Task force, incontri, consigli e progetti: la Puglia studia le ricette per non sprecare il PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

E’ uno degli acronimi più diffusi negli ultimi tempi. Ed è destinato a diventare sempre più familiare: è il PNRR, il Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Un Piano che si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro, costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica

Anche la Puglia, ovviamente, trarrà beneficio da questo Piano che in troppi, però, vedono semplicemente come un Bancomat, senza analizzare qualità e potenzialità dei progetti. Eppure di soldi per agire (bene) ce ne saranno eccome in Regione:  ammontano a 2 miliardi e 631 milioni di euro, infatti, i fondi per il momento destinati alla Puglia.

Due miliardi serviranno a finanziare infrastrutture di trasporto, mobilità sostenibile, rinnovo del parco bus e treni, edilizia residenziale, interventi sui porti e le Zone economiche speciali. Gli altri 631 milioni di euro andranno invece a potenziare il sistema sanitario regionale. E ancora,  vanno aggiunti i fondi ripartiti per progetti relativi a transizione verde, istruzione e ricerca.

I progetti

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza –
I progetti del ministero

Bari, ovviamente, reciterà un ruolo da protagonista: è già prevista, ad esempio, la riorganizzazione del nodo ferroviario del capoluogo e anche la realizzazione del sistema BRT, Bus Rapid Transit, con quattro nuove linee, 60 km quasi tutti in sede riservata, 89 fermate, bus elettrici. E ancora,  40 milioni di euro per un intervento sulla strada camionale di collegamento tra l’Autostrada A14 e il porto di Bari.

E proprio la città metropolitana di Bari si è mossa per analizzare il “parco progetti” da finanziare con il PNRR. Incontri indispensabili per non farsi trovare impreparati. Perché il rischio di sprecare un’occasione epocale c’è. E allora in cinque incontri sono stati chiamati a raccolta i Sindaci metropolitani e lo staff di assistenza tecnica, istituito dall’Ente per sopperire alla carenza di figure tecniche segnalate da diversi Comuni del territorio, soprattutto da quelli più piccoli.

La collaborazione

In sostanza, serve chi capisca. Un modus operandi che la Città metropolitana ha avviato da tempo nella predisposizione del Piano strategico metropolitano 2020-2030 che consiste in un’intesa attività di coordinamento con tutti i Comuni metropolitani incentrata sui principi di co-pianificazione, co-progettazione, condivisione e partecipazione.  Lo staff di progettazione a supporto dei progetti del PNRR è costituito dal personale degli uffici tecnici già incardinati nell’Ente, dallo Staff di Pianificazione strategica coadiuvato dai 12 giovani ricercatori selezionati dall’Università degli Studi e dal Politecnico di Bari per conto della Città metropolitana al fine di contribuire alla redazione del Piano strategico metropolitano 2020-2030, a cui si aggiungeranno cinque professionalità di profilo tecnico e gestionale.

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I fondi

L’incontro “Italiadomani – Dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”

Uno staff non basterà. E’ necessario, infatti, un lavoro di coordinamento da parte delle regioni e un grande impegno per mettere insieme a questi fondi supplementari tutti i finanziamenti che erano già in corso. E sarà indispensabile spiegare che i rubinetti dei finanziamenti non restano aperti senza controindicazioni: «Non sarà un’impresa facile spiegare ai cittadini italiani a cosa serve il PNRR del quale tutti parlano, come se si trattasse di una ricetta miracolosa. In realtà – ha evidenziato il presidente della Regione, Michele Emiliano – sono danari in parte a fondo perduto, in parte un prestito che l’Unione europea fa all’Italia per accelerare la ripresa economica e per aumentare la nostra capacità di resistenza alle conseguenze del Covid».

Come a dire: nessun regalo. Anzi, l’impegno a liberare una serie di risorse che possono essere spese con maggiore calma e che erano già a finanziamento di molte opere che in Puglia si stanno realizzando, per poter finire queste opere con i soldi del PNRR e utilizzare le risorse liberate.

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Partenariato tra Enti, la gestione del governo con l’ausilio delle Regioni e il confronto con i Comuni.  Ed è ai sindaci pugliesi che la Sigea, la Società italiana di geologia ambientale, ha inviato una lettera con alcune osservazioni tendenti a migliorare i progetti, in essere e/o già presenti, per essere inviati e ammessi al finanziamento nell’ambito del PNRR nelle sedi regionali e locali.

Il territorio a rischio

Dalla Sigea sottolineano la “fragilità” del territorio in cui sono concentrate molte criticità geologico-territoriali-ambientali, una importante e frequente attività sismica anche distruttiva, in alcune aree abitate e un’erosione costiera massiva lungo le migliaia di chilometri di coste, oltre a fenomeni di dissesto idrogeologico.

Il territorio pugliese, in particolare – denunciano -, “presenta una serie di caratteristiche geologichesubdole’ e spesso poco riconoscibili e difficili da individuare in quanto fortemente mascherate”. In Puglia lo scheletro regionale carbonatico “antico”, quasi ovunque è ricoperto da rocce sabbioso-argillose recenti, su cui normalmente insistono le strutture e infrastrutture antropiche.

SIGEA: Serve una task force

Da osservatori privilegiati per conoscenza e competenza “da anni – lamentano i geologi di Sigea – ci chiediamo se gli amministratori locali conoscono l’assenza di professionalità geologico-tecnico-ambientali nelle strutture pubbliche che dovrebbero proporre, valutare, seguire la realizzazione, monitorare le opere utili allo sviluppo ecocompatibile del territorio.  Dai livelli comunali, a quello della Città Metropolitana, a quelli Regionali, i tecnici che conoscono le dinamiche geologiche, idrogeologiche e geomorfologiche del territorio e dell’ambiente, attualmente in organico, sono pochissime”.

Da qui, l’idea di “costituire una task-force al alto contenuto tecnico il cui compito consista nell’analizzare le progettazioni già pronte, suggerendo le misure o gli approfondimenti necessari da effettuare ai fini di ridurre i tempi di approvazione dei progetti da parte degli organi preposti ed evitare eventuali ‘fermi’ sino a possibili bocciature di progetti non contenenti un’analisi dettagliata dei i rischi naturali e ambientali”.

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