo anello della catena. All’ultimo posto metterei le discariche»

Quindi come dovremmo affrontare la questione?

«Il PPGR (Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti, ndr) approvato dalla Provincia nel novembre del 2008, faceva una valutazione complessiva del fabbisogno impiantistico, sulla base di quelle che erano le indicazioni della Regione. Certo a una prima lettura del documento, dove si legge che la quota eccedente da smaltire è di 607mila tonnellate all’anno, giustificherebbe l’esigenza di un nuovo impianto. Tuttavia occorre fare delle precisazioni».

 

alcune immagini della  protesta dei cittadini di Trezzo, Grezzago, Vaprio e Pozzo contro il raddoppio dell'inceneritore di Trezzo

alcune immagini della protesta dei cittadini di Trezzo, Grezzago, Vaprio e Pozzo contro il raddoppio dell'inceneritore di Trezzo

Ovvero?

«Di queste tonnellate eccedenti 200mila sono quelle considerate come quota di margine eventuale per gestire un’emergenza, mentre altre 200mila sono i fanghi da depurazione. Ne resterebbero poco più di 200mila quale quota di produzione realmente eccedente, ma il Piano ha previsto un potenziamento dell’impiantistica esistente, alla quale deve essere unita un incremento della raccolta differenziata».

Infatti attualmente il livello di tale procedura nella città di Milano è piuttosto basso; si viaggia attorno al 35%, rispetto a una media provinciale del 50%. Forse occorrerebbe più impegno da parte del capoluogo?

«Ritengo, e lo stesso Piano lo prevede in maniera realistica, che su questo fronte esista un ampio margine di manovra sul quale lavorare, anche perché non penso che i cittadini di Milano siano meno capaci di comportamenti virtuosi come quelli dei loro vicini. Quindi pensare a un incremento del 10% di raccolta differenziata, così come prevede il documento di Palazzo Isimbardi, è del tutto realistico da qui a 5 anni».

Forse occorre un ripensamento nelle politiche di gestione dei rifiuti?

«Sicuramente la politica deve fare di più, non possiamo pensare che possa essere il mercato a regolamentare una delicata materia come questa, tanto più che lo smaltimento attraverso gli inceneritori, oltre ai problemi per l’ambiente e la salute, non consente dei reali vantaggi economici per i Comuni».

le immagini della protesta

le immagini della protestastriscioni contro il raddoppio dell'inceneritore di Trezzo

<p>striscioni contro il raddoppio dell'inceneritore di Trezzo</p>

striscioni contro il raddoppio dell'inceneritore di Trezzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ossia?

«Differenziare i rifiuti consente di recuperare materie da vendere ai consorzi di recupero, così le Amministrazioni locali possono disporre di risorse in grado di abbattere i costi di smaltimento».

Insomma questo inceneritore non s’ha da fare…

«Esatto, tanto più che si possono anche impiegare tecnologie come il Trattamento Meccanico Biologico, che consentono di recuperare ulteriormente materie. Ma dovremmo insistere di più perché la produzione di rifiuti venga abbattuta a monte, già nel processo produttivo».

Come?

«Attraverso l’eliminazione di tutta una serie di elementi come gli imballaggi, ad esempio, che alla fine servono solo a produrre solo rifiuti».

Andare verso l’obbiettivo  Zero Waste non è poi così utopico allora?

«Magari azzerare completamente la produzione di rifiuti non è attualmente possibile, contenerla significativamente già oggi è fattibile».

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